Sciopero all’ex Ilva da mercoledì: sindacati accusano mancanza di responsabilità, governo apre al confronto ma esclude estendere la Cig
- 18 Novembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Le organizzazioni sindacali hanno proclamato uno sciopero di 24 ore a partire da domani, con assemblee nei luoghi di lavoro, al termine dell’incontro sull’ex Ilva tenutosi a Palazzo Chigi. La decisione nasce dall’esito negativo del confronto con il Governo e dalle preoccupazioni dei rappresentanti dei lavoratori sul piano industriale presentato.
Rocco Palombella ha dichiarato:
“Abbiamo rotto, abbiamo dichiarato 24 ore di sciopero a partire da domani, con assemblee. Perché i nostri dubbi sono diventate certezze. È un disastro.”
Secondo il segretario generale della Uilm, le modifiche al piano sarebbero tali da rendere inevitabile la chiusura dello stabilimento e denunciano una mancanza di responsabilità da parte delle istituzioni e dell’Esecutivo. I sindacati contestano in particolare la previsione di aree messe “a freddo”, interpretata come una possibile fase iniziale di cessazione dell’attività produttiva.
Ferdinando Uliano ha dichiarato:
“Il piano porta alla chiusura dell’ex Ilva. È mancato il senso di responsabilità delle istituzioni e del governo.”
Il segretario generale della Fim ha aggiunto che il piano industriale discusso e condiviso in precedenza con i commissari e con il Governo non è più riconoscibile nel nuovo bando, che appare invece come un ridimensionamento complessivo. I sindacati sottolineano l’assenza di potenziali acquirenti attualmente pronti a rilevare l’asset, e hanno ribadito la richiesta che, se si tratta di un bene strategico, sia lo stesso Governo a farsi carico del ruolo d’impresa o a garantirne la tutela industriale e occupazionale.
Nota del Governo
Il Governo ha diffuso una nota ufficiale in cui chiarisce che non sarà disposta un’ulteriore estensione della Cassa integrazione, accogliendo così la principale richiesta sollevata dai sindacati nel precedente tavolo. In alternativa, il Governo propone percorsi di formazione per i lavoratori, compresi coloro già in Cassa integrazione, mirati ad acquisire competenze necessarie per la produzione di acciaio con le nuove tecnologie green.
La nota specifica inoltre la volontà dell’Esecutivo di concentrare le risorse sulla manutenzione degli impianti per mettere in sicurezza i lavoratori e, nel medio termine, aumentare la capacità produttiva. Il Governo ha fatto infine il punto sulle trattative per la vendita del Gruppo e ha dichiarato la disponibilità a proseguire il confronto con le parti sociali.
La misura della Cassa integrazione costituisce uno strumento di sostegno salariale temporaneo per lavoratori in situazione di sospensione dell’attività: la proposta di trasformare parte degli interventi in azioni formative è pensata per favorire la riqualificazione verso processi produttivi a minor impatto ambientale. Tuttavia, i sindacati ritengono che senza garanzie su investimenti e compratori concreti il rischio occupazionale rimanga elevato.
Prospettive e impatto politico
Lo scontro aperto tra sindacati e Governo avrà ricadute sia sul piano industriale sia su quello politico. Uno sciopero di 24 ore può interrompere la produzione e pesare sulle filiere dell’acciaio e dell’indotto, aumentando la pressione per trovare soluzioni rapide. Sul fronte istituzionale si profila la necessità di chiarire tempi, modalità di cessione e garanzie occupazionali, e di definire se l’asset debba essere considerato strategico a tutela dell’occupazione e della sicurezza energetica-industriale.
Nei prossimi giorni sono attese assemblee dei lavoratori, ulteriori mobilitazioni e la prosecuzione del confronto tra le parti. Le decisioni successive, sia sul piano di vendita che sulle misure di accompagnamento (manutenzione, formazione, eventuali interventi pubblici), saranno determinanti per il futuro produttivo dello stabilimento.