Kenya lancia l’allarme: nessun vasp autorizzato mentre bancomat bitcoin spuntano nei centri commerciali
- 19 Novembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Negli ultimi giorni sono emersi sportelli per l’acquisto istantaneo di criptovalute in diversi centri commerciali di Nairobi, pochi giorni dopo l’entrata in vigore della prima normativa organica sulle attività virtuali in Kenya. La presenza di questi dispositivi rappresenta un test immediato per le autorità di vigilanza, che sostengono di non avere ancora autorizzato alcun operatore a svolgere tali servizi.
Le macchine, contrassegnate con il marchio Bankless Bitcoin, sono state collocate vicino ai tradizionali punti di servizio bancario e offrono conversione da contanti a criptovalute. Si tratta di un fenomeno che porta l’infrastruttura crypto in spazi commerciali frequentati dal grande pubblico, mettendo sotto i riflettori le sfide operative e regolamentari.
Non è la prima volta che il paese registra installazioni di distributori per Bitcoin: tentativi precedenti, avvenuti alcuni anni fa, avevano visto una diffusione molto limitata e l’adozione non era riuscita a raggiungere i principali punti vendita al dettaglio. Secondo un database internazionale di monitoraggio dei bit-ATM, al momento risultano segnalate appena due installazioni distribuite nel territorio nazionale.
Quadro normativo e autorità competenti
All’inizio di novembre 2025 è entrata in vigore la Legge sui Fornitori di Servizi di Attività Virtuali del 2025, il primo sistema formale di autorizzazione rivolto a operatori di wallet, exchange, custodian e piattaforme correlate. Il provvedimento assegna responsabilità differenti alle autorità nazionali: il monitoraggio delle funzioni di pagamento e di custodia è affidato alla Central Bank of Kenya (nota come CBK), mentre la regolazione delle attività di investimento e di negoziazione rientra nella competenza della Capital Markets Authority (indicata come CMA).
Tuttavia, i regolamenti attuativi necessari per avviare il processo di rilascio delle licenze non sono ancora stati pubblicati, condizione che rende difficile la piena applicazione del nuovo regime autorizzatorio.
Central Bank of Kenya e Capital Markets Authority hanno dichiarato:
“Attualmente CBK e CMA non hanno concesso licenze a fornitori di servizi di attività virtuali ai sensi della legge per operare in o dal Kenya.”
Le due autorità hanno inoltre avvertito che qualsiasi società che dichiari di essere autorizzata sta operando illegalmente. Il Ministero del Tesoro nazionale è al lavoro per predisporre i regolamenti che determineranno i tempi e le condizioni per l’avvio formale delle procedure di licenza.
Contrasto tra infrastrutture visibili e azione di vigilanza
La coesistenza di sportelli pubblici per l’acquisto di criptovalute e di un apparato regolamentare non ancora operativo crea un divario evidente tra la diffusione di servizi sul territorio e la capacità degli enti di controllo di verificare la conformità. Questo solleva interrogativi sulla capacità di applicare sanzioni, sulla tracciabilità delle transazioni e sulla protezione dei consumatori.
Per le autorità la priorità sarà completare il quadro regolamentare e attivare meccanismi di supervisione chiari, mentre per gli operatori e gli utenti rimangono in sospeso questioni relative all’identità degli esercenti, al rispetto delle norme antiriciclaggio e alla sicurezza dei fondi.
Uso diffuso del Bitcoin in comunità a basso reddito
La comparsa di sportelli nei centri commerciali di fascia alta contrasta con l’uso consolidato delle criptovalute in quartieri a basso reddito, dove il Bitcoin è impiegato come alternativa ai servizi bancari tradizionali. In aree informali, la valuta digitale è spesso utilizzata per preservare valore e facilitare trasferimenti economici in assenza di documentazione o conto corrente.
Ronnie Mdawida, cofondatore di AfriBit Africa, ha affermato:
“Con il Bitcoin, i residenti possono conservare valore senza documenti bancari: è una forma di libertà finanziaria per persone che vivono con un dollaro al giorno.”
Questa dinamica mette in evidenza un paradosso: mentre le criptovalute possono aumentare l’inclusione finanziaria in contesti svantaggiati, la mancanza di regole operative chiare espone gli utenti a rischi di frode, perdita di fondi e utilizzo improprio delle infrastrutture da parte di operatori non autorizzati.
Implicazioni e possibili sviluppi
Per ridurre l’incertezza e tutelare i consumatori, le istituzioni dovranno accelerare l’adozione dei regolamenti esecutivi, definire requisiti stringenti per le licenze e predisporre programmi informativi rivolti al pubblico. Controlli periodici sugli sportelli e collaborazioni con le forze dell’ordine potrebbero ridurre il rischio di attività illecite.
Dal punto di vista economico e sociale, l’evoluzione del settore dipenderà dalla capacità delle autorità di bilanciare l’innovazione con la necessità di trasparenza, stabilità finanziaria e tutela degli utenti, nonché dalla prontezza degli operatori a rispettare le regole non appena queste verranno formalizzate.