Istat: speranza di vita in buona salute crolla a 58,1 anni, ma si vive più a lungo della media Ue
- 14 Novembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Nel 2024 la aspettativa di vita in buona salute in Italia scende a 58,1 anni, rispetto ai 59,1 del 2023 e ai 58,6 del 2019; al contempo l’aspettativa di vita alla nascita raggiunge un nuovo massimo pari a 83,4 anni (85,5 per le donne e 81,4 per gli uomini), valore stabile rispetto all’anno precedente e superiore a quello del 2014 (82,6).
I dati sono stati raccolti e analizzati nel Rapporto BES 2024 pubblicato da ISTAT, che confronta indicatori di salute, benessere e sostenibilità sociale. Nel quadro europeo, l’Italia supera di oltre due anni la media dei 27 Paesi della UE in termini di aspettativa di vita alla nascita, un vantaggio che però convive con segnali di fragilità sul versante della salute funzionale e mentale.
Patologie croniche e limitazioni funzionali negli anziani
Nel 2024 quasi la metà delle persone con più di 74 anni presenta patologie croniche o limitazioni gravi nelle attività quotidiane: la quota è del 48,9%, praticamente stabile rispetto al 2023, ma leggermente inferiore al 51,9% rilevato nel 2014. Questo profilo demografico evidenzia una diffusione significativa della cronicità nella popolazione più anziana, con conseguenze dirette sui bisogni di assistenza e di servizi socio-sanitari a lungo termine.
Nel gruppo di età 20-64 anni, la mortalità per tumori nel 2022 è stata di 7,6 decessi ogni 10mila residenti, con tassi più elevati tra gli uomini (8,0) rispetto alle donne (7,1). Il dato segnala una tendenza al miglioramento rispetto al 2012 (9,5), con una riduzione più marcata tra i maschi e un progressivo contenimento del divario di genere, passato da 2,4 punti nel 2012 a 0,9 nel 2022.
Salute mentale
L’indice di salute mentale (MH) per la popolazione di 14 anni e oltre si attesta nel 2024 a 68,7 punti. Vi è una differenza di genere: le donne riportano un valore medio inferiore (66,5) rispetto agli uomini (70,9). Tra i giovani si osserva un peggioramento rispetto al 2016, con l’indicatore che scende da 73,4 a 71,8; la diminuzione è più marcata tra le ragazze (da 70,8 a 68,5).
Dal punto di vista della mortalità, le demenze e le malattie del sistema nervoso tra gli over 64 mostrano un aumento: nel 2022 si registrano 35,3 decessi ogni 10mila residenti (35,5 tra gli uomini e 34,5 tra le donne), in crescita rispetto ai 29,9 del 2012. L’incremento riflette sia l’invecchiamento della popolazione sia una maggiore rilevazione diagnostica e certificativa di queste patologie.
Fumo, consumo di alcol e rischio tra i giovani
I comportamenti a rischio rilevati nel 2024 mostrano una ripresa del fumo: il 20,5% delle persone di 14 anni e più fuma, in lieve aumento rispetto al 19,9% del 2023 e in crescita più marcata rispetto al 18,7% del 2019. Il fenomeno è più presente tra gli uomini (23,8%) rispetto alle donne (17,4%), anche se il divario di genere si è ridotto nel tempo (da 9,1 punti nel 2014 a 6,4 nel 2024).
Per il consumo di alcol a rischio, la percentuale di persone di 14 anni e più è pari al 16% nel 2024, valore che dopo le oscillazioni tra il 2020 e il 2022 torna a livelli analoghi al 2014 (15,9%). Anche in questo caso si osserva una forte differenza di genere: il fenomeno è più diffuso tra gli uomini (22,5%) rispetto alle donne (9,7%), ma il divario si sta progressivamente riducendo (da 15,1 punti nel 2014 a 12,8 nel 2024).
La mortalità per incidenti stradali tra i giovani di 15-34 anni resta contenuta (0,6 decessi per 10mila residenti nel 2024), stabile rispetto all’anno precedente, con una marcata predominanza maschile (1,0 per 10mila contro 0,2 per le donne).
Sedentarietà e stili di vita
La sedentarietà rimane una sfida rilevante per la salute pubblica, poiché aumenta il rischio di malattie cardiovascolari, diabete e disabilità funzionale negli anziani. Sebbene il rapporto non sempre fornisca un’unica misura aggregata aggiornata per tutti gli anni, le informazioni disponibili indicano che la promozione dell’attività fisica, l’accessibilità di spazi urbani sicuri e politiche di prevenzione a livello territoriale sono elementi chiave per ridurre il carico di malattia a lungo termine.
Implicazioni istituzionali e politiche
I risultati del Rapporto BES 2024 sollevano alcune responsabilità per le istituzioni nazionali e locali: è necessario rafforzare la prevenzione primaria, integrare i servizi di assistenza agli anziani e potenziare la rete territoriale e le cure primarie per gestire la cronicità. Il contenimento del fumo e dei consumi alcolici a rischio richiede campagne mirate, interventi di contrasto e azioni intersettoriali su scuole, luoghi di lavoro e spazi urbani.
Dal punto di vista socio-economico, l’invecchiamento con livelli elevati di cronicità comporta pressioni crescenti su sistemi pensionistici, servizi di assistenza domiciliare e strutture di ricovero. Un approccio sostenibile richiede politiche che contemperino l’efficienza dei servizi con la garanzia di equità territoriale e continuità assistenziale.
I dati offerti da ISTAT rappresentano uno strumento fondamentale per orientare decisioni di programmazione sanitaria e investimenti pubblici: monitorare l’evoluzione di questi indicatori negli anni a venire sarà essenziale per valutare l’efficacia delle misure adottate e per adattare le politiche di salute pubblica alle esigenze demografiche e sociali del paese.