Costruzioni, l’occupazione cresce ma gli investimenti rallentano

Il Rapporto Federcostruzioni 2024, presentato a Saie Bari, fotografa un comparto delle costruzioni in piena trasformazione: mentre l’occupazione cresce (+156mila addetti, pari a un incremento del 5% su base annua), il valore complessivo della produzione registra una lieve flessione, attestandosi a 643 miliardi di euro, in calo dell’1,7% in termini reali rispetto al 2023.

Export e produzioni trainanti

La filiera delle costruzioni mantiene una forte propensione all’export, con esportazioni totali pari a circa 64,6 miliardi di euro, che generano un avanzo commerciale stimato intorno a 33,4 miliardi. Tra i settori più performanti sui mercati esteri si segnalano i materiali da costruzione: legno, marmo e prodotti in ceramica, insieme ai laterizi (22,7 miliardi), alle produzioni meccaniche e alle macchine per costruzioni (15 miliardi) e ai servizi di ingegneria e architettura (11,3 miliardi).

Crescita della progettazione e dinamiche di filiera

Nel 2024 si evidenzia un’accelerazione della filiera della progettazione e dei servizi innovativi, che raggiunge circa 154,5 miliardi di euro (+7,6% rispetto al 2023), consolidando il trend positivo degli ultimi anni. In modo meno favorevole risultano altri segmenti: la filiera delle costruzioni edili e infrastrutturali, che rappresenta il 51,4% del sistema con 330,3 miliardi di euro, registra una flessione del -5,3%.

La filiera dei materiali per le costruzioni scende a 112,7 miliardi (-2,3%), mentre la componente relativa alle tecnologie, ai macchinari e agli impianti per l’edilizia si attesta su 45,6 miliardi (-1,6%). Questi andamenti riflettono sia dinamiche cicliche della domanda interna sia la trasformazione tecnologica in corso nel settore.

Prospettive per il 2025

Le prospettive per i prossimi mesi sono influenzate da due fattori principali: l’avanzamento degli interventi finanziati dal PNRR e l’andamento degli investimenti pubblici e privati locali. Alla data del rapporto la spesa collegata al PNRR aveva raggiunto circa 74,3 miliardi di euro, di cui il 52% è riconducibile ad interventi di interesse per il comparto delle costruzioni.

Parallelamente la spesa per investimenti degli enti locali ha mostrato una crescita del +16,3%, segnale positivo della ripresa degli investimenti pubblici su scala territoriale. Tuttavia, per l’insieme del settore si prevede una contrazione in termini reali del -4,6% rispetto al 2024.

Per quanto riguarda le sole attività di costruzione, Ance stima un ridimensionamento degli investimenti pari a circa il -7% su base annua, effetto in parte attribuibile a una riduzione degli interventi di manutenzione straordinaria abitativa che è legata anche a modifiche nelle aliquote fiscali e agli incentivi che hanno subito aggiustamenti.

Dichiarazioni della presidente

Federica Brancaccio ha dichiarato:

“La filiera delle costruzioni ha dimostrato in questi anni la capacità di affrontare sfide complesse, reinventandosi dopo le profonde difficoltà. Oggi molte imprese sono più solide dal punto di vista finanziario e più innovative grazie anche al contributo del PNRR. Rimangono però emergenze sociali che richiedono risposte immediate: la questione della casa e il rischio idrogeologico. Sono sfide alle quali la filiera può e deve contribuire per offrire soluzioni a giovani e famiglie in difficoltà.”

La rappresentante ha sottolineato l’importanza di coordinare interventi pubblici e iniziative private per affrontare contemporaneamente la domanda abitativa e la prevenzione dei rischi naturali, richiedendo una pianificazione più efficiente delle risorse e tempi certi di realizzazione delle opere.

Implicazioni per politica economica e raccomandazioni

Dall’analisi emergono indicazioni utili per le istituzioni nazionali e locali. Prima di tutto, l’assorbimento efficace delle risorse del PNRR resta cruciale per sostenere occupazione e innovazione: servono procedure semplificate e capacità amministrative rafforzate a livello territoriale per evitare ritardi e sprechi.

In secondo luogo, la politica fiscale e gli incentivi alla manutenzione e alla riqualificazione del patrimonio abitativo incidono direttamente sugli investimenti del comparto; ogni revisione delle aliquote o dei meccanismi di incentivo dovrebbe essere valutata anche in relazione alla sostenibilità degli investimenti delle imprese e all’impatto occupazionale.

Infine, la gestione del rischio idrogeologico richiede piani strutturali di lungo periodo e interventi mirati in collaborazione tra governo centrale, enti locali e settore privato. Investire in prevenzione non solo riduce i costi sociali dei disastri, ma crea anche domanda stabile per attività specialistiche e tecnologie avanzate.

Complessivamente, il settore delle costruzioni rimane uno dei motori dell’economia nazionale, ma la sua tenuta nei prossimi anni dipenderà dalla capacità di trasformare gli investimenti programmati in progetti reali, sostenibili e inclusivi.



Author: Tony
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