Il Dipartimento di Giustizia Usa dà la caccia alla macchina di denaro illecito della Corea del Nord e sequestra altre criptovalute
- 14 Novembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha annunciato una serie di condanne collegate a operazioni che avrebbero favorito la Corea del Nord nell’inserimento di lavoratori informatici fraudolenti nel mercato del lavoro statunitense e, parallelamente, ha sequestrato criptovalute ritenute provenire da furti informatici internazionali.
Condanne e modalità operative
Cinque persone hanno patteggiato la propria colpevolezza per aver aiutato il regime nordcoreano a collocare falsi dipendenti IT in posizioni lavorative negli Stati Uniti, ad acquisire identità statunitensi rubate e a mascherare la provenienza geografica di tali lavoratori, che in alcuni casi hanno ricevuto stipendi da decine di aziende americane.
Le indagini, condotte con il contributo dell’FBI, individuano una rete strutturata il cui scopo sarebbe stato aggirare le sanzioni internazionali e generare entrate in criptovaluta a sostegno del programma statale nordcoreano.
Roman Rozhavsky ha dichiarato:
“Le inchieste continuano a dimostrare la campagna implacabile del governo della Corea del Nord per eludere le sanzioni statunitensi e raccogliere milioni di dollari destinati a finanziare il regime autoritario e i suoi programmi militari.”
Sequestri di criptovalute e gruppi coinvolti
Le autorità hanno inoltre proceduto al sequestro di ingenti asset in criptovaluta. Nella recente azione sono stati sequestrati ulteriori 15 milioni di dollari in Tether (USDT) ritenuti originare da reti legate alla Corea del Nord, connessi a quelli che gli investigatori identificano come furti informatici attribuiti al gruppo noto come Advanced Persistent Threat 38.
Questo gruppo è stato segnalato dalle autorità come presumibilmente collegato a strutture militari nordcoreane e accusato di avere compiuto attacchi informatici mirati a piattaforme di scambio e portafogli digitali per sottrarre fondi.
Azioni contro le truffe organizzate
Nello stesso periodo il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti e altre agenzie federali hanno costituito una Scam Center Strike Force per colpire i centri operativi delle cosiddette truffe “pig-butchering”, spesso concentrate nel Sud-est asiatico e gestite da organizzazioni criminali cinesi.
Nel corso di tali attività sono stati sequestrati altri 80 milioni di dollari ritenuti provento di frodi; secondo quanto comunicato dalle autorità, una parte delle somme confiscate sarà destinata a risarcire le vittime identificate.
Destino delle risorse sequestrate e questioni legislative
Non è ancora definito in che misura le criptovalute sequestrate confluiranno nelle riserve che l’amministrazione guidata da President Donald Trump aveva proposto di istituire. L’idea prevede la creazione di una riserva strategica di bitcoin per trattenere i BTC ottenuti tramite confische penali e civili e la costituzione di una riserva separata per le altre attività digitali.
Funzionari coinvolti nella pianificazione hanno indicato che potrebbe essere necessario un atto del Congresso per formalizzare tali riserve e definire regole chiare sulla gestione, la custodia e l’impiego dei beni digitali confiscati.
Aspetti legali, cooperazione internazionale e impatto sul settore
Le confische di beni digitali avvengono attraverso strumenti di sequestro penale e civile previsti dalla normativa statunitense; il procedimento coinvolge più uffici investigativi e, quando necessario, la cooperazione con autorità straniere per tracciare e recuperare fondi trasferiti oltre confine.
Per le piattaforme di criptovalute e le aziende che impiegano lavoratori da remoto, queste inchieste evidenziano la necessità di rafforzare le procedure di KYC (know your customer) e i controlli contro il riciclaggio (AML), oltre a implementare verifiche più rigorose sull’origine dei dipendenti e sui flussi finanziari.
A livello politico e regolamentare, i casi sottolineano il delicato equilibrio tra tutela della sicurezza nazionale, protezione dei consumatori e gestione degli asset digitali da parte dello Stato, aspetti che potrebbero spingere verso un inasprimento delle norme o verso nuove forme di coordinamento internazionale.