Giudice blocca la riallocazione di XRP, utenti sempre più preoccupati

La Madras High Court ha riconosciuto la criptovaluta come una proprietà suscettibile di essere detenuta in trust, concedendo tutela a una utente di WazirX le cui somme in XRP erano state congelate dopo l’hackeraggio del 2024.

Con l’ordinanza del 25 ottobre, il giudice N. Anand Venkatesh ha disposto che la società indiana che gestisce la piattaforma, Zanmai Labs, fornisca una garanzia bancaria pari a circa 9,56 lakh (una somma che corrisponde approssimativamente ai 3.532 XRP congelati), in attesa della procedura arbitrale.

Madras High Court ha affermato:

“La criptovaluta è una proprietà… capace di essere goduta e posseduta e suscettibile di essere detenuta in trust.”

Contesto e vicenda

La decisione è giunta dopo il ricorso presentato da Rhutikumari, utente storica della piattaforma, che ha contestato il diritto dell’exchange di riallocare i suoi XRP nell’ambito di un meccanismo di “socialized loss” collegato alla ristrutturazione del gruppo a livello internazionale. Tale piano era stato raccordato con la società madre con sede a Singapore, Zettai Pte Ltd.

Nel luglio 2024 WazirX aveva sospeso i prelievi dopo un attacco informatico stimato intorno ai 230 milioni di dollari, che aveva colpito portafogli gestiti dal custode singaporiano Liminal. A seguito dell’incidente, la piattaforma ha avviato una ristrutturazione sotto la supervisione giudiziaria di Singapore, prevedendo l’emissione di “recovery token” e rimborsi parziali al ripristino delle attività.

Implicazioni giuridiche

La pronuncia della Madras High Court potrebbe costituire un precedente nella definizione dei rapporti tra utenti e exchange quando le società hanno una sede legale estera. In particolare, il riconoscimento della natura patrimoniale della criptovaluta apre scenari sul piano del diritto civile: la possibilità di qualificare gli asset digitali come beni suscettibili di trust, la tutela dei diritti dei clienti e l’accesso a rimedi cautelari in via domestica.

Dal punto di vista processuale, l’ordine che impone una garanzia bancaria temporanea evidenzia strumenti concreti che i tribunali possono adottare per bilanciare la protezione del patrimonio degli utenti con il principio della continuità delle procedure di ristrutturazione internazionali, senza pregiudicare in via definitiva la competenza delle autorità estere o gli esiti dell’arbitrato.

Conseguenze per gli utenti e prospettive future

Per migliaia di utilizzatori in India ancora in attesa dei propri token derivanti dall’hack del 2024, la sentenza rappresenta la prima vittoria concreta sul fronte nazionale. Sebbene non imponga oggi il rimborso immediato da parte di WazirX, il pronunciamento riafferma un principio che può influenzare casi futuri: la proprietà delle criptovalute appartiene all’utente e non all’exchange, fino a prova contraria o diversa disposizione giudiziaria.

La pronuncia solleva inoltre questioni più ampie relative alla regolamentazione degli asset digitali: l’urgenza di chiarire i confini di competenza tra ordinamenti, i meccanismi di tutela transnazionale dei crediti degli utenti e le modalità attraverso cui i custodi e gli exchange rispondono di eventi di sicurezza informatica. Questi aspetti saranno centrali nelle future controversie e nell’elaborazione di norme specifiche sul tema.