Grandi ustioni, terapie d’avanguardia in pochi paesi Ue: gli altri restano indietro
- 6 Novembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Rogobete, il ministro coinvolto nel progetto, ha dichiarato che, una volta ultimati gli interventi previsti, la Romania potrà «ridurre del 95%» i trasferimenti di pazienti ustionati all’estero. Questa previsione è presentata come un passo importante verso l’autosufficienza nella gestione delle grandi ustioni, ma gli specialisti restano prudenti rispetto a una trasformazione così netta senza interventi strutturali e formativi paralleli.
Tra le voci critiche figura Monica Althamer, ex sottosegretaria alla Sanità e sopravvissuta alla tragedia del Colectiv, che ha sottolineato limiti persistenti nella capacità di cura nazionale e ha richiamato l’attenzione su cause sociali ed educative alla base degli incidenti.
Monica Althamer ha detto:
“La Romania non avrà mai abbastanza posti letto per il numero di ustionati che produce ogni anno.”
Monica Althamer ha aggiunto:
“Non si tratta solo di infrastrutture: servono investimenti seri in prevenzione, educazione pubblica e formazione dei medici. Ogni anno registriamo adolescenti folgorati sui treni per una foto o un video. È un fallimento culturale, non solo sanitario.”
Un confronto europeo
Guardando al contesto europeo emergono chiaramente modelli organizzativi molto diversi. Alcuni Paesi dispongono di reti consolidate e centri di riferimento per le grandi ustioni, capaci di gestire sia i casi nazionali che di ricevere pazienti dall’estero; altri faticano a dotarsi di capacità analoghe e dipendono da trasferimenti internazionali per i casi più complessi.
Austria: un modello centralizzato e avanzato
In Austria il principale centro per le grandi ustioni è inserito nell’ospedale generale di Vienna (AKH), considerato uno dei poli più avanzati d’Europa. Qui è attiva un’unità di terapia intensiva dedicata ai pazienti ustionati gravi con sei posti letto specifici, sostenuta da reparti specializzati anche a Graz e Innsbruck.
L’Austria non registra trasferimenti sistematici di propri pazienti all’estero: al contrario, è capace di accogliere casi da Paesi terzi, come avvenuto dopo l’incendio di Skopje nel marzo 2025, quando sei feriti sono stati curati tra Vienna e Graz.
Croazia: tecnologie e specializzazione regionale
In Croazia i casi più complessi vengono concentrati nel centro di riferimento di Zagabria, presso il KBC Sestre milosrdnice, dove è presente una banca dei tessuti in grado di coltivare pelle umana, una risorsa rara nella regione balcanica. Questa esperienza è maturata anche alla luce di eventi tragici come l’incidente di Kornati del 2007, che determinò la perdita di dodici vigili del fuoco e spinse a investire nella capacità di cura.
La rete croata prevede inoltre reparti pediatrici specializzati per gestire i bambini con ustioni gravi a livello nazionale, evitando così trasferimenti internazionali quando possibile.
Bulgaria: un centro nazionale a Sofia
La Bulgaria ha sviluppato un centro di riferimento presso il complesso ospedaliero Pirogov a Sofia, che gestisce oltre 3.000 pazienti all’anno. Il reparto dedicato alle ustioni dispone di 30 letti per adulti, 15 per bambini, sale operatorie attrezzate e un’équipe multidisciplinare composta da circa 127 professionisti.
Il centro bulgaro è anche in grado di accogliere pazienti gravi provenienti da Paesi vicini, come si è verificato dopo l’incendio di Kочани in Macedonia del Nord.
Maya Argirova ha spiegato:
“Nelle ustioni che coinvolgono oltre il 20–30% della superficie corporea quasi tutti i pazienti sviluppano infezioni batteriche, ma l’uso di antisettici moderni e di medicazioni a base d’argento riduce significativamente i rischi e il dolore.”
Italia: rete capillare, ma vulnerabilità in caso di massa
In Italia la rete di cura delle ustioni è tra le più strutturate in Europa: diciassette ospedali regionali ospitano unità specialistiche per le grandi ustioni, con un totale di 162 posti letto — di cui 149 per adulti e 13 per bambini — distribuiti dall’estremo nord (Torino) fino al sud (Palermo).
La mortalità associata alle ustioni gravi si attesta intorno al 5,3%, e le strutture italiane hanno storicamente fornito assistenza anche a pazienti stranieri in situazioni di emergenza, ad esempio provenienti dall’Ucraina o dall’Albania durante crisi specifiche.
Tuttavia, la Società Italiana Ustioni (SIUST) ha evidenziato una criticità pratica: in caso di incidente di massa con circa 35 ustionati gravi sarebbero immediatamente disponibili solo sei posti in terapia intensiva dedicata a livello nazionale. Il sistema funziona per la casistica ordinaria ma mostra limiti di resilienza dinanzi a eventi catastrofici di larga scala.
Implicazioni politiche e strategiche
La differenza tra Paesi con centri consolidati e quelli in fase di potenziamento come la Romania richiama decisioni politiche e investimenti mirati: oltre alla costruzione o al miglioramento delle infrastrutture cliniche, è necessario pianificare formazione specialistica, reti di riferimento regionale, programmi di prevenzione e campagne di educazione pubblica che riducano il numero di incidenti evitabili.
I trasferimenti internazionali restano una soluzione d’emergenza ma non sostituiscono una politica sanitaria nazionale che integri cura, prevenzione e risposta rapida. Le autorità sanitarie e i sistemi regionali devono considerare anche la capacità di risposta in scenari di massa, la disponibilità di prodotti specialistici (come medicazioni avanzate e banche dei tessuti) e la cooperazione transfrontaliera per gestire i picchi di domanda.
In definitiva, le affermazioni di riduzione dei trasferimenti internazionali rappresentano un obiettivo auspicabile, ma il raggiungimento di tale risultato richiede un approccio multidimensionale: infrastrutture adeguate, personale formato, programmi di prevenzione efficaci e una governance sanitaria capace di coordinare risorse e priorità a livello nazionale ed europeo.