Il cofondatore di F2Pool respinge il soft fork anti-spam di Bitcoin
- 28 Ottobre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Chun Wang, cofondatore del grande pool di mining F2Pool, si è dichiarato contrario a una proposta di soft fork temporaneo pensata per limitare lo spam di dati sulla rete Bitcoin e ha espresso l’intenzione di non sostenere alcun soft fork, nemmeno se temporaneo.
Chun Wang ha scritto:
“BIP-444 is a bad idea.”
“not going to soft fork anything (temporary or not).”
“Feel sad that some devs [are] moving further and further in the wrong direction.”
Cos’è e perché è stato proposto il BIP-444
Il BIP-444 è una proposta di soft fork temporaneo che mira a limitare l’inclusione di dati arbitrari nelle transazioni Bitcoin, considerati da alcuni come forma di spam. Tra le restrizioni previste figura un tetto sulla dimensione dei campi dati — con un limite proposto intorno agli 83 byte — e altre misure per chiudere canali che oggi consentono di memorizzare informazioni non strettamente monetarie sulla blockchain.
L’iniziativa si colloca in reazione a una modifica introdotta in una versione recente del software di riferimento Bitcoin Core, che ha rimosso il limite di 80 byte sul campo OP_RETURN, una parte dello script di transazione utilizzata per incorporare dati arbitrari. Questo cambiamento ha riacceso il dibattito su quale debba essere il ruolo della blockchain: solo movimento di valore o anche spazio per dati e applicazioni aggiuntive.
Chi teme l’apertura verso più dati on‑chain indica rischi concreti: crescita rapida della dimensione della blockchain, requisiti di storage e larghezza di banda più elevati per i nodi, e possibile centralizzazione dell’infrastruttura a vantaggio di attori con risorse maggiori che costruiscono servizi di secondo livello (layer 2) o altre soluzioni sopra Bitcoin.
Chi ha proposto la misura e quali sono le motivazioni
La proposta, presentata da uno sviluppatore pseudonimo noto come Dathon Ohm, è intitolata “Reduced Data Temporary Softfork” e propone di “limitare temporaneamente la dimensione dei campi dati a livello di consenso” per un periodo definito.
Dathon Ohm ha scritto nella mailing list di riferimento:
“The idea is to strongly reaffirm in consensus that bitcoin is money, not data storage.”
“After a year, the soft fork expires, giving us time to come up with a more permanent solution.”
Secondo il testo del BIP la limitazione sarebbe temporanea e terminerebbe al blocco 987.424, un orizzonte stimato di circa 1,27 anni dal momento della sua proposta, lasciando spazio a una discussione volta a individuare eventuali soluzioni definitive.
Effetti tecnici previsti e ambiti interessati
Il BIP-444 punta a chiudere la maggior parte dei percorsi oggi utilizzati per includere dati sulla catena, imponendo limiti più severi su dimensioni di output e push, e vietando costrutti come annex, versioni witness sconosciute, alberi Taproot troppo profondi, OP_SUCCESS* e rami condizionali complessi. L’obiettivo è ridurre la creazione di payloads di grandi dimensioni, riducendo al contempo la possibilità di creare in massa token basati su Ordinals o altri sistemi simili.
Nel testo del BIP si sottolinea un rischio specifico:
“Objectionable images (often illegal to even possess) in as few as 300–400 bytes.”
Il ragionamento è che, con le moderne tecniche di compressione, sarebbe possibile rendere relativamente semplice la pubblicazione on‑chain di contenuti problematici; questo, secondo i proponenti, potrebbe esporre gli operatori di nodi a rischi legali o reputazionali se la piattaforma offrisse un metodo ufficiale per memorizzare qualsiasi dato.
Critiche e controesempi tecnici
La proposta ha incontrato critiche sia sul piano pratico sia su quello teorico. Lo sviluppatore e crittografo Peter Todd, ad esempio, ha dimostrato come sia possibile inserire il testo integrale del BIP-444 in una transazione che risulterebbe comunque conforme alle restrizioni proposte, mettendo in luce limiti nell’efficacia di misure esclusivamente basate sul consenso.
Il promotore della misura ha replicato osservando che l’operazione costerebbe somme significative in commissioni (nell’ordine di alcune centinaia di dollari al momento della discussione), sostenendo che aumentare i costi di pubblicazione renderebbe meno probabile che attori malevoli distribuiscano materiale illegale in modo diffuso e che ciò ridurrebbe la probabilità di dover ritenere legalmente responsabili gli operatori dei nodi.
Dathon Ohm ha detto:
“If Bitcoin provides an officially supported method of storing arbitrary data […] node operators could conceivably be held responsible for possession and distribution.”
D’altro canto, critici e osservatori tecnici ritengono che molte distinzioni proposte siano difficili da applicare nella pratica e che esistano metodi per aggirare i vincoli imposti a livello di consenso. Demonstrations pratiche e comandi che ricostruiscono dati a partire da informazioni sparse nella blockchain sono stati mostrati da utenti e sviluppatori a sostegno della tesi che la differenza tra “dati legittimi” e “dati non desiderati” non sia netta.
Conseguenze per la governance e i miner
La questione apre anche un confronto più ampio su governance, incentivi dei miner e ruoli degli sviluppatori. I miner, motivati dall’inclusione di transazioni che pagano commissioni più elevate, possono avere incentivi a ignorare regole o limiti non allineati con i loro interessi economici, complicando l’applicazione di regole che penalizzino l’inserimento di dati.
Allo stesso tempo, la comunità tecnica è chiamata a valutare trade‑off tra libertà d’uso della blockchain e sostenibilità a lungo termine dell’ecosistema, considerando aspetti tecnici, legali e di decentralizzazione dell’infrastruttura.
Stato del dibattito e possibili sviluppi futuri
La proposta ha innescato un confronto acceso tra sviluppatori, operatori di nodi, pool di mining e sviluppatori di applicazioni di secondo livello. Se approvata, la misura avrebbe effetti immediati su chi usa la blockchain per memorizzare dati non finanziari; se respinta, lascerebbe aperta la strada a ulteriori sperimentazioni e a possibili soluzioni alternative a livello di protocollo o di layer applicativi.
Nel medio termine la discussione potrebbe portare a soluzioni intermedie, come strumenti di filtraggio opzionali per i nodi, standard di compressione e tracciamento dei dati, o cambiamenti nelle pratiche di mining e di policy delle implementazioni di riferimento. Qualsiasi scelta avrà implicazioni su scala tecnica, economica e giuridica per l’ecosistema Bitcoin.
Per ora il dibattito resta aperto: la decisione su come bilanciare la natura monetaria della rete con le possibilità d’uso alternative richiederà ulteriori confronti tecnici e politici all’interno della comunità.