Dopo il crash lampo delle criptovalute del 10 ottobre arriva un’ondata di cause legali secondo il ceo di Wintermute

Il 10 ottobre non è stato un giorno qualunque per il mondo delle criptovalute. In risposta all’annuncio della Cina di nuove restrizioni sulle esportazioni di terre rare, Donald Trump ha replicato con un gesto simbolico sui social media, tipico del suo stile. Il presidente non perde occasione per mostrare la forza degli Stati Uniti.

Tuttavia, il fatto sorprendente non era tanto la notizia delle nuove tariffe commerciali con la Cina, quanto la reazione anomala dei mercati. Una caduta del 10% di Bitcoin in una serata di venerdì avrebbe dovuto essere un evento estremo. Eppure, quel giorno il valore della criptovaluta più famosa è precipitato da oltre 120.000 dollari a meno di 105.000 in soli quindici minuti.

Secondo i dati di Coinglass, oltre 16 miliardi di dollari in posizioni leveraged, sia long che short, sono state liquidate nelle 24 ore del 10 ottobre. Questa cifra rende tale evento la liquidazione singola più grande della storia delle criptovalute, un vero e proprio “cigno nero” per il settore.

All’apparenza, molti hanno subito puntato il dito contro Trump. Tuttavia, analizzando più a fondo, il presidente americano sembra avere una responsabilità minima: quella di un semplice fattore di correzione, che normalmente avrebbe causato cali contenuti intorno al 10% in BTC e in altre criptovalute leader.

Nel frattempo, sono emerse diverse ipotesi sulla reale causa dell’improvviso crollo. Alcuni attribuiscono la responsabilità a Binance, la più grande piattaforma di scambio di criptovalute al mondo, mentre altri sospettano di operazioni di insider trading.

Chi sostiene la teoria del trading interno sottolinea l’enorme quantità di posizioni short su Bitcoin ed Ethereum aperte pochi minuti prima del crollo su Hyperliquid. Come riportato in precedenza da fonti off, il trader sospettato, presumibilmente legato alla famiglia Trump, ha negato ogni coinvolgimento, affermando che quei fondi appartengono a clienti esterni.

D’altra parte, l’accusa verso Binance si basa sull’ipotesi che la piattaforma abbia aggravato la caduta del mercato, ritirando liquidità e amplificando intenzionalmente o meno la volatilità in una serata tipicamente poco attiva del venerdì, quando molti trader si preparano al weekend.

Che si tratti o meno di un problema sistemico, le conseguenze sono state devastanti per molti operatori e market maker, come la società Wintermute. Una grande “balena” anonima su Binance ha perso oltre 450 milioni di dollari quando la sua posizione lunga BTC/USDT è stata chiusa forzatamente. Anche Wintermute ha registrato perdite per più di 300 milioni di dollari, mentre un altro hedge fund cinese ha accumulato un passivo superiore a 180 milioni.

Per contenere la rabbia di trader e fondi hedge, Binance ha distribuito incentivi, effettuando airdrop di BNB agli investitori di meme coin sulla Binance Smart Chain. Tuttavia, questo non sembra sufficiente a placare la tensione.

Gli esperti prevedono l’arrivo di un’ondata di azioni legali contro i presunti manipolatori di mercato, le piattaforme di scambio e persino i fornitori di liquidità. Su X, Arthur Cheong, direttore degli investimenti di DeFiance Capital, ha invitato le vittime a contattarlo se intendono avviare cause legali contro exchange centralizzati (CEX) ritenuti responsabili di non aver arginato le perdite.

In tale contesto, Binance potrebbe diventare il principale bersaglio delle cause. In un recente podcast Evgeny Gaevoy, CEO di Wintermute, ha annunciato che stanno valutando le opzioni legali e intendono procedere contro l’exchange a causa di malfunzionamenti nel sistema di auto-deleveraging (ADL) che ha operato a prezzi decisamente svantaggiosi.

Gaevoy ha spiegato che queste procedure di ADL, utilizzate normalmente come ultima risorsa per gestire il rischio in periodi di volatilità estremamente elevata, sono state eseguite a valori di mercato paradossali, causando perdite immediate e non copribili.

Citando un esempio, Gaevoy ha indicato una posizione short chiusa a un prezzo cinque volte superiore al valore reale di mercato, facendo conseguire a Wintermute una perdita considerevole e immediata.

Questo episodio evidenzia le fragilità e i rischi legati all’attività sulle piattaforme centralizzate, soprattutto in momenti di tensione nei mercati. Gli sviluppi di queste controversie legali potrebbero avere un impatto significativo sulla regolamentazione e sugli operatori del settore crypto nei mesi a venire.