Bitcoin mantiene 111.000 dollari mentre uptober delude e si avvia all’ultima settimana

Bitcoin ha oscillato intorno ai 111.000 dollari nel fine settimana, proseguendo un moderato rimbalzo rispetto ai minimi della settimana precedente mentre gli operatori rientrano con cautela sui mercati rischiosi.

Ether è salito del 3,5% fino a circa 3.970 dollari; BNB e Solana hanno registrato aumenti superiori al 3% e XRP è balzato del 4,5%, guidando i rialzi tra le principali criptovalute. Cardano è rimasta stabile, mentre Tron ha perso il 5%, segnando la peggiore performance tra i grandi token.

Gli investitori sembrano disposti a sfruttare i primi segnali di forza, soprattutto su token con catalizzatori più chiari, dopo l’evento di liquidazione di ottobre che ha cancellato circa 19 miliardi di dollari di posizioni e ha ridotto l’appetito al rischio tra i partecipanti al mercato.

Movimenti dei principali token

La ripresa settimanale del 5% di BNB è stata favorita dal ritorno di ottimismo legato alla notizia della grazia concessa al fondatore Changpeng Zhao dal presidente Donald Trump, interpretata da alcuni operatori come la rimozione di un peso che aveva penalizzato il token dalla fine del 2023.

Solana continua ad attrarre flussi istituzionali ed è sempre più vista come un indicatore di propensione al rischio: il suo guadagno del 5% la rende una delle poche grandi criptovalute con una settimana positiva, nonostante l’interesse generale per le altcoin resti contenuto.

Commenti degli operatori

David Namdar said:

“This is a massive moment for the industry. We believe CZ’s pardon is more than an inflection point for him personally, but also for BNB and potentially for Binance, paving the way for greater access to the U.S. market.”

Questa interpretazione ha spinto alcuni grandi detentori e tesorerie aziendali a rivalutare la posizione su BNB, considerandola ora meno soggetta a incertezze normative che avevano frenato gli acquisti nei mesi precedenti.

Liquidazioni, volatilità e meccaniche di mercato

La spinta ribassista di ottobre, caratterizzata da vendite forzate e spinte speculative invertite, ha lasciato il segno: i tassi di finanziamento (funding rates) sono tornati a livelli più normali, i volumi nei contratti perpetual si sono ridotti e gli acquisti sul mercato spot hanno ripreso a prevalere, segnale che capitali a più lungo termine stanno tornando a entrare gradualmente.

Nick Ruck said:

“Bitcoin held the key $105,000 level through the flush, and that seems to have stabilized confidence. We’re optimistic that the markets can improve as long-term fundamentals draw investors back, even if macro volatility keeps the upside contained.”

Secondo analisti e ricercatori, la tenuta della soglia dei 105.000 dollari è stata cruciale per stabilizzare la fiducia: dopo lo shock delle liquidazioni, il rientro degli investitori istituzionali e l’aumento degli afflussi nei prodotti strutturati, come gli ETF, sono indicatori di accumulo più che di discesa.

Sentiment e attività on-chain

Il cosiddetto indice della paura è rimasto intorno a 25 per diversi giorni, a indicare che la convinzione degli operatori non è ancora solida nonostante il posizionamento stia gradualmente cambiando. L’attività on-chain mostra però segnali di accumulo, con movimenti significativi tra i wallet di grandi dimensioni (whales) e flussi verso strumenti quotati.

La riduzione dell’attività leverage e l’aumento delle compravendite spot rimandano a un mercato che preferisce la rotazione degli investimenti — spostare esposizioni specifiche — piuttosto che una ripresa generalizzata del rischio.

Prospettive e rischi

Non si tratta ancora di un ritorno alla piena propensione al rischio: la volatilità macroeconomica resta un freno e la memoria delle perdite di ottobre impedisce ai partecipanti di aprire posizioni eccessivamente leva­tate. Tuttavia, il mantenimento di Bitcoin sopra i 110.000 dollari preserva la struttura tecnica e consente margini di miglioramento se i fondamentali a lungo termine continueranno ad attirare capitale.

Per gli operatori e le istituzioni, la priorità nel breve è la gestione del rischio attraverso esposizioni selettive e monitoraggio degli indici di liquidità, mentre sul fronte regolamentare e geopolitico eventuali sviluppi potrebbero accelerare o rallentare il processo di normalizzazione e l’accesso ai mercati statunitensi.