Auto ed elettrodomestici: i bonus non bastano a rilanciare l’industria

Si può perseguire una politica industriale efficace servendosi solo di misure basate sui bonus? Molti economisti risponderebbero di no, soprattutto alla luce degli sviluppi più recenti nei settori dell’auto e degli elettrodomestici, dove gli interventi di sostegno alla domanda non hanno prodotto un rafforzamento della capacità produttiva nazionale.

Il caso degli elettrodomestici

La misura era stata prevista nella legge di bilancio a fine 2024 ma ha richiesto quasi un anno per la definizione dei decreti attuativi: il ritardo ha generato un effetto attesa che ha in parte paralizzato il mercato nei mesi precedenti.

Al momento dell’apertura delle domande, durante il click day, quarantaotto milioni di euro sono stati impegnati in meno di dieci ore e circa 550mila famiglie si sono prenotate, pur non avendo ancora la certezza di accedere al contributo.

Si è trattato di una vera scossa per l’industria nazionale? È difficile sostenerlo. Tra i 30 marchi partecipanti alla campagna, salvo rare eccezioni, la produzione ha base all’estero, anche se spesso nell’ambito della Unione europea. Le analisi emerse dai tavoli di crisi mostrano un ritiro produttivo dal territorio italiano in questo segmento (come evidenziato dall’esempio di Beko), e indicano un declino del tessuto manifatturiero che non è stato contrastato da politiche industriali strutturali.

Gli incentivi per le auto

Nel comparto automobilistico è accaduto qualcosa di analogo: tra il 22 e il 23 ottobre un plafond di 595 milioni di euro destinato alle auto elettriche è stato esaurito in meno di 24 ore.

Più in generale, campagne simili per i contributi all’acquisto di veicoli industriali (con 25 milioni disponibili) e interventi precedenti per le auto elettriche (200 milioni lanciati a metà del 2024) si sono concluse in tempi brevissimi, senza però tradursi in un rafforzamento significativo della filiera nazionale.

Il risultato per l’industria domestica è stato in larga misura impercettibile: i produttori asiatici rimangono i principali beneficiari di questi incentivi, mentre la concorrenza di modelli made in Italy o made in Europe fatica a farsi strada. Oggi l’indotto di Stellantis mostra segnali di sofferenza e diverse aziende rischiano di essere coinvolte nei tavoli di crisi gestiti dal ministero delle Imprese e del made in Italy.

Perché i bonus da soli non bastano

I meccanismi basati esclusivamente su incentivi alla domanda presentano limiti strutturali. In primo luogo, generano una perdita di valore aggiunto quando i beni acquistati sono prodotti all’estero: la domanda si soddisfa, ma non si rafforzano le catene del valore interne.

In secondo luogo, ritardi amministrativi e tempistiche imprevedibili (ad esempio nell’emanazione dei decreti attuativi) creano distorsioni e fenomeni di attesa che comprimono l’attività economica prima dell’erogazione del beneficio. Infine, senza collegare la domanda agli investimenti produttivi e all’innovazione, gli incentivi diventano una soluzione temporanea e visibile sul breve periodo, ma inefficace sul piano della politica industriale a medio-lungo termine.

Strumenti necessari per un’efficace politica industriale

Per orientare le risorse pubbliche verso un reale rilancio produttivo è necessario affiancare ai bonus misure mirate sul lato dell’offerta: finanziamenti per la ricerca e sviluppo, incentivi alla modernizzazione degli impianti, formazione tecnica e politiche energetiche che riducano il costo dell’energia per l’industria.

Strumenti di politica industriale efficaci possono includere programmi di cofinanziamento per progetti strategici, meccanismi di sostegno alla localizzazione di intere filiere produttive, condizioni di accesso ai contributi legate a clausole di produzione nazionale e una più intensa azione coordinata con la Unione europea (ad esempio mediante strumenti come i progetti di interesse comune) per sfruttare spazi di aiuto pubblico compatibili con le regole comunitarie.

Inoltre, la leva degli appalti pubblici e degli acquisti verdi può essere utilizzata per creare mercati di sbocco preferenziali per prodotti realizzati in loco, sostenendo la domanda ma con vincoli che favoriscano la produzione nazionale e pratiche sostenibili.

In conclusione, i bonus restano uno strumento utile per stimolare consumi e innovazione di prodotto nel breve termine, ma non possono sostituire una strategia industriale organica. Serve un mix di interventi strutturali, coerenti nel tempo e coordinati tra istituzioni nazionali e comunitarie, per ricostruire capacità produttive e valore aggiunto sul territorio.



Author: Tony
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