Riuscirà il trading delle criptovalute a risollevarsi dopo il tracollo di liquidità di ottobre?

I mercati delle criptovalute possono sembrare più tranquilli dopo la cancellazione delle posizioni con leva avvenuta in ottobre, ma sotto la superficie la liquidità resta assente. Dall’analisi dei dati di mercato emerge che la profondità dei libri d’ordine sulle principali piattaforme centralizzate è rimasta strutturalmente più bassa, indicando un ambiente di market-making più prudente in vista della chiusura dell’anno.

Liquidità scomparsa

La cascata di liquidazioni di ottobre ha eliminato miliardi di posizioni aperte in poche ore e ha innescato un altro fenomeno, più sottile ma più duraturo: un esodo della liquidità di deposito verso l’esterno dei mercati centralizzati. L’effetto è particolarmente evidente sui due asset che fungono da ancore del mercato.

I dati mostrano che, a inizio ottobre e poco prima del washout, la profondità cumulata di Bitcoin a una variazione del 1% rispetto al prezzo medio si attestava vicino ai 20 milioni di dollari sui principali exchange; entro l’11 novembre la stessa misura era scesa a circa 14 milioni, una riduzione di quasi un terzo.

La profondità a una forbice più stretta dello 0,5% è passata da quasi 15,5 milioni a poco meno di 10 milioni, mentre quella su un intervallo più ampio del 5% è diminuita da oltre 40 milioni a poco sotto i 30 milioni. La profondità di mercato è la metrica che indica quanto capitale servirebbe per spostare il prezzo di una certa percentuale, tenendo conto degli ordini limite presenti nel libro. Un libro sottile scoraggia operazioni di volume più elevato per l’effetto di slippage.

Effetti su Ether

Ether ha mostrato un andamento quasi parallelo. All’inizio di ottobre la profondità a 1% rispetto al mid-price era poco sopra gli 8 milioni di dollari, mentre all’inizio di novembre era scesa a poco meno di 6 milioni. Anche le bande più strette e più ampie hanno registrato cali significativi, modificando la struttura di mercato su più livelli.

Questa mancata ripresa della profondità per BTC e ETH non sembra un fatto temporaneo legato al calendario: i dati indicano una riduzione media della profondità che persiste, suggerendo una ridistribuzione intenzionale dell’impegno dei market maker e l’emergere di un nuovo livello base di liquidità più basso sulle piattaforme centralizzate.

Impatto sulle strategie e sugli operatori

La minore profondità non riguarda soltanto i trader direzionali con posizioni long o short, ma influisce anche su hedge fund delta-neutral e su operatori di volatilità. Le società delta-neutral che sfruttano arbitraggi sui funding rate vedono la dimensione delle operazioni ridotta per limiti di liquidità, con conseguente erosione dei margini.

Le strategie di volatilità, come la costruzione di straddle con opzioni, possono registrare risultati disomogenei: la scarsa liquidità aumenta la probabilità di movimenti violenti dei prezzi, condizione favorevole a chi detiene sia call sia put con stesso strike e scadenza, ma rischiosa per posizioni che richiedono esecuzioni di hedging su larga scala.

Ripresa degli altcoin, ma non al livello precedente

Il confronto tra BTC/ETH e i principali altcoin mette in luce due regimi di liquidità differenti. Un paniere composto da SOL, XRP, ATOM e ENS ha subito un collasso ancora più profondo durante il washout di ottobre: la profondità a 1% è scesa da circa 2,5 milioni a circa 1,3 milioni in una sola notte.

Successivamente il gruppo di altcoin ha mostrato una ripresa tecnica rapida, con market maker che hanno ripristinato gli ordini non appena la volatilità si è ridotta. Tuttavia la liquidità non è tornata ai livelli di inizio ottobre: la profondità nella banda dell’1% resta di circa 1 milione di dollari sotto il valore precedente al washout, e gli intervalli più ampi mostrano una riparazione parziale senza completa restituzione.

Questa divergenza suggerisce che sugli altcoin il collasso è stato in gran parte di natura emotiva e di panico, richiedendo un rientro aggressivo dei market maker quando le condizioni si sono normalizzate, mentre su Bitcoin e Ether la ritirata è apparsa più graduale e strategica.

Clima macro e flussi istituzionali

La ripresa dell’impegno delle controparti è stata ostacolata anche dal contesto macroeconomico. I flussi netti verso prodotti d’investimento in asset digitali hanno mostrato uscite significative in alcune settimane di ottobre/novembre, incluse importanti rimozioni di capitale da ETF legati al Bitcoin. Una parte consistente di questi deflussi è partita dagli Stati Uniti, riflettendo la sensibilità dei flussi istituzionali alle comunicazioni della Federal Reserve circa i tassi di interesse.

Quando l’incertezza macro cresce, i market maker tendono a ridurre gli stock in portafoglio, allargare gli spread e limitare la dimensione degli ordini esposti. La persistenza dei deflussi dagli ETF, l’ambiguità sulle decisioni di politica monetaria e la mancanza di catalizzatori fondamentali robusti hanno alimentato un atteggiamento difensivo tra i fornitori di liquidità.

Quali conseguenze per i prezzi

La conseguenza pratica di una profondità ridotta è una maggiore fragilità dei mercati rispetto a quanto suggeriscano i soli grafici dei prezzi. In termini semplici: con meno ordine limite in book serve molto meno capitale per spostare i mercati spot in entrambe le direzioni. Operazioni rilevanti da parte di fondi, desk di arbitraggio o intermediari di ETF possono avere impatti sproporzionati, mentre anche eventi macro ordinari, come un dato CPI inatteso o un cambiamento nel tono della Federal Reserve, rischiano di generare reazioni di prezzo amplificate.

Una liquidità ridotta aumenta anche la vulnerabilità a nuove catene di liquidazione: se l’open interest dovesse ricostruirsi rapidamente, l’assenza di un libro d’ordine denso aumenterebbe le probabilità che shock relativamente piccoli inneschino vendite forzate a catena. Allo stesso tempo, in uno scenario più favorevole, la carenza di ordini di supporto può alimentare movimenti rialzisti esplosivi se l’appetito per il rischio torna improvvisamente.

Scenario e prospettive

I dati mostrano che la liquidazione di ottobre ha fatto più che chiudere posizioni sovraleveraggiate: ha rimodellato la struttura della liquidità del mercato in modo che non si è ancora completamente dissolto. Bitcoin e Ether appaiono inseriti in un nuovo regime di liquidità più sottile; gli altcoin si sono ripresi più rapidamente ma restano lontani dai livelli di inizio ottobre.

Con l’avvicinarsi della fine dell’anno, i mercati delle criptovalute si trovano in una posizione più delicata rispetto a quanto fosse in ottobre. Resta da vedere se questo vuoto di liquidità sarà un capitolo breve o una caratteristica duratura della fase successiva del mercato: per il momento il gap persiste e operatori e investitori si muovono con cautela.