Hunter Biden avverte di un possibile evento di estinzione di massa negli Stati Uniti: l’intelligenza artificiale potrebbe eliminare 3,5 milioni di posti di lavoro in tutto il paese

Hunter Biden lancia un monito sul futuro del lavoro negli Stati Uniti: l’adozione rapida dell’intelligenza artificiale nelle attività commerciali potrebbe provocare perdite occupazionali di massa, con effetti economici e sociali rilevanti.

Hunter Biden said:

“Ho incontrato il proprietario di alcune franchigie di fast food: il suo McDonald’s dava lavoro a 55 persone. Ha investito tutto nell’AI — circa 2 milioni di dollari per punto vendita — e ora impiega solo cinque persone; i margini sono aumentati e l’investimento si ammortizza in meno di 18 mesi.”

Nella sua ricostruzione, Biden ha sottolineato l’impatto in scala: una riduzione di personale simile in migliaia di ristoranti avrebbe conseguenze occupazionali di ampia portata.

Hunter Biden said:

“Pensateci: ci sono circa 13.500 punti McDonald’s negli Stati Uniti. Se ognuno scendesse da 55 a 5 dipendenti — 50 posti persi in media — sono 670.000 posti di lavoro in meno. E questo riguarda solo McDonald’s.”

Scala del fenomeno nel settore del fast food

L’esempio evocato mette in luce un meccanismo già in atto: l’automazione e i sistemi basati su intelligenza artificiale possono ridurre significativamente il personale necessario nelle attività con processi ripetitivi. Se la tecnologia venisse adottata in modo massiccio da grandi catene — come Burger King, Wendy’s o Taco Bell — l’effetto cumulato potrebbe travolgere un segmento che occupa milioni di lavoratori.

Secondo i dati istituzionali più recenti citati a livello pubblico, il numero di lavoratori impiegati in servizi di vendita al banco e ristorazione veloce supera i tre milioni e mezzo. Una sostituzione significativa di forza lavoro con soluzioni tecnologiche provocherebbe non solo disoccupazione, ma anche ripercussioni su redditi, consumi locali e stabilità di interi territori.

Riflessioni politiche e proposte di mitigazione

Di fronte allo scenario prospettato da Biden, il dibattito pubblico si concentra su possibili risposte: regolamentazione dell’adozione dell’AI, programmi di riqualificazione professionale e strumenti di protezione sociale per chi perde il lavoro. Tra le proposte più discusse vi è il concetto di reddito di base universale, concepito per garantire un sostegno monetario stabile a tutti i cittadini indipendentemente dall’occupazione.

Sam Altman said:

“Non lo so, e non lo sa nessun altro.”

La citazione del CEO di OpenAI sintetizza l’incertezza: anche i protagonisti della tecnologia ammettono che i percorsi di adattamento sociale e le soluzioni politiche efficaci sono ancora da definire. Chi contesta il reddito di base segnala rischi come la possibile riduzione della partecipazione al lavoro, pressioni inflazionistiche e difficoltà politiche nell’implementazione su larga scala.

Strumenti finanziari per fronteggiare l’incertezza

In periodi di cambiamento tecnologico e incertezza occupazionale molti investitori cercano asset che generino reddito passivo o che offrano protezione patrimoniale. Tra questi, l’immobiliare continua a essere considerato un veicolo per ottenere flussi di cassa ricorrenti tramite affitti e come copertura dall’inflazione, poiché i valori degli immobili e i canoni tendono a salire con il costo della vita.

Negli ultimi anni sono nate soluzioni che permettono di accedere al mercato immobiliare senza dover acquistare un intero immobile: veicoli di investimento collettivi e piattaforme di gestione propongono quote frazionate di proprietà in portafogli selezionati. Queste soluzioni possono ridurre la barriera d’ingresso, delegare la gestione operativa e offrire rendimenti periodici, pur comportando rischi legati al mercato immobiliare e alla selezione degli asset.

Per chi preferisce il segmento commerciale, gli investimenti in immobili locati a marchi della grande distribuzione o a fornitori di servizi essenziali possono offrire contratti di locazione a lungo termine e trasferire alcune spese operative al conduttore, secondo formule contrattuali diffuse in certi mercati.

L’oro, il ruolo nei portafogli difensivi

Quando l’incertezza aumenta, una parte degli investitori converte una quota del portafoglio in beni rifugio come l’oro. A differenza delle valute fiat, l’oro non è emesso a piacimento e non dipende da un singolo sistema monetario, ragioni che ne hanno storicamente sostenuto il prezzo in momenti di crisi.

Ray Dalio said:

“In genere le persone non detengono abbastanza oro nei propri portafogli. Quando arrivano i tempi difficili, l’oro è un diversificatore molto efficace.”

Strumenti pensionistici o conti specifici possono consentire di includere in un portafoglio esposizione a metalli preziosi con vantaggi fiscali a seconda della giurisdizione; tali scelte richiedono però consulenza professionale per valutarne l’idoneità.

L’arte e gli investimenti alternativi

L’arte rimane un mercato con offerta limitata e bassa correlazione rispetto a titoli e obbligazioni, caratteristiche che ne hanno fatto un rifugio per patrimoni importanti. Grandi collezioni sono state battute all’asta per cifre rilevanti, a testimonianza della domanda per opere di rilievo.

Negli ultimi anni sono emerse piattaforme che consentono l’accesso frazionato a opere di pregio, rendendo possibile per investitori non ultra‑ricchi partecipare al mercato. Queste soluzioni semplificano l’acquisto e la gestione, ma presentano anch’esse rischi specifici: valutazioni illiquide, costi di transazione e dipendenza dall’andamento del mercato dell’arte.

Conclusioni e scenari possibili

Il monito sulla possibilità di un evento di “estinzione di massa” occupazionale legato all’intelligenza artificiale solleva questioni complesse: impatti tecnologici, scelte aziendali, responsabilità pubbliche e scelte individuali di risparmio e investimento. La trasformazione non è necessariamente negativa nel lungo periodo — potrebbe accelerare innovazioni e nuove opportunità — ma richiede politiche pubbliche attive per accompagnare la transizione e ridurre i costi sociali.

Per i singoli, la strategia prudente consiste nel diversificare: formazione continua per restare competitivi, creazione di riserve finanziarie e valutazione attenta di strumenti d’investimento che generino reddito passivo o offrano protezione del capitale. Per le istituzioni, invece, il compito sarà definire regole, incentivi e programmi di tutela che mitigano gli effetti negativi e favoriscano una transizione equa verso il nuovo paradigma tecnologico.