Imprenditori familiari: per quattro su dieci la transizione alla nuova generazione è a rischio
- 7 Novembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
La transizione generazionale rappresenta una sfida cruciale per molte imprese familiari, sia per la continuità del progetto imprenditoriale sia per la trasmissione di valori, competenze e responsabilità. Una ricerca condotta da Nexta Società Benefit, avviata a giugno 2025 e realizzata fino a ottobre, ha analizzato questo tema coinvolgendo 45 famiglie imprenditoriali, prevalentemente localizzate in Lombardia e Veneto, con presenze significative anche in Emilia-Romagna, Toscana e Puglia.
Il sondaggio mette in luce una diffusa preoccupazione: il 39% degli imprenditori intervistati ritiene probabile che nessun membro della generazione successiva entri in azienda; il 22% prevede la presenza di una o più persone (tra uno e tre), mentre il 20% stima che saranno coinvolti tra tre e cinque membri della nuova generazione.
Il campione
Il campione include realtà eterogenee: il 30% delle imprese supera i 100 milioni di euro di fatturato e i settori rappresentati vanno dall’agroalimentare alla manifattura, dall’impiantistica ai comparti chimico-tessili e alle attività più innovative. Tra gli intervistati prevalgono imprenditori di seconda, terza e fino alla quinta generazione, mentre circa il 20% appartiene a imprese di prima generazione in fase di consolidamento e strutturazione.
Mauro Puppo, presidente del Cda e amministratore delegato di Nexta Società Benefit, ha spiegato:
“La tendenza che emerge è verso un progressivo passaggio da decisioni prese esclusivamente all’interno della famiglia a modelli di governance più aperti e professionali, dove fiducia, trasparenza e confronto tra generazioni diventano leve decisive per la continuità dell’impresa. Questi modelli di governance strutturata nascono spesso all’interno dell’impresa familiare e si estendono poi alle scelte della famiglia imprenditoriale nel suo complesso.”
Dialogo intergenerazionale e conflitti
Dalla ricerca emerge un rafforzamento del dialogo intergenerazionale nei processi decisionali relativi al patrimonio familiare, sebbene permangano segnali di fragilità. Il 26% degli imprenditori coinvolge l’intero nucleo familiare nelle riunioni sulle strategie patrimoniali, il 28% convoca invece solo i membri più anziani e il 36% prende le decisioni in via personale.
Per le deliberazioni che riguardano l’impresa, il 22% afferma che l’intera famiglia decide attraverso incontri formali; il 29% si affida a un consiglio di amministrazione a maggioranza familiare; il 17% a un Cda a maggioranza non familiare; il 27% vede l’imprenditore decidere personalmente, mentre nel 5% dei casi la responsabilità è attribuita a un amministratore delegato esterno.
Sul fronte dei conflitti, il 44% dichiara di non aver affrontato apertamente le tensioni interne, lasciando il tema latente; il 26% intende prevenire le controversie attraverso il confronto; il 16% ha vissuto conflitti che sono poi stati risolti in modo definitivo; il 5% ammette di trovarsi attualmente in una fase di gestione di tensioni familiari.
Prospettive di crescita: acquisizioni, fondi e dismissioni
Le imprese familiari coinvolte nella ricerca stanno vivendo una fase di riflessione strategica: da un lato la volontà di consolidare i risultati, dall’altro la consapevolezza che la crescita è spesso necessaria per garantire la sostenibilità economica nel lungo periodo. In questo contesto il 34% degli intervistati guarda con interesse a operazioni di acquisizione per integrare o rafforzare il business.
Riguardo all’ingresso di capitali esterni, un quarto del campione non esclude l’ipotesi di far entrare fondi di investimento: nel 15% dei casi si penserebbe a quote di minoranza, nel 10% a quote di maggioranza. Il 15% considera la cessione totale dell’attività come un’opzione percorribile per preservare valore e stabilità familiare, mentre il 24% preferisce mantenere l’attuale assetto e valutare l’evolversi del contesto economico.
Queste scelte hanno implicazioni dirette sulla governance, sul controllo familiare e sugli equilibri tra obiettivi economici e identità imprenditoriale. L’ingresso di investitori o la stipula di accordi di partnership richiedono strumenti di governance chiari e competenze manageriali per salvaguardare il progetto imprenditoriale nel tempo.
Il ruolo dei consulenti
La ricerca rileva opinioni differenziate sull’utilità dei professionisti esterni: il 22% li giudica non necessari, mentre la maggioranza ritiene il loro apporto utile o addirittura indispensabile per facilitare processi complessi legati a successione, governance e strategia.
In una domanda a risposta multipla, gli intervistati hanno indicato i principali ambiti in cui il consulente è considerato rilevante: agevolare il confronto tra familiari (41%), definire identità e valori della famiglia (37%), strutturare l’assetto societario (32%), ottimizzare gli aspetti fiscali (24%) e predisporre un patto di famiglia (10%).
Quanto all’esperienza concreta, il 58% del campione non si è ancora avvalso di consulenti, il 24% segnala un impatto positivo dall’intervento professionale e il 10% lo considera decisivo. L’analisi suggerisce che un supporto esterno qualificato può contribuire a gestire la complessità del passaggio generazionale, a strutturare la governance e a ridurre il rischio di conflitti, favorendo così la continuità e la resilienza dell’impresa familiare.