Brasile, Guyana e Argentina guidano la prossima ondata di produzione petrolifera al di fuori dell’OPEC
- 10 Novembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Borse, Mercati
Secondo un’analisi della consulenza energetica, il petrolio offshore di Brasile, Guyana, Suriname e il giacimento non convenzionale Vaca Muerta in Argentina rappresenteranno fonti chiave di offerta non appartenente a OPEC+ a basso costo fino al 2030.
La stessa analisi prevede che la domanda globale di liquidi raggiungerà il picco negli anni ’30 a circa 107 milioni di barili al giorno (bpd), si stabilizzerà al di sopra dei 100 milioni bpd durante gli anni ’40 e poi scenderà fino a circa 75 milioni bpd entro il 2050.
Proiezioni della domanda e ruolo del non-OPEC+
Nel quadro delineato dall’analisi, la produzione dei paesi non appartenenti a OPEC+ sarà determinante per riequilibrare il mercato globale, con il petrolio a basso costo del Sud America che contribuirà a compensare una crescita più lenta dello shale negli Stati Uniti.
Gli sviluppi attualmente in corso nei giacimenti convenzionali dovrebbero apportare circa 5,9 milioni bpd di nuova capacità entro il 2030, una quota che corrisponde a quasi il 60% del totale delle nuove capacità convenzionali in sviluppo. Di questo incremento, il Sud America è stimato fornire circa 560.000 bpd di greggio e condensati, mentre il Nord America contribuirebbe con circa 480.000 bpd.
Il rapporto segnala inoltre che la produzione dei pozzi oggi in attività è destinata a contrarsi rapidamente, rafforzando la necessità di investimenti persistenti sia nei campi maturi sia in quelli di nuova scoperta per sostenere l’offerta a medio termine.
Radhika Bansal ha avvertito:
“I pozzi attualmente in produzione sono destinati a fornire meno della metà della loro produzione attuale entro il 2030, una tendenza che richiede investimenti continuativi nei campi nuovi e maturi. Rischi ‘above-surface’ potrebbero inoltre provocare ritardi nei calendari dei progetti.”
Il ruolo del Brasile e dei giacimenti pre-salt
Brasile emerge come una delle principali fonti di crescita produttiva grazie ai suoi giacimenti offshore ultra-deepwater nel bacino pre-salt, caratterizzati da costi di break-even relativamente bassi rispetto ad altre aree deepwater.
Negli ultimi anni sono stati predisposti investimenti significativi e diverse nuove unità di produzione galleggiante, di tipo FPSO (Floating Production Storage and Offloading), erano programmate per entrare in servizio. La produzione offshore rappresenta una componente essenziale dell’economia energetica nazionale, con campi come Lula e Búzios in prima linea nello sviluppo produttivo.
Il campo Lula è uno dei progetti più rilevanti del paese, con riserve stimate miste in miliardi di barili equivalente, mentre il campo Búzios ha raggiunto un picco produttivo record che ha contribuito a nuove soglie di produzione nazionale. Nonostante i successi tecnici, il settore affronta sfide regolamentari e infrastrutturali che richiedono attenzione per mantenere il ritmo degli sviluppi.
Crescita rapida in Guyana e prospettive future
La produzione in Guyana è aumentata rapidamente negli ultimi anni, trainata dai progetti nel blocco Stabroek guidati da ExxonMobil. L’entrata in servizio di ulteriori unità di produzione galleggiante ha spinto la produzione verso livelli di rilievo regionale.
Con l’avvio di nuovi sviluppi, la produzione nazionale ha superato i livelli di diverse centinaia di migliaia di barili al giorno e le proiezioni indicano ulteriori aumenti man mano che nuove facility entrano a regime. A regime, alcuni progetti ambiscono a portare la produzione nazionale oltre il milione di barili al giorno, trasformando il Paese in uno dei produttori più intensi pro capite al mondo.
Vaca Muerta, petrolio non convenzionale e crescente ruolo del gas
Il complesso di Vaca Muerta ha registrato un’accelerazione produttiva significativa, con incrementi anno su anno nell’ordine del 26% che hanno portato la produzione oltre i 447.000 bpd, diventando la principale fonte della produzione complessiva di Argentina.
Si tratta di uno dei giacimenti non convenzionali più estesi al mondo, con riserve tecnicamente recuperabili stimate in decine di miliardi di barili. L’afflusso di capitali ha ridotto i costi di sollevamento nelle aree principali e migliorato la produttività, ma la velocità di crescita è stata talvolta frenata da limitazioni nella capacità di trasporto e di esportazione.
Investimenti e fiducia degli operatori sono fattori critici: alcune aziende internazionali hanno riaffermato la loro presenza nell’area, mentre acquisizioni e partnership locali hanno rincarato l’attenzione su opportunità e rischi del bacino.
Tuttavia, il focus del bacino si sta gradualmente spostando anche verso il gas: la produzione di gas secco ha mostrato una crescita robusta, contribuendo a porre le basi per una strategia di esportazione più ampia.
Rystad Energy ha osservato:
“L’Argentina sta perseguendo una strategia nazionale di esportazione di GNL ambiziosa e articolata in più fasi, che potrebbe rendere il Paese un attore centrale nell’offerta globale di gas, con impatti rilevanti sui mercati e sulla geopolitica energetica.”
Implicazioni strategiche e necessità di investimenti
Nel complesso, lo scenario delineato sottolinea come la capacità dei paesi extra-OPEC+ di colmare il gap produttivo dipenderà da investimenti continui, da una gestione efficace dei rischi operativi e da miglioramenti infrastrutturali per la raccolta e l’esportazione delle risorse.
L’afflusso di petrolio competitivo dal Sud America potrà mitigare parte della minore accelerazione dello shale statunitense, ma permessi, logistica, finanziamenti e questioni ambientali e sociali possono creare ritardi significativi nei piani di sviluppo. Per questi motivi, la resilienza dell’offerta a medio termine resta strettamente legata a decisioni politiche, condizioni del mercato finanziario e capacità di risolvere i colli di bottiglia infrastrutturali.
In termini geopolitici, un aumento sostenuto dell’offerta da Brasile, Guyana, Suriname e Argentina potrebbe modificare flussi commerciali, influenzare prezzi e ridisegnare equilibri energetici regionali, sottolineando l’importanza di politiche energetiche chiare e di strumenti istituzionali che favoriscano investimenti stabili e responsabili.