Furti, scippi e rapine: oltre sei arrestati su dieci sono stranieri
- 3 Novembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Oltre un terzo delle persone denunciate, fermate o arrestate in Italia nel corso del 2024 risulta di nazionalità straniera (34,7%), con incidenze molto più alte — oltre il 60% — per i reati predatori.
A livello nazionale il numero degli arrestati stranieri è in crescita: rispetto al 2019, primo anno pre-pandemia in cui furono segnalati 265.869 individui, si registra un aumento dell’8,1%.
Contesto demografico
Il fenomeno va inquadrato in un contesto di aumento complessivo della popolazione straniera presente sul territorio. Secondo il rapporto Ismu Ets, al 1° gennaio 2024 gli stranieri erano circa 5,7 milioni, di cui 5,3 milioni regolarmente residenti: rappresentano quindi il 9% della popolazione italiana, contro l’8,2% del 2014.
Tra questi figurano circa 321mila persone prive di una posizione regolare: gli irregolari, cioè chi è sprovvisto di un documento di soggiorno valido o è in possesso di un permesso scaduto, risultano spesso invisibili alle statistiche ufficiali ma esercitano un peso rilevante nelle analisi sulla criminalità.
Impatto degli irregolari sulla criminalità
Studi epidemiologici e sociologici suggeriscono che la quota di reati attribuibile agli stranieri è fortemente influenzata dalla componente irregolare. Un’importante analisi di Barbagli e Colombo (2011) sui dati 1988-2009 concludeva che circa il 70% dei reati commessi da immigrati era riconducibile a persone senza documenti regolari.
La disponibilità e la qualità dei dati rimangono tuttavia decisive per una lettura accurata del fenomeno. In particolare, le statistiche ufficiali spesso non distinguono nettamente tra immigrati regolari e irregolari nelle segnalazioni annuali.
Paolo Pinotti, prorettore dell’Università Bocconi di Milano e fondatore del centro studi Clean, osserva l’importanza di questa distinzione:
“Dai dati forniti dal Viminale non emerge la disaggregazione tra immigrati regolari e irregolari denunciati o arrestati in corso d’anno; questo impedisce di comprendere quanto la componente irregolare contribuisca alla sovra-rappresentazione tra i denunciati o arrestati.”
Secondo Pinotti, buona parte della sproporzione tra la quota di stranieri tra i denunciati/arrestati e la loro incidenza sulla popolazione è spiegabile con la presenza degli irregolari, i quali tendono a commettere più frequentemente piccoli reati predatori per ragioni economiche o reati violenti legati a situazioni di forte marginalizzazione.
Paolo Pinotti aggiunge un’ulteriore osservazione sulle differenze tra stranieri regolarmente presenti e quelli senza documenti:
“Gli stranieri presenti in modo regolare nel territorio hanno una propensione al crimine sostanzialmente in linea con quella degli italiani; il problema principale risiede nella condizione di irregolarità che genera vulnerabilità sociale ed economica.”
Evidenze sull’effetto della regolarizzazione
Ricerche condotte dal team di Pinotti indicano che la regolarizzazione e l’integrazione lavorativa possono ridurre la propensione alla recidiva. Un confronto tra ex detenuti di Romania e Bulgaria liberati con l’indulto del 2006 e gruppi simili di altre nazionalità mostrò una diminuzione della recidiva per i cittadini dei due Paesi dopo l’ingresso nella Unione Europea.
Lo studio rilevò che, mentre nel 2006 i tassi di recidiva tra i gruppi confrontati erano analoghi, nel 2007 la recidiva si era praticamente dimezzata per i cittadini di Romania e Bulgaria, collegata alla maggiore possibilità di regolarizzazione e inserimento lavorativo.
Un’ulteriore evidenza empirica riguarda il cosiddetto click day italiano del 2007 per l’assunzione di lavoratori extracomunitari: tra i circa 170mila che ottennero un permesso di soggiorno la propensione al crimine risultò inferiore di circa la metà rispetto a chi non ottenne regolarizzazione.
Paolo Pinotti sintetizza così l’effetto della regolarizzazione sulla devianza:
“L’accesso alla regolarità e al lavoro stabile riduce le spinte economiche e sociali che spesso conducono a reati di minore entità; la politica migratoria e del lavoro ha quindi un impatto diretto sulla sicurezza urbana e sulla reincidenza.”
Implicazioni per politiche e istituzioni
I risultati citati indicano alcune direttrici operative per le istituzioni: migliorare la raccolta e la disaggregazione dei dati da parte del Ministero dell’Interno e degli organi di polizia, valutare strumenti efficaci di regolarizzazione temporanea e favorire percorsi di inserimento lavorativo per ridurre la marginalità.
Dal punto di vista politico e amministrativo, questo implica un equilibrio tra politiche di ordine pubblico, tutela dei diritti e strategie di inclusione socio-economica. Interventi mirati nel mercato del lavoro e servizi di integrazione possono incidere positivamente sia sulla sicurezza sia sulla coesione sociale.
Infine, per un dibattito informato e decisioni basate sull’evidenza, è essenziale che le autorità pubbliche rendano disponibili statistiche più dettagliate e trasparenti sulla distinzione tra immigrati regolari e irregolari nelle segnalazioni penali e negli arresti.