Tg1 leader, informazione tv in calo del 20% dal 2021

Il Tg1 rimane il punto di riferimento informativo serale per gli italiani, con quasi 4,6 milioni di spettatori medi alle ore 20 e una crescita annua di circa +2,6%, secondo i dati dell’Agcom sull’Osservatorio delle Comunicazioni.

Dal rapporto emergono due tendenze principali: una positiva, legata al tempo complessivo dedicato alla visione dei telegiornali, e una meno favorevole, che attesta una progressiva riduzione della platea complessiva rispetto agli anni precedenti.

Nel confronto annuo le ore dedicate ai principali telegiornali sono aumentate: nella fascia serale il tempo complessivo è salito dello 0,5% raggiungendo circa 268 milioni di ore, mentre nella fascia diurna (12:00–14:30) si registra un +1,4% per un totale di circa 201 milioni di ore. Tuttavia, se si considera il confronto con il 2021 la platea risulta sensibilmente ridotta: –19,9% per i telegiornali serali e –20,3% per le edizioni del giorno.

Le edizioni serali dei Tg

I dati sull’informazione televisiva premiano l’ammiraglia di Rai 1, il Tg1, che conserva la leadership. Al secondo posto si colloca il Tg5 con circa 3,4 milioni di spettatori (variazione annua –7,1%, –23,5% sul 2021), seguito dal TgR con circa 2,2 milioni (-2,2% annuo, –27,3% sul 2021) e dal Tg3 con circa 1,7 milioni (-1,4% annuo, –25,4% sul 2021).

Registrano dinamiche differenti le edizioni delle emittenti nazionali minori: il Tg di La7 mostra una crescita annua (+7,6%) e un progresso anche sul medio periodo (+6,3% a cinque anni), mentre il Tg2 si attesta intorno a 1,9 milioni con un calo annuo di –9,1% e una flessione più marcata rispetto al 2021. Inoltre, il Tg4 e lo Studio Aperto di Italia 1 evidenziano recuperi percentuali rispetto al periodo precedente, pur restando sotto i livelli di ascolto degli anni precedenti.

I Tg del giorno

All’ora di pranzo lo scenario è analogo: il Tg1 delle 13:30 guida la graduatoria con circa 3,3 milioni di spettatori (+2,4%), seguito dal Tg5 che si conferma sopra i 2,7 milioni (-2,9%).

Il TgR, trasmesso su Rai 3, supera i 2,1 milioni (-1,3%), mentre il Tg2 si attesta intorno a 1,4 milioni (-8,7%). Tra le testate con tendenze opposte, lo Studio Aperto supera leggermente il milione di spettatori (+3,1%), mentre il Tg4 e il TgLa7 delle 13:30 fanno registrare progressi significativi, rispettivamente con guadagni di oltre il +22% e del +19,1%.

La flessione dell’audience Tv

Osservando un orizzonte temporale più ampio, il quadro è comunque dominato dai cali: nel primo semestre del 2025 gli ascolti medi giornalieri complessivi risultano in diminuzione di circa il 2% rispetto al 2024 e del 16,6% rispetto al 2021. In prima serata il pubblico medio è sceso da circa 23,9 a 19,7 milioni (-17,9%).

Nonostante il calo generalizzato, Rai mantiene il primato con una media di circa 7,7 milioni di spettatori e una quota di share intorno al 38,9%, seguita da Mediaset con circa 6,8 milioni e il 34,7% di share. Tra le poche eccezioni positive, Rai1 cresce fino al 24,5% di share e la rete La7 segna un incremento di circa il +5,9%.

Queste tendenze riflettono trasformazioni profonde nelle abitudini di fruizione: la frammentazione dei pubblici dovuta alla crescita delle piattaforme digitali, la diffusione dei social media e la maggiore offerta on demand riducono il carattere collettivo del “rito televisivo” serale. Per le emittenti e per il sistema dell’informazione ciò comporta sfide sul piano dell’adeguamento dei formati editoriali, della misurazione degli ascolti su più piattaforme e della sostenibilità economica legata agli introiti pubblicitari.

L’Agcom, come autorità di regolamentazione, monitora questi fenomeni per orientare le politiche di mercato e valutare l’impatto sul pluralismo informativo: la diminuzione degli ascolti televisivi tradizionali solleva infatti questioni di rilevanza istituzionale, poiché la televisione rimane uno strumento centrale per la formazione dell’opinione pubblica e per la comunicazione politica.



Author: Tony
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