Manovra, Istat: taglio irpef dà in media 230 euro a 14 milioni di contribuenti
- 6 Novembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
La relazione dell’Istat, presentata dal presidente Francesco Maria Chelli durante l’audizione alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, valuta l’impatto sulla manovra di diverse misure: la maggiorazione degli ammortamenti per beni strumentali ad alto contenuto tecnologico (nota come iper-ammortamento), le modifiche al calcolo dell’Isee e l’estensione del Bonus mamme.
Iper-ammortamento: benefici concentrati e perdita per incapienza
La relazione segnala che l’agevolazione sugli ammortamenti riguarda una quota limitata di imprese e che una parte consistente del vantaggio fiscale non viene utilizzata a causa dell’incapienza fiscale.
Francesco Maria Chelli ha precisato:
“Le imprese beneficiarie della maggiorazione degli ammortamenti per beni strumentali ad alto contenuto tecnologico rappresentano circa il 3,8% delle società considerate. Una quota significativa dell’agevolazione è persa per incapienza, circa il 45%, soprattutto per le imprese appartenenti alla manifattura, le imprese indipendenti, quelle del Nord e le imprese finanziariamente fragili”.
Con «incapienza» si intende la situazione in cui il credito d’imposta o la deduzione non può essere sfruttata pienamente perché il reddito imponibile dell’impresa non è sufficiente a usarla per intero. Questo fenomeno è più frequente tra le imprese di dimensione minore, quelle con margini ridotti o con problemi di equilibrio finanziario.
Dal punto di vista politico ed economico, l’effetto è che una misura pensata per favorire l’innovazione tecnologica può risultare inefficace per una porzione significativa del tessuto produttivo se non è accompagnata da interventi che ne facilitino l’utilizzo, come strumenti di compensazione o meccanismi di cessione del credito più accessibili per le imprese fragili.
Modifiche all’Isee e distribuzione dei benefici
La relazione analizza anche l’effetto delle modifiche al calcolo dell’Isee, mostrando un impatto diffuso ma con una distribuzione del vantaggio non concentrata esclusivamente sui nuclei più poveri.
Francesco Maria Chelli ha riferito:
“Nel complesso le modifiche al calcolo dell’Isee comportano un beneficio medio annuo di 145 euro per circa 2,3 milioni di famiglie (8,6% delle famiglie residenti)”.
Secondo l’Istat, l’effetto medio è più consistente per le famiglie con redditi più bassi, ma queste non costituiscono la maggioranza dei beneficiari complessivi, poiché molte erano già in condizione di accedere ai trasferimenti prima delle modifiche.
Francesco Maria Chelli ha aggiunto:
“Dal punto di vista distributivo, il beneficio medio è più elevato per le famiglie più povere (263 euro, determinando una variazione media sul reddito familiare del 2,2%)”.
Nonostante il maggior vantaggio percentuale per le famiglie più fragili, la relazione evidenzia che la platea complessiva di famiglie avvantaggiate si colloca in larga parte nei quintili centrali della distribuzione del reddito familiare equivalente.
Francesco Maria Chelli ha osservato:
“Quasi il 70% delle famiglie avvantaggiate dalle modifiche si collocano nei quinti centrali (terzo e quarto) della distribuzione del reddito familiare equivalente”.
Questo dato implica che, sebbene le modifiche all’Isee migliorino la condizione di molte famiglie, l’effetto redistributivo netto è moderato e concentrato principalmente sui ceti medi piuttosto che esclusivamente sulle fasce più deboli.
Estensione del Bonus mamme: platea e impatto finanziario
La manovra eleva il Bonus mamme a 60 euro mensili; la stima dell’Istat definisce la platea potenziale e il costo stimato della misura.
La misura riguarda le lavoratrici dipendenti e autonome madri di due figli con il più piccolo minore di 10 anni e le lavoratrici con contratto a tempo determinato o autonome madri di tre o più figli con il figlio più piccolo minore di 18 anni. Stimando un’adesione completa, circa 865.000 lavoratrici potrebbero beneficiare dell’incremento, corrispondente a un quarto delle lavoratrici con figli (in totale circa 3,5 milioni).
Con un tasso di utilizzo del 100% il beneficio medio annuo per beneficiaria risultarebbe di circa 660 euro (60 euro mensili moltiplicati per i mesi lavorati), con un costo complessivo stimato intorno ai 570 milioni di euro.
Secondo le stime presentate, le famiglie beneficiarie rappresenterebbero il 3,2% del totale delle famiglie residenti e il vantaggio determinerebbe, in media, una variazione del reddito familiare pari al 2,7%.
Tre quarti del beneficio complessivo andrebbe alle famiglie collocate nei quinti centrali della distribuzione del reddito. Il valore medio del beneficio aumenta con il reddito familiare equivalente — da circa 581 euro per il primo quinto fino a 700 euro per il quinto più elevato — soprattutto perché le lavoratrici delle famiglie a reddito più basso risultano impiegate per meno mesi nell’arco dell’anno.
Confrontando la misura con quanto previsto dal Decreto-Legge 95/2025, l’Istat stima per il 2026 un guadagno medio familiare aggiuntivo di circa 220 euro su base annua rispetto a quanto percepito nel 2025.
Dal punto di vista delle politiche pubbliche, l’analisi suggerisce che, pur avendo un costo fiscale non trascurabile, il Bonus mamme tende a favorire in termini assoluti famiglie dei ceti medi rispetto a un target esclusivamente concentrato sui nuclei più poveri. Valutazioni successive dovranno considerare anche l’effetto sull’occupazione femminile e la possibile complementarità con altri strumenti di sostegno alla genitorialità e alla conciliazione lavoro-famiglia.