La Cina cerca un’esenzione dal divieto di esportazione per alcuni ordini di Nexperia mentre la catena dei chip vacilla
- 2 Novembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Borse, Mercati
Il Ministero del Commercio cinese ha annunciato che sta valutando l’ipotesi di concedere esenzioni ad alcuni ordini della Nexperia dopo che i Paesi Bassi hanno assunto il controllo della casa produttrice olandese di chip di proprietà cinese.
Ministero del Commercio cinese ha dichiarato:
“Valuteremo in modo globale la situazione reale delle imprese e concederemo esenzioni alle esportazioni che soddisfano i criteri stabiliti.”
Secondo il comunicato del Ministero, le esenzioni sono considerate come misura per stabilizzare la presenza dei chip della Nexperia nelle catene di approvvigionamento globali. Il dicastero ha inoltre invitato le aziende interessate a presentare formale richiesta di esenzione per i carichi coinvolti.
Contesto diplomatico e misure statunitensi
L’iniziativa di Pechino arriva in un contesto diplomatico recente che ha visto un incontro tra il presidente Xi Jinping e il presidente Donald Trump a Busan, nella Corea del Sud. Fonti riferiscono che nel corso del dialogo sono stati discussi meccanismi volti a ridurre le tensioni su restrizioni commerciali e trasferimenti di tecnologia.
Nei mesi precedenti, gli Stati Uniti avevano introdotto una norma che estende le restrizioni alle esportazioni a qualsiasi società controllata per almeno il 50% da entità inserite in una lista nera commerciale. La proprietà della Nexperia è riconducibile a Wingtech Technology, che è stata inserita in tale lista in dicembre.
Dopo l’incontro tra i leader, è stata comunicata una sospensione temporanea dell’attuazione pratica di questa regola da parte di alcune autorità statunitensi, misura che ha aperto la strada a un quadro negoziale per la ripresa parziale delle forniture sotto condizioni concordate.
Sequestro, embargo sulle esportazioni e impatto sulla produzione
Il provvedimento dei Paesi Bassi che il 30 settembre ha posto sotto controllo la Nexperia è stato motivato con ragioni di sicurezza nazionale. In risposta, il 4 ottobre il governo cinese ha imposto un divieto di esportazione di componenti finiti prodotti in Cina dalla filiale locale della Nexperia e dai suoi subappaltatori, con validità di un anno.
Una quota significativa della produzione di Nexperia — circa il 70% dei prodotti — viene assemblata nello stabilimento di Dongguan, nella provincia del Guangdong. Il divieto cinese rischiava quindi di interrompere flussi essenziali per i settori automobilistico, industriale, mobile e dei beni di consumo.
Il concreto rallentamento della produzione nello stabilimento di Dongguan ha indotto fornitori e costruttori del comparto automotive a segnalare possibili difficoltà nelle consegne. Alcune case automobilistiche internazionali hanno avvertito che interruzioni nella fornitura dei chip potrebbero influenzare i piani produttivi nei prossimi mesi.
Ministero del Commercio cinese ha inoltre criticato l’intervento olandese definendolo un’ingerenza nelle questioni societarie:
“I Paesi Bassi sono intervenuti in modo inappropriato negli affari societari, provocando turbolenze nelle catene di approvvigionamento globali.”
Le conseguenze pratiche hanno incluso comunicazioni formali da parte della filiera che segnalavano l’impossibilità di garantire consegne puntuali. Alcuni stabilimenti di assemblaggio automobilistico, tra cui impianti di Honda negli Stati Uniti e in Messico, hanno sospeso temporaneamente parti della produzione a causa della carenza di semiconduttori collegata alla vicenda.
La filiale cinese della Nexperia aveva inoltre manifestato la volontà di operare in modo più autonomo rispetto alla sede centrale olandese, creando un ulteriore elemento di complessità nella gestione del conflitto tra controlli regolamentari e continuità produttiva.
Implicazioni per la catena di fornitura e prospettive
Le esenzioni valutate dal Ministero del Commercio cinese mirano a ridurre l’impatto immediato sulle catene di fornitura, ma rimangono sfide strutturali che richiedono coordinamento politico e chiarezza normativa a livello internazionale. Il caso evidenzia come misure di sicurezza nazionale, regole sulle proprietà estere e tensioni geopolitiche possano avere effetti diretti sulla produzione industriale globale.
Per una soluzione duratura sarà necessario un equilibrio tra le preoccupazioni per la sicurezza nazionale, la tutela delle filiere strategiche e la stabilità commerciale. In assenza di una regolamentazione condivisa e di intese diplomatiche stabili, le imprese continueranno a confrontarsi con rischi operativi e con l’incertezza nelle forniture di componenti essenziali.