Maxi ammortamenti: come cambiano le regole dal 2026
- 16 Novembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
I fondi destinati alTransizione 4.0 e alle residue dotazioni del piano precedente Transizione 5.0 risultano ormai esauriti, mettendo a rischio la continuità di alcuni incentivi fiscali per l’innovazione: sono a rischio i crediti d’imposta per gli investimenti innovativi e il credito d’imposta per la formazione. La possibilità di recupero delle agevolazioni sembra ora riposta nel nuovo programma di maxi-ammortamenti, che dovrebbe entrare in vigore nel 2026.
Le associazioni d’impresa segnalano scarsa chiarezza nelle scelte governative e criticano i cambiamenti normativi intervenuti durante l’attuazione, che hanno penalizzato aziende che avevano già avviato o programmato investimenti basandosi su regole poi mutate. Alla base del disordine c’è, in prima battuta, l’esaurimento del plafond di 2,5 miliardi di euro previsto per Transizione 5.0, concordato con la Commissione Ue nell’ambito della rimodulazione del PNRR.
Il caos su Transizione 5.0
Dall’7 novembre le imprese possono comunque continuare a prenotare i crediti d’imposta attraverso il portale del Gse, ma al momento ricevono un avviso di indisponibilità delle risorse e i progetti finiscono in “lista d’attesa”: accederanno al beneficio solo in caso di rinunce o di riduzioni degli investimenti presentati da chi ha già acquisito il diritto.
Per ricostruire il quadro: il PNRR aveva previsto un plafond complessivo di 6,3 miliardi di euro per gli investimenti effettuati nel 2024 e nel 2025 secondo le regole del piano Transizione 5.0 (circa 6,23 miliardi destinati alle agevolazioni e la restante parte alla gestione). Nella fase iniziale, tuttavia, il tiraggio degli incentivi è stato inferiore alle attese, inducendo il governo a rivedere l’impegno e a riallocare parte delle risorse verso altri capitoli.
Nei mesi scorsi è stato deciso di bloccare l’accesso agli incentivi a quota 2,5 miliardi, destinando i restanti 3,8 miliardi a copertura di altre misure. Questa scelta, adottata a pochi mesi dalla naturale scadenza del piano, ha determinato un forte disorientamento tra molte imprese che avevano avviato investimenti confidando in semplificazioni e nella possibilità di registrarsi successivamente.
Il flusso di prenotazioni registrato dall’7 novembre ha mostrato un picco di progetti che molte aziende — anche su consiglio dei consulenti — intendevano presentare entro fine anno: si è così superata quota 3,5 miliardi complessivi, oltre 1 miliardo oltre il vincolo concordato con la Commissione Ue. Ciò obbligherà il governo a valutare recuperi di risorse ulteriori, in sostanza tornando sulla decisione di definanziare la misura per non incorrere in sforamenti rispetto agli obiettivi del PNRR.
La questione sarà affrontata nel corso dell’incontro convocato per martedì 18 novembre dal ministero delle Imprese e del made in Italy con le associazioni imprenditoriali, dove saranno esaminate possibili soluzioni operative per evitare danni alla programmazione degli investimenti e per garantire certezza normativa.
Stop a Transizione 4.0
La notizia dell’esaurimento delle risorse per Transizione 5.0 ha spinto molte aziende a ripiegare sul vecchio schema Transizione 4.0, meno generoso in termini di aliquote ma ancora operativo, determinando un rapido esaurimento anche dei fondi residui previsti per il 2025, pari a 2,2 miliardi.
Il piano Transizione 4.0 prevede crediti d’imposta a favore degli investimenti per l’acquisto o il leasing di beni strumentali funzionali ai processi di innovazione digitale. Si differenzia dal successivo Transizione 5.0, che utilizza risorse europee del PNRR e include obiettivi aggiuntivi legati al risparmio energetico conseguibile attraverso i progetti finanziati.
Secondo il Mimit, resta comunque possibile presentare prenotazioni per il Transizione 4.0 fino alla fine dell’anno: in caso di nuovi posti liberati da rinunce o progetti annullati, le domande potranno essere soddisfatte. Parallelamente, il Mimit ha riallocato i 3,8 miliardi sottratti a Transizione 5.0 proprio sul capitolo Transizione 4.0, destinandoli a coprire investimenti “vecchi” relativi ai periodi d’imposta 2023, 2024 e 2025.
In commissione Bilancio al Senato sono stati presentati emendamenti da parte di Fratelli d’Italia e Forza Italia per utilizzare parte dei residui anche per nuovi investimenti agevolati con il 4.0 realizzati tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2026. Al momento, tuttavia, questa ipotesi non ha ricevuto l’avallo formale dei ministeri competenti, che pesano gli effetti sui vincoli di finanza pubblica e sugli impegni europei.
Il quadro attuale solleva questioni di trasparenza regolamentare e di certezza per gli investitori: rimane essenziale un coordinamento tra governo, amministrazioni competenti e interlocutori europei per definire linee d’intervento stabili, evitare impatti reputazionali sulle imprese e preservare gli obiettivi di innovazione e transizione energetica perseguiti dai programmi sostitutivi.