Manovra 2026: dalla casa alle banche, dividendi e forze dell’ordine — cosa può cambiare in Parlamento
- 24 Ottobre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
La maggioranza parlamentare mostra alcune frizioni interne sulla manovra 2026, inviata al Senato per l’avvio dell’esame: i dossier più contestati riguardano la casa e gli affitti, il trattamento sui dividendi, le regole fiscali per i crediti d’imposta e alcune misure che interessano le Forze dell’ordine. Queste criticità potrebbero tradursi in modifiche durante l’iter legislativo, sia per conflitti tra partiti della maggioranza sia per possibili emendamenti concordati in Aula.
Risorse per le modifiche parlamentari
La dotazione disponibile per gli emendamenti parlamentari è limitata rispetto all’insieme delle misure: la manovra complessiva è di circa 18,7 miliardi, mentre per le correzioni di legge sono stati stanziati circa 100 milioni da spartire anche con le opposizioni. Si tratta quindi di margini contenuti, che obbligano i gruppi a scelte mirate sulle priorità da sostenere in emendamento.
Luca Ciriani ha ricordato:
“La manovra non è blindata. Il Parlamento farà il suo mestiere, ma non possono essere messi in discussione i saldi di bilancio.”
Critiche delle imprese e indicazioni di Confindustria
Sul fronte delle imprese, il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ha segnalato alcuni aspetti che, a giudizio delle aziende, richiedono una revisione: la stretta sulla tassazione dei dividendi, la limitazione delle modalità di compensazione dei crediti d’imposta e l’assenza di una proroga per il funzionamento del fondo di garanzia per le pmi. Questi elementi sono ritenuti potenzialmente dannosi per la liquidità e la pianificazione fiscale delle imprese.
Emanuele Orsini ha osservato:
“Ci sono alcuni punti fondamentali che, dal punto di vista delle aziende, non vanno bene.”
Casa e affitti brevi: la pressione politica
All’interno della coalizione è forte la contrarietà all’aumento della cedolare sui contratti per affitti brevi. I due vicepremier, Antonio Tajani e Matteo Salvini, hanno chiesto che l’intervento sugli affitti brevi venga cancellato, mentre il ministro dell’Economia Giorgetti ha difeso la norma in sede parlamentare. La questione ha creato convergenze trasversali tra partiti della maggioranza sul tema fiscale applicato al mercato degli affitti.
Antonio Tajani ha dichiarato:
“Per quanto riguarda gli affitti abbiamo detto che siamo contrari a qualsiasi tassa e ora in Parlamento faremo di tutto per tornare allo stato attuale.”
Tajani ha inoltre annunciato:
“Presenteremo emendamenti a partire dal Senato per eliminare questa tassa.”
Il responsabile del Dipartimento Turismo di Fratelli d’Italia, Gianluca Caramanna, ha assicurato che si lavorerà per trovare un punto di caduta, mentre il leader di Noi Moderati, Maurizio Lupi, ha proposto di riconsiderare l’impostazione rendendo più conveniente la cedolare per i canoni liberi, suggerendo un’aliquota al 15% per incentivare l’affitto a lungo termine di immobili attualmente sfitti (oggi la cedolare è al 21% per i canoni liberi e al 10% per i contratti a canone concordato).
La norma sugli affitti brevi è stimata produrre, a regime, circa 100 milioni l’anno: proprio sulla copertura finanziaria si concentreranno le discussioni per eventuali correzioni parlamentari.
Dividendi, banche e impatto fiscale
Un altro fronte critico riguarda la revisione della disciplina sui dividendi, che limita i benefici fiscali ai soci che detengono partecipazioni almeno al 10%. Il governo valuta che la misura possa portare a entrate attese nell’ordine di circa 1 miliardo all’anno, ma le associazioni imprenditoriali e forze politiche esprimono preoccupazioni sulla competitività e sulla certezza del quadro normativo per gli investitori.
Angelo Camilli, vicepresidente di Confindustria per credito, finanza e fisco, ha osservato:
“Ci preoccupa la stretta sul regime impositivo dei dividendi, che rischia di compromettere la competitività delle imprese italiane e la certezza del quadro normativo.”
Antonio Tajani ha ribadito un approccio cautelativo sul ruolo degli istituti di credito:
“È giusto che le banche diano un contributo, non dico che non devono darlo, ma è il modo con il quale si chiede e che tipo di contributo devono dare. In Parlamento si può migliorare tutto sapendo che per noi le priorità sono la casa, i dividendi e le forze dell’ordine.”
Le modifiche prospettate coinvolgeranno sia aspetti tecnici di copertura sia valutazioni di politica economica: ridurre la pressione fiscale su certe categorie può avere effetti su liquidità, attrattività degli investimenti e sulla capacità delle imprese di distribuire utili, mentre un irrigidimento potrebbe incrementare le entrate a breve ma generare rischi per la competitività a medio termine.
Iter parlamentare e prospettive
Nel corso dell’esame in Commissione e poi in Aula al Senato il dibattito sarà orientato a bilanciare esigenze di rigore di bilancio con le istanze settoriali dei ministeri e delle forze politiche. Le risorse limitate per emendamenti e la necessità di rispettare i saldi di bilancio condizioneranno la portata delle modifiche, rendendo probabile un mix di aggiustamenti tecnici e qualche intervento mirato concordato tra le forze della maggioranza.
Per gli operatori economici e per i cittadini, l’esito delle trattative avrà impatti concreti su costi abitativi, fiscalità dei redditi da capitale e sulle risorse disponibili per il sostegno alle piccole e medie imprese; per questo motivo i confronti in Parlamento e tra ministeri resteranno serrati nelle prossime settimane.