Crollo del 20% in due giorni per una cascata di liquidazioni da 1 miliardo di dollari

Ethereum e il suo token ETH hanno subito un calo superiore al 20% in due giorni, in una correzione che ha ricordato il crollo lampo del 10 ottobre. Dopo essere sceso sotto i 4.000 dollari lunedì mattina, il prezzo è precipitato vicino ai 3.000 dollari nel pomeriggio di martedì (ore statunitensi), toccando il livello più debole da metà luglio.

Dopo un rimbalzo modesto, ETH è stato scambiato poco sopra i 3.200 dollari, segnando una perdita del 9,4% nelle ultime 24 ore e confermando la seconda correzione severa nel giro di un mese.

Movimento dei prezzi e confronto con il crollo precedente

Il calo attuale segue il flash crash del 10 ottobre, quando ETH era passato dai quasi 4.500 dollari a 3.440 dollari in poche ore, una caduta di circa il 25%. L’assenza di quegli stessi catalizzatori che avevano spinto il token verso i 5.000 dollari in agosto rende il recupero più incerto e aumenta la probabilità di ulteriori oscillazioni al ribasso.

Liquidazioni e leva finanziaria

La forte discesa ha innescato liquidazioni per oltre 970 milioni di dollari sui mercati dei derivati con leva collegati a ETH. La maggior parte delle posizioni liquidate erano long, cioè scommesse su un rialzo dei prezzi che sono state cancellate quando il valore del token ha attraversato vari livelli di supporto.

Le liquidazioni in mercati con leva amplificano il movimento dei prezzi: quando vengono chiuse le posizioni long si generano vendite forzate, che possono accelerare la caduta e creare un circolo vizioso fino a quando non entrano nuovi acquirenti in grado di assorbire l’offerta.

Attori del mercato: BitMine e altre riserve

Tra gli acquirenti istituzionali che avevano sostenuto il rally figura BitMine, definita una delle principali tesorerie in ETH. La società ha accumulato quasi 3,4 milioni di ETH, con un costo medio stimato intorno ai 3.909 dollari per moneta, secondo analisi di mercato.

Un’azienda con un’esposizione di tale entità si trova ora con perdite latenti che possono aggirarsi attorno a 2 miliardi di dollari. Questo riduce la sua capacità e la sua inclinazione a continuare a comprare in grandi quantità, diminuendo così un possibile acquirente incrementale che in passato aveva sostenuto il mercato.

Flussi degli ETF e interesse degli investitori al dettaglio

I flussi verso gli ETF su ETH avevano raggiunto picchi significativi nei mesi di luglio e agosto, arrivando a circa 9,5 miliardi di dollari complessivi in entrate quando alcune grandi tesorerie incrementavano gli acquisti. Tuttavia, dopo quel periodo i nuovi acquisti si sono affievoliti e la domanda istituzionale si è rallentata.

Nonostante dall’ultimo crollo di ottobre siano usciti solo circa 850 milioni di dollari dagli ETF su ETH, molti investitori che hanno sottoscritto quote a prezzi più alti sono oggi in perdita. Ciò crea il rischio di ulteriori vendite se la pressione ribassista dovesse perdurare.

L’interesse al dettaglio, misurato da indicatori come le ricerche online, è sceso drasticamente: i volumi di ricerca per Ethereum risultano intorno al 13% del picco registrato in precedenza, segnale di un calo dell’attenzione e della domanda da parte degli investitori retail.

Prospettive e possibili scenari

Analisti del settore indicano che, con la perdita delle zone di supporto superiori, il range compreso tra 2.700 e 2.800 dollari potrebbe diventare il prossimo obiettivo naturale per ETH. Questo scenario dipende però dalla volontà di nuovi acquirenti istituzionali o retail di intervenire e dall’eventuale ripresa dei flussi verso gli ETF.

Per stabilizzare il mercato servirebbe un mix di fattori: riduzione della leva aperta, ritorno di domanda dagli investitori istituzionali, condizioni macroeconomiche più favorevoli e segnali tecnici che inducono fiducia. In assenza di questi elementi, la volatilità potrebbe restare elevata nel breve termine.

Il crollo di ETH si inserisce in un contesto di correzione più ampia per le criptovalute, dove la gestione del rischio da parte di operatori con esposizioni significative e la dinamica dei prodotti finanziari collegati (come gli ETF) continueranno a giocare un ruolo determinante sull’andamento dei prezzi.