Dollaro si indebolisce tra ottimismo commerciale e attesa delle banche centrali, yuan offshore balza
- 27 Ottobre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Borse, Mercati
Il dollaro statunitense ha interrotto una serie di rialzi di sei giorni nei confronti dello yen e ha esteso a tre giorni la tendenza al ribasso contro l’euro, mentre gli investitori hanno accolto con favore la prospettiva di un accordo commerciale tra Stati Uniti e Cina e si sono preparati a una settimana densa di riunioni delle banche centrali.
La chiusura della riunione di politica monetaria della Federal Reserve è prevista per mercoledì, mentre le decisioni sui tassi della Banca Centrale Europea e della Banca del Giappone arriveranno giovedì: questi appuntamenti sono al centro dell’attenzione dei mercati.
Donald Trump ha dichiarato:
“Gli Stati Uniti e la Cina sono destinati a uscirne con un accordo commerciale.”
Si attende che il presidente Trump incontri il presidente cinese Xi Jinping più avanti nella settimana in occasione di un vertice in Corea del Sud, evento che ha alimentato speranze di progressi nelle negoziazioni.
Banca Popolare Cinese e dinamica del yuan
Il yuan offshore cinese è salito a un massimo di oltre un mese, toccando 7,1028 contro il dollaro (+0,28% nella giornata). Prima dell’apertura dei mercati, la Banca Popolare Cinese ha fissato il tasso di riferimento ufficiale a 7,0881 per dollaro, il livello più forte dallo scorso 15 ottobre e superiore alle stime pubblicate dagli analisti.
Chris Turner ha osservato:
“La Banca Popolare Cinese ha continuato a fissare il rapporto dollaro/yuan più basso.”
Turner ha poi messo in dubbio se questo aggiustamento sia solo un gesto propedeutico all’incontro tra i leader o un segnale che la Cina intende stimolare la domanda interna. In ogni caso, un renminbi più forte tende a sostenere le valute dei mercati emergenti e rappresenta un elemento moderatamente negativo per il dollaro.
Le borse cinesi hanno chiuso in giornata ai massimi di oltre dieci anni, segnalando un notevole apprezzamento del rischio a livello globale in risposta alle prospettive di trattativa commerciale.
Mercati finanziari e flussi verso asset a rendimento maggiore
Un clima di ottimismo ha sostenuto i mercati azionari globali, con i rendimenti obbligazionari in calo e l’oro e il dollaro sotto pressione. La domanda per asset a rendimento più elevato è aumentata, sostenendo valute come il dollaro australiano, che ha guadagnato lo 0,65% a 0,6557 dollari statunitensi.
Bob Savage ha commentato:
“Il ritorno della ‘mania del lunedì’ con i mercati azionari globali in rialzo, le obbligazioni in calo e oro e dollaro in flessione.”
Questa propensione al rischio riflette anche aspettative di un accordo commerciale che potrebbe ridurre l’incertezza globale e favorire la ripresa della crescita negli scambi internazionali.
Pressioni sullo yen e prospettive della politica giapponese
Il dollaro ha interrotto una serie di aumenti contro lo yen, che nelle ultime sedute è stato sottoposto a pressioni anche a causa della nomina del nuovo primo ministro Sanae Takaichi, percepita come incline a politiche fiscali e monetarie più espansive. L’aumento dei prezzi del petrolio ha ulteriormente penalizzato lo yen e altre valute dei paesi importatori di energia.
Il cambio è sceso dello 0,20% a 152,59, dopo aver toccato in Asia il massimo di 153,26, livello più alto dallo scorso 10 ottobre. Diversi analisti stimano che il cosiddetto “premio fiscale giapponese” rimarrà elevato, limitando le possibilità di apprezzamento significativo dello yen.
Con la BCE attesa a confermare orientamento e comunicazione, l’attenzione dei mercati sarà concentrata sulla riunione della Banca del Giappone, dove segnali più restrittivi potrebbero sostenere lo yen nel breve termine.
Gli analisti prevedono che la BoJ discuterà se sussistano le condizioni per riprendere un ciclo di rialzi dei tassi, considerato il rischio di recessione legata a tensioni tariffarie. Tuttavia, complicazioni politiche potrebbero indurre a una maggiore prudenza.
Aspettative sulla Fed, taglio atteso e il tema del QT
Il mercato dà ormai per scontato un taglio dei tassi della Federal Reserve di 25 punti base, ma gli investitori monitoreranno con attenzione eventuali segnali relativi alla possibile chiusura o al rallentamento del programma di quantitative tightening (QT), considerato cruciale per la liquidità del sistema bancario.
Strategisti di mercato hanno indicato che l’esito più rilevante per i mercati sarebbe «la fine immediata del QT accompagnata dal segnale di imminenti acquisti diretti di titoli di Stato a breve termine per sostenere le riserve bancarie»; in passato cambi di questo tipo hanno tendenzialmente favorito gli asset rischiosi.
Erik Weisman ha sottolineato:
“C’è una forte consapevolezza e la volontà di evitare il ripetersi delle tensioni osservate nel mercato repo del 2019.”
Weisman ha aggiunto che la Fed potrebbe fornire indicazioni concrete su una conclusione del QT già a dicembre, con la possibilità di un annuncio anticipato qualora le condizioni lo richiedessero.
In questo contesto, l’indice del dollaro, che misura il biglietto verde rispetto a un paniere di principali valute, è sceso dello 0,18% a 98,77, mentre l’euro è salito dello 0,15% a 1,1646 dollari, sostenuto da dati recenti dell’area euro che hanno rinforzato l’aspettativa di tassi relativamente elevati da parte della BCE.
Indicatori di fiducia e sondaggi pubblicati in avvio di settimana hanno mostrato un miglioramento del sentiment per le imprese tedesche e una generale ottimistica percezione delle prospettive per le aziende dell’area euro, elementi che rafforzano la valuta unica.
Implicazioni politiche ed economiche
Le dinamiche valutarie e le aspettative sulle decisioni delle banche centrali influenzeranno non soltanto i mercati finanziari ma anche le condizioni economiche reali: un dollaro più debole favorisce esportazioni di paesi terzi, mentre la gestione del QT e dei tassi può incidere sui costi del credito, sugli investimenti e sulla stabilità finanziaria.
I prossimi giorni saranno decisivi per capire se le banche centrali opteranno per una strada di normalizzazione graduale o per interventi più rapidi volti a sostenere la liquidità e prevenire tensioni nei mercati monetari.