Analisti prevedono un terzo trimestre solido per Coinbase (COIN), ma sono in netto disaccordo sul suo futuro

Coinbase (COIN) si prepara a pubblicare i risultati del terzo trimestre giovedì dopo la chiusura dei mercati, con attese diffuse per un superamento delle stime sui ricavi.

Secondo i dati di FactSet, gli analisti prevedono un EPS di 1,14 dollari, circa quattro volte i 0,28 dollari del terzo trimestre dell’anno precedente, e ricavi pari a 1,8 miliardi di dollari, in aumento rispetto a 1,2 miliardi nello stesso periodo.

Nonostante il quadro generalmente positivo sui ricavi, le valutazioni degli analisti differiscono nettamente sulle prospettive di redditività e sul valore potenziale che Coinbase potrebbe estrarre dalla sua blockchain di Layer-2, Base.

Posizione di JP Morgan

Kenneth Worthington di JP Morgan è il più ottimista tra gli analisti citati: ha alzato la raccomandazione su Coinbase a “Overweight” e ha fissato un target price di 404 dollari per dicembre 2026.

La sua tesi si basa in misura rilevante sull’ipotesi di lancio di un token nativo di Base. Secondo Worthington, un eventuale token potrebbe arrivare a una capitalizzazione compresa tra 12 e 34 miliardi di dollari, con Coinbase che potrebbe trattenere fino al 40% dell’offerta: uno scenario che, in termini teorici, potrebbe tradursi in un aumento del valore dell’equity stimato tra 14 e 42 dollari per azione.

Inoltre, Worthington vede valore nell’operazione di segmentazione dei clienti USDC tramite il prodotto in abbonamento Coinbase One. Limitando i premi di rendimento sui stablecoin ai soli abbonati paganti, il banchiere stima un potenziale incremento dell’utile per azione fino a 1 dollaro annuo, variabile in base al comportamento dei clienti.

Valutazione di Barclays

Benjamin Budish di Barclays, che mantiene un giudizio Equal Weight, concorda su una dinamica dei ricavi positiva ma adotta un approccio più prudente rispetto a JP Morgan.

Budish prevede un adjusted EBITDA circa il 6% superiore al consenso, guidato dal trading retail e da un interesse su USDC più forte del previsto. Stima un ricavo da transazioni per il terzo trimestre intorno a 1,05 miliardi di dollari e ricavi da abbonamenti e servizi pari a 771 milioni, sopra le indicazioni della gestione. Al tempo stesso, riduce il target price a 361 dollari (da 365), citando una compressione dei multipli nel mercato.

Approccio di Compass Point

Ed Engel di Compass Point si mostra più scettico: pur riconoscendo che i risultati trimestrali potrebbero superare modestamente le attese, mantiene un rating “Sell”.

La sua preoccupazione principale riguarda la progressiva transizione di Coinbase verso ricavi da abbonamento a margini inferiori. Engel sottolinea come i pagamenti legati a USDC e i rendimenti di staking erogati agli utenti possano erodere la redditività e ritiene che il mercato potrebbe sottostimare questa dinamica. Inoltre segnala un possibile rallentamento dell’attività retail nella seconda parte del trimestre e osserva che l’acquisizione della piattaforma di derivati Deribit, pur strategicamente interessante, si troverebbe a competere con operatori regolamentati statunitensi come CBOE.

Nota importante: Engel non si è espresso in modo significativo sul potenziale di un token Base, a differenza della visione enfatizzata da JP Morgan, il che suggerisce minore convinzione o minore visibilità su quel fronte di sviluppo.

Area di convergenza: il ruolo di USDC

Un punto di accordo tra gli analisti è la crescente rilevanza di USDC come centro di profitto. Tutti evidenziano i benefici per Coinbase derivanti dalla partnership con Circle (CRCL) e dall’esposizione all’aumento dei saldi in stablecoin.

Tuttavia, gli esperti divergono su quanto di questi ricavi Coinbase riuscirà a trattenere mentre modifica i meccanismi di ricompensa e cerca di convogliare gli utenti verso livelli a pagamento.

Contesto e implicazioni

Il report del trimestre rappresenterà un banco di prova non solo per la performance recente, ma anche per la strategia futura di Coinbase che punta su: infrastrutture on‑chain, servizi in abbonamento e derivati. Il lancio di un token Base implicherebbe operazioni complesse di allocazione e governance e potrebbe avere impatti rilevanti sul bilancio e sulla valutazione, ma è soggetto a incertezze di mercato e normative.

Dal punto di vista regolamentare, l’espansione in prodotti che generano rendimenti su stablecoin o in strumenti derivati aumenta l’attenzione delle autorità di vigilanza. Questo può tradursi in costi di compliance più elevati e in possibili vincoli operativi, elementi che incidono sulla stima dei flussi di cassa futuri e sulla valutazione degli investitori.

Infine, la competitività nel settore delle piattaforme crypto — tra exchange centralizzati, venue regolamentati e infrastrutture decentralizzate — determinerà quanto spazio di monetizzazione resterà a Coinbase per prodotti come Coinbase One, servizi di custodia e scambi derivati.

Cosa osservare nel report

Ricavi da transazioni: confronto con le stime di mercato e composizione tra retail e istituzionali.

USDC e interessi: livello dei saldi in stablecoin, rendimento medio ottenuto da Coinbase e impatto sui margini.

Prodotti in abbonamento: tasso di adozione di Coinbase One, retention degli utenti e sensibilità dei ricavi a eventuali limiti alle ricompense sui stablecoin.

Base e roadmap tecnologica: ogni indicazione su tempistiche, possibile tokenomics e percentuali di allocazione che influenzerebbero il valore azionario a lungo termine.

Derivati e infrastruttura on‑chain: progressi nell’integrazione di piattaforme come Deribit, volumi di trading derivati e risposta competitiva dai mercati regolamentati USA.

Il bilancio tra crescita dei ricavi e qualità della redditività rimane la chiave: il prossimo report servirà a chiarire quale delle visioni degli analisti rispecchia meglio la traiettoria reale di Coinbase.