L’Iran intensifica la stretta: il 95% dei 427.000 impianti per il mining di criptovalute è illegale
- 2 Novembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Il settore del crypto mining in Iran sta affrontando una diffusa crisi di attività non autorizzate: le autorità stimano che oltre il 95% dei circa 427.000 dispositivi attivi nel Paese operino senza permesso. Questa situazione è collegata a tariffe elettriche fortemente sovvenzionate che hanno trasformato il Paese in un’area particolarmente attrattiva per i minatori illegali.
Akbar Hasan Beklou, amministratore delegato della Tehran Province Electricity Distribution Company, ha evidenziato che la convenienza dei costi energetici ha reso il mercato interno un vero e proprio punto di attrazione per queste attività, con impatti significativi sulla rete nazionale.
Estensione del fenomeno e consumi
Gli impianti non autorizzati consumano continuamente oltre 1.400 megawatt di potenza, esercitando una pressione notevole sul electric grid nazionale e aumentando il rischio di interruzioni o instabilità nella fornitura elettrica. La maggior parte delle operazioni illecite è camuffata da stabilimenti industriali per poter accedere a tariffe agevolate.
Secondo le valutazioni locali, le attività irregolari si distribuiscono in diverse aree, con una particolare concentrazione in alcune zone periferiche e industriali.
Interventi di contrasto e sequestri
Le autorità hanno intensificato i controlli: nella sola provincia di Tehran sono stati chiusi 104 complessi di mining non autorizzati e sequestrate 1.465 macchine, un ammontare di consumo paragonabile a quello di quasi 10.000 famiglie. Le operazioni di repressione hanno riguardato anche siti nascosti in tunnel sotterranei e impianti che sfruttavano connessioni elettriche sussidiate per eludere i controlli.
Squadre specializzate per le ispezioni lavorano con le forze dell’ordine per individuare e smantellare le infrastrutture clandestine, mentre le autorità tecniche monitorano i flussi di consumo per localizzare anomalie.
Meccanismi di segnalazione e incentivi
Per incentivare le denunce, il governo ha introdotto un meccanismo di ricompense per i cittadini che segnalano impianti illegali. L’amministratore delegato della società elettrica statale Tavanir, Mostafa Rajabi Mashhadi, ha annunciato che gli informatori riceveranno un premio in denaro per ogni dispositivo non autorizzato segnalato.
Questa misura mira a integrare le attività di controllo ufficiali con la collaborazione della popolazione, riducendo i tempi necessari per individuare impianti nascosti e connessioni fraudolente.
Dati internazionali e posizionamento nella rete Bitcoin
Fonti di valutazione della rete globale indicano che Iran contribuisce a una quota significativa del hashrate complessivo di Bitcoin, con una percentuale stimata attorno al 4,2% secondo rapporti recenti. A livello mondiale il contributo è guidato dal United States, seguito da Kazakhstan, Russia e Canada, che insieme rappresentano le maggiori concentrazioni di potenza computazionale per il mining.
Le dinamiche globali del hashrate influiscono sulle strategie nazionali di controllo: paesi con risorse energetiche a basso costo attraggono attività di mining sia legali sia illegali, determinando riflessi sulle politiche energetiche e sulla sicurezza delle reti.
Implicazioni politiche ed economiche
La crescita del mining clandestino solleva questioni rilevanti per la politica energetica e per le finanze pubbliche: le sovvenzioni elettriche, pensate per sostenere il tessuto produttivo e le famiglie, vengono sfruttate in modo improprio, aggravando il deficit di distribuzione e limitando le risorse disponibili per usi prioritari.
Dal punto di vista istituzionale, la risposta richiederà un mix di misure: revisione delle tariffe, introduzione di meccanismi di monitoraggio più sofisticati, regolamentazione chiara per le attività di mining e la possibile istituzione di zone autorizzate con tariffe e condizioni specifiche per operatori regolari.
Le scelte normative dovranno bilanciare la tutela della rete elettrica e degli interessi pubblici con la necessità di attrarre investimenti legittimi, evitando al contempo che le misure punitive spingano le attività ancora più nell’illegalità o verso soluzioni di elusione tecnologica.
Prospettive e azioni future
La lotta al mining illegale richiederà tempo e risorse: oltre agli interventi repressivi, sarà necessario potenziare la capacità di analisi dei consumi, aggiornare la normativa energetica e promuovere forme di collaborazione tra autorità locali, gestori della rete e comunità locali.
In assenza di riforme coordinate, il rischio è che le tensioni sulla rete aumentino, con conseguenze economiche e sociali rilevanti. Un approccio integrato potrà ridurre l’illegalità, preservare la stabilità del sistema elettrico e definire regole chiare per un’attività che, se regolamentata, può contribuire all’economia digitale senza compromettere servizi essenziali.