Acciaio, boom di investimenti per impianti a forno elettrico
- 29 Ottobre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
C’è il maxi-investimento di Metinvest a Piombino, ma emergono anche piani di rilancio per l’ex Ilva che in estate hanno sorpreso osservatori con la prospettiva di un ritorno all’acciaio colato a Cornigliano. Si sommano l’annuncio di Danieli su nuovi investimenti per la controllata Abs e il progetto di riavvio dell’acciaieria di Cividate al Piano, che fino a pochi anni fa sembrava destinata alla chiusura. Nonostante le pressioni delle importazioni cinesi e la competizione per il rottame, il settore siderurgico italiano sta attirando numerose iniziative che prevedono la realizzazione di sette-otto forni di nuova generazione a medio termine.
Progetti principali e caratteristiche tecniche
Il piano relativo all’ex Ilva, depositato a luglio presso il ministero competente, punta a una produzione annua di circa 8 milioni di tonnellate di acciaio tramite quattro forni elettrici, di cui tre previsti a Taranto e uno a Genova. La ripartizione indicata è di 6 milioni per Taranto (a sostituzione della produzione ad altoforno) e 2 milioni per Genova. La strategia tecnica contempla soprattutto l’uso di preridotto (una spugna di ferro ottenuta trattando il minerale con gas) e, solo in misura limitata, del rottame, il che mitigherebbe in parte l’effetto diretto sui flussi di materia prima raccolta a livello nazionale.
Più controverso è il progetto di Metinvest nella regione toscana, nelle aree dell’ex Lucchini: la joint venture Metinvest Adria (con il contributo di Danieli) ha annunciato un investimento da circa 2,5 miliardi per una nuova acciaieria a forno elettrico con capacità di fusione ex novo intorno ai 3 milioni di tonnellate. Un impianto di tali dimensioni richiederà rilevanti quantità di rottame, alimentando preoccupazioni fra i produttori italiani sulla stabilità del mercato della materia prima.
L’investimento annunciato da Danieli per la controllata Abs è invece già in fase avanzata: è prevista la realizzazione di un terzo forno da 730mila tonnellate, con avvio dei lavori entro l’anno e messa a regime entro la fine del 2027, nell’ambito di una strategia volta a raggiungere obiettivi di fatturato consolidati per il gruppo.
Reazioni dell’industria e timori sul rottame
I timori sulla competizione per il rottame sono stati espressi da rappresentanti del comparto nei confronti del possibile impatto dei nuovi impianti sulle forniture e sui prezzi. Questi timori sono stati esplicitati in incontri tra imprenditori del settore e il ministro dello Sviluppo economico.
Giuseppe Pasini, presidente di Feralpi, ha portato all’attenzione la questione della disponibilità di materia prima, sottolineando come il nuovo equilibrio delle forniture possa condizionare i piani di crescita degli operatori italiani.
Antonio Gozzi ha detto:
“Non mi stancherò di ripeterlo: immaginare nuovi forni senza fare i conti con lo shortage di rottame e di energia è incomprensibile. Questo vale in particolare nel settore dei piani. Per l’ex Ilva, comunque, vedo al momento una situazione difficile, il rischio è che di questi progetti resti poco. Il maxi-progetto di Piombino, invece, aggraverebbe di quasi 3 milioni un mercato del rottame già critico.”
Dati economici e bilanci recenti
Il quadro contabile degli ultimi esercizi mostra difficoltà diffuse: esclusi i problemi specifici di Acciaierie d’Italia, la principale realtà nazionale a forno elettrico, Acciaieria Arvedi ha registrato nel 2024 una riduzione dell’Ebitda del 37,9% con l’utile sceso da 139 a poco più di 18 milioni. Anche altre aziende hanno chiuso l’anno in perdita o con risultati negativi, come Marcegaglia carbon steel e Feralpi, indicando la fatica del settore a riassorbire shock di domanda e pressioni sui prezzi.
Fattori strutturali e prospettive regolatorie
Molti dei nuovi investimenti rispondono a logiche di medio-lungo periodo: il settore siderurgico è notoriamente anticiclico e le scelte di capacità produttiva vengono spesso prese guardando alla stabilità futura del mercato. A ciò si aggiunge la possibile evoluzione della regolazione commerciale a livello europeo: misure protezionistiche e norme sulla concorrenza internazionale potrebbero ridefinire gli spazi competitivi e favorire una regionalizzazione degli approvvigionamenti.
In questo contesto, la Commissione europea gioca un ruolo chiave nello stabilire strumenti di tutela e regole che incidono direttamente sulle dinamiche di import-export del settore. Le aspettative di misure più stringenti contro le importazioni a basso costo sono uno dei fattori che spingono alcuni operatori a investire in nuove capacità e verticalizzazioni.
Il caso di Cividate al Piano e impianti specializzati
Prosegue anche il progetto di riapertura dell’acciaieria di Cividate al Piano, guidato dalla nuova proprietà, le Acciaierie di Rubiera. La ristrutturazione prevede l’installazione di un forno Aod (convertitore per la raffinazione degli acciai inossidabili), un impianto diverso dal tradizionale forno ad arco elettrico e destinato principalmente a lavorare ghisa o acciaio fuso anziché rottame puro.
Si tratta di una unità con capacità di circa 50 tonnellate per carica, pensata per produrre acciai inox e leghe al nichel; la messa in produzione è prevista tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027, dopo operazioni di bonifica, smantellamento del vecchio forno e rigenerazione degli impianti ancora utilizzabili.
Conclusioni e implicazioni per il mercato
Nel complesso, lo scenario che emerge è quello di un settore che tenta di guardare oltre la congiuntura, puntando su investimenti che possano rimodellare la filiera nazionale. La riuscita di tali scommesse dipenderà dall’evoluzione della domanda globale e regionale, dalla disponibilità di materia prima strategica come il rottame, dall’efficienza energetica degli impianti e dalle scelte regolatorie a livello europeo.
Per le imprese coinvolte sarà quindi cruciale bilanciare gli orizzonti di lungo periodo con la gestione dei rischi nel breve, soprattutto sul fronte delle forniture e dei costi energetici, per evitare che progetti ambiziosi restino sulla carta o incidano negativamente sull’equilibrio del mercato nazionale.