Manovra, lavoro e famiglia: le misure chiave su assunzioni e congedi per le mamme
- 27 Ottobre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Bonus mamme: per il 2026 è confermato e incrementato l’emolumento mensile destinato a favorire la conciliazione lavoro-famiglia, che passa da 40 a 60 euro al mese per le beneficiarie in possesso dei requisiti previsti.
Requisiti e beneficiari
Il beneficio spetta alle lavoratrici madri dipendenti (esclusi i rapporti di lavoro domestico) e alle lavoratrici autonome iscritte alle gestioni previdenziali obbligatorie, comprese le casse di previdenza professionali e la gestione separata, che abbiano almeno due figli e un reddito da lavoro annuo non superiore a 40.000 euro.
Per ottenere il Bonus mamme la beneficiaria deve presentare apposita domanda: l’importo di 60 euro è erogato fino al mese del compimento del decimo anno di età del secondo figlio, per ogni mese o frazione di mese in cui è attivo il rapporto di lavoro o l’attività autonoma.
La somma erogata non è imponibile ai fini fiscali e contributivi e non rileva ai fini della determinazione dell’Isee, pertanto non incide sulla valutazione economica utile per altre prestazioni assistenziali.
Analogamente, una quota pari a 60 euro è riconosciuta anche alle lavoratrici con più di due figli fino al compimento del diciottesimo anno del figlio più giovane, a condizione che il reddito complessivo sia inferiore ai 40.000 euro annui. In questo specifico caso il reddito da lavoro non deve derivare da un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, o comunque le mensilità non devono coincidere con periodi di lavoro a tempo indeterminato.
Le mensilità spettanti relative al periodo dal 1° gennaio 2026 fino al mese di novembre 2026 verranno corrisposte in un’unica soluzione insieme alla mensilità di dicembre 2026.
Modifiche ai congedi e tutele per genitorialità
La manovra introduce interventi di rafforzamento delle tutele in materia di maternità e paternità tramite modifiche al decreto legislativo n. 151 del 2001. In particolare, l’età entro cui è possibile usufruire del congedo parentale e del prolungamento per figli con disabilità passa da 12 a 14 anni, con il riconoscimento di un’indennità pari al 30% della retribuzione durante i periodi prolungati.
Le stesse misure di tutela sono estese ai casi di adozione e affidamento, sia in ambito nazionale sia internazionale, riconoscendo la necessità di garantire le stesse garanzie previdenziali e reddituali alle famiglie che accolgono minori tramite queste procedure.
In aggiunta, è previsto un esonero contributivo totale fino a 8.000 euro annui per l’assunzione di donne con almeno tre figli minorenni che risultino disoccupate da almeno sei mesi, come misura finalizzata a incentivare il rientro nel mercato del lavoro di nuclei familiari numerosi.
Malattie dei figli e durata dei congedi
Il testo amplia le giornate fruibili per il congedo per malattia del figlio, portandole da 5 a 10 giorni annui e estendendo la fascia d’età beneficiaria da 8 a 14 anni. Questo intervento mira a sostenere i genitori nelle fasi in cui l’assistenza al figlio richiede la presenza diretta del caregiver.
Per favorire la conciliazione tra vita e lavoro e promuovere la parità di genere, in caso di assunzione di personale a sostituzione di lavoratrici o lavoratori in congedo, il contratto di lavoro del sostituto può prevedere un periodo aggiuntivo di affiancamento con la persona sostituita. Tale periodo non può comunque superare il primo anno di età del bambino, permettendo un trasferimento delle informazioni e una continuità organizzativa senza penalizzare il rientro del genitore.
Impatto e osservazioni pratiche
Gli interventi descritti hanno un duplice obiettivo: incrementare il sostegno economico diretto alle famiglie e rafforzare le tutele lavorative per favorire la partecipazione femminile al mercato del lavoro. L’innalzamento dei limiti d’età per i congedi e l’aumento dei giorni per le malattie dei figli rispondono a bisogni concreti di assistenza e cura che si manifestano nel medio periodo dell’infanzia.
Dal punto di vista amministrativo, le modifiche richiedono adeguamenti gestionali da parte degli enti previdenziali e dei datori di lavoro per l’istruttoria delle domande, il calcolo delle indennità e la gestione dei periodi di esonero contributivo. È quindi auspicabile che le disposizioni siano accompagnate da linee guida operative e da canali informativi dedicati per ridurre incertezze e tempi di attuazione.
Nel complesso, la combinazione di misure economiche e normative mira a sostenere nuclei familiari con figli, promuovere il lavoro femminile e favorire la conciliazione tra responsabilità familiari e professionali, pur richiedendo attenzione nell’attuazione pratica per garantirne efficacia e equità.