Chimica, produzione in calo: la priorità è tagliare il costo dell’energia
- 27 Ottobre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Francesco Buzzella, presidente di Federchimica, ha delineato un quadro di emergenze e priorità per il settore industriale evidenziando due nodi centrali: il costo dell’energia ormai non sostenibile e la necessità di rimettere l’industria al centro delle politiche europee, dato che la chimica è presente in oltre il 95% dei manufatti.
Francesco Buzzella ha dichiarato:
“Ci troviamo davanti a una duplice esigenza: presidiare la realtà e inventarsi il domani.”
Il suo intervento è stato ascoltato alla presenza del presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, e di rappresentanti del Governo come il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, e il ministro per gli Affari europei, Tommaso Foti. Sono pervenuti anche i contributi istituzionali di Raffaele Fitto, vicepresidente esecutivo per la coesione e le riforme della Commissione europea, della vicepresidente del Parlamento europeo Antonella Sberna, del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso e del ministro degli Esteri Antonio Tajani.
Francesco Buzzella ha dichiarato:
“L’Europa è in perdita di competitività.”
Nel suo discorso Buzzella ha sottolineato il ritardo europeo su diversi fronti, inclusa la diffusione dell’intelligenza artificiale, e ha denunciato un eccesso di burocrazia e iper-regolamentazione: secondo il suo intervento si registra una produzione normativa molto elevata nel quinquennio 2019-2024 rispetto ad altri contesti internazionali. Per questo motivo ha posto la questione energetica come priorità assoluta, sostenendo la necessità di un approccio basato sul pragmatismo e interventi mirati sugli strumenti di mercato.
Tra le misure indicate vi sono interventi sugli ETS e l’accelerazione di iniziative definite come energy release e gas release. Buzzella ha inoltre evidenziato l’urgenza di eliminare il differenziale di prezzo tra l’indice di riferimento italiano, il PSV, e gli indici del resto d’Europa: secondo la sua analisi tale scostamento ha raggiunto anche livelli superiori a 5 euro/MWh, traducendosi in un maggior costo annuo stimato intorno a 1,3 miliardi sulle bollette del gas.
Posizione di Confindustria e questioni sulla manovra
Emanuele Orsini, intervenendo sul tema del Decreto energia, ha richiamato l’attenzione sulla necessità di misure più coraggiose per preservare la competitività delle imprese. Orsini ha riferito di un confronto avuto con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, nel corso del quale ha segnalato alcune criticità presenti nella manovra: l’utilizzo del credito d’imposta basato su criteri contributivi, la tassazione dei dividendi e il funzionamento del fondo centrale di garanzia.
Emanuele Orsini ha dichiarato:
“Serve più coraggio, l’energia è un tema di competitività.”
Emanuele Orsini ha dichiarato:
“C’è da chiedersi quali vantaggi ha portato il Green Deal. Con i soldi europei spesso finanziano i bilanci di imprese localizzate in altri continenti; l’Europa deve tornare ad essere competitiva e attrattiva.”
Critiche al Green Deal e alla strategia europea
Buzzella ha messo in luce il rischio di accelerazioni normative e obiettivi climatici troppo stringenti in tempi ristretti, che rischiano di comprimere la capacità produttiva senza offrire adeguati strumenti di compensazione per l’industria. Il tema riguarda equilibrio tra decarbonizzazione e sostenibilità competitiva delle imprese, con la richiesta di politiche realistiche e coerenti con la realtà produttiva europea.
Orsini ha proposto soluzioni di politica economica più incisive, suggerendo, tra le altre opzioni, l’emissione di Eurobond per finanziare investimenti industriali volti a rilanciare la manifattura in Europa e contrastare il processo di delocalizzazione produttiva.
Andamento e prospettive del comparto chimico
Dal punto di vista operativo, il settore chimico mostra segnali di difficoltà: la produzione chimica 2024 è stata quantificata intorno ai 65 miliardi di euro, ma le previsioni indicano per il 2025 un calo atteso dell’1,5%, che si sovrappone a una perdita cumulata di circa 11 punti percentuali verificatasi tra il 2022 e il 2024.
Tra le preoccupazioni principali degli imprenditori del comparto vi sono il crescente peso delle importazioni da Cina — con una quota che, nel periodo considerato, è salita dal 6% al 17% sulle importazioni italiane — e l’ondata di protezionismo avviata dagli Stati Uniti, che si traduce in maggiori dazi e barriere commerciali.
Per il mondo industriale la combinazione di costi energetici elevati, scelte regolamentari stringenti e dinamiche commerciali internazionali mina la capacità di investimento e la competitività. Il messaggio comune agli interventi è la necessità di risposte coordinate a livello nazionale ed europeo, che includano riforme del mercato energetico, strumenti finanziari per l’industria e una revisione della governance normativa per ridurre oneri e tempi di applicazione.
In sintesi, gli attori coinvolti chiedono un approccio pragmatico e tempestivo: misure che riducano i differenziali di costo, favoriscano investimenti produttivi e rafforzino la presenza industriale europea sui mercati globali, preservando al contempo gli obiettivi ambientali attraverso percorsi sostenibili e credibili per le imprese.
