Un conto master snello della Fed potrebbe riportare il narrow banking

Quando lavoravo alla Federal Reserve, si scherzava sul fatto che il nostro compito fosse difendere lo status quo: il mandato della Fed include da tempo la stabilità finanziaria, non la rivoluzione dei sistemi di pagamento. Tuttavia il discorso del governatore Chris Waller in cui invita i collaboratori della Federal Reserve a studiare la creazione di un nuovo «payments account» per fornitori di servizi di pagamento non bancari, pronunciato in occasione della Fed Payments Innovation Conference, rappresenta la prima sfida rilevante all’idea che solo le banche possano movimentare denaro negli Stati Uniti e accedere al bilancio della banca centrale.

Questa proposta sposta il dibattito: non si tratta più soltanto di nuovi strumenti di pagamento, ma di chi ottiene accesso al sistema monetario di base — banche tradizionali, aziende fintech o reti decentralizzate — e di quale ruolo riservare alla banca centrale nel nuovo ecosistema digitale.

Contesto normativo e vuoto regolamentare

A differenza del Regno Unito e della Unione Europea, che hanno sviluppato quadri organici per istituti di pagamento e istituzioni di moneta elettronica, gli Stati Uniti non dispongono di una carta federale per i prestatori di servizi di pagamento. I fornitori non bancari devono confrontarsi con leggi sui money transmitter in cinquanta stati o appoggiarsi a partnership bancarie. Anche il progetto di carta fintech dell’Office of the Comptroller of the Currency non è mai decollato, lasciando un vuoto regolamentare che ha indirizzato l’innovazione verso soluzioni «di passaggio».

Questo vuoto ha favorito la diffusione degli emettitori di stablecoin, che sono diventati di fatto operatori di pagamento nella nuova era digitale pur senza accesso diretto alle infrastrutture di regolamento della Federal Reserve, dipendendo perlopiù da banche partner per la custodia delle riserve e per la liquidità.

La proposta del conto di pagamento

La proposta del governatore Chris Waller parla di un «payments account», definito anche come «skinny master account», che consentirebbe a istituzioni non bancarie idonee di accedere direttamente alle linee di pagamento della Federal Reserve con diritti strettamente limitati rispetto a quelli delle banche commerciali.

Questi conti sarebbero pensati esclusivamente per facilitare i pagamenti: non maturerebbero interessi, potrebbero essere soggetti a limiti di saldo, non avrebbero accesso all’overdraft diurno né alla discount window, e verrebbero monitorati con requisiti di supervisione specifici. L’obiettivo è consentire l’uso diretto delle infrastrutture di regolamento senza conferire le tipiche prerogative bancarie.

Per decenni ogni transazione negli Stati Uniti è stata in ultima istanza riconducibile al conto di una banca presso la Federal Reserve. Le fintech, le reti di carte e i wallet digitali hanno innovato collaborando con banche depositarie. Un payments account modificherebbe questo paradigma aprendo un corridoio stretto e supervisionato verso l’infrastruttura monetaria centrale: sarebbe una via di fatto per creare una carta di pagamento federale attraverso l’accesso al sistema della banca centrale anziché tramite legislatore.

Narrow banking e ruolo degli stablecoin

In molti aspetti la proposta richiama il concetto di narrow banking, che separa la funzione di pagamento dalla funzione di creazione del credito. Le banche «narrow» custodiscono attivi di alta qualità e liquidità, finalizzati esclusivamente al trasferimento di denaro e non all’erogazione di prestiti. L’idea non è nuova — riaffiora periodicamente dal periodo successivo alla Grande Depressione — ma finora non aveva preso piede negli Stati Uniti.

Gli emettitori di stablecoin orientati ai pagamenti già operano, nella pratica, come una forma di banca stretta: mantengono riserve pienamente coperte e facilitano trasferimenti piuttosto che concedere credito. Tuttavia, iniziative legislative come il GENIUS Act non prevedono l’accesso diretto alle infrastrutture della Federal Reserve, ovvero quel passo che integrerebbe pienamente questi operatori nel sistema monetario statunitense.

Se gli emettitori di stablecoin potessero detenere riserve direttamente in un payments account della Federal Reserve, i loro token sarebbero effettivamente garantiti da denaro della banca centrale. Ciò fornirebbe alla Fed strumenti ampliati per gestire i rischi sistemici associati a questi soggetti e accorcerebbe la distanza fra dollari privati digitali e strumenti monetari pubblici.

Confronto con una possibile CBDC e implicazioni di policy

La soluzione proposta dal governatore Waller può essere letta come un’alternativa intermedia a una Central Bank Digital Currency (CBDC) per uso al dettaglio. Storicamente Waller è stato scettico rispetto a un CBDC emesso direttamente dalla Federal Reserve; il modello del payments account suggerisce una via di mezzo: lasciare al settore privato l’innovazione sul front end, mantenendo la Fed come livello di regolamento e di fiducia dietro le quinte.

L’apertura controllata dei legami con la banca centrale richiede però un robusto quadro di governance: limiti operativi, requisiti di trasparenza sulle riserve, meccanismi di supervisione e cooperazione fra autorità federali e statali. Senza chiarezza normativa, l’accesso ai conti della banca centrale potrebbe trasferire rischi non previsti sul bilancio pubblico o creare canali di arbitraggio regolamentare.

Impatto sulla stabilità finanziaria e sulle leve monetarie

Consentire a operatori non bancari l’uso diretto delle infrastrutture di pagamento centrale influirebbe anche sulle modalità con cui la banca centrale esegue la politica monetaria e gestisce la liquidità di sistema. La Federal Reserve perderebbe in parte il controllo esclusivo della catena di intermediazione, salvo l’introduzione di condizioni che le permettano di contenere i rischi e intervenire se necessario.

Per questa ragione la proposta richiederà un percorso di coordinamento normativo e una valutazione approfondita degli strumenti di supervisione; in assenza di una nuova legge federale, l’adozione di un modello operativo da parte della Fed avrebbe effetti comparabili a una riforma normativa, seppure realizzata tramite prassi e condizioni tecniche.

Conclusione

La proposta del payments account rappresenta un cambio di prospettiva: non solo un’aggiunta tecnica alle infrastrutture di pagamento, ma una ridefinizione del confine tra settore pubblico e privato nel sistema monetario americano. Proteggere la stabilità finanziaria non significa necessariamente preservare l’immobilismo, ma richiede che le autorità monetarie sappiano adattare strumenti e regole per mantenere il controllo delle leve macroeconomiche.

Giuseppe Tomasi di Lampedusa ha scritto:

“Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi.”