M&a operazioni all’estero in crescita del 10% nei primi nove mesi

Una parola sta acquisendo un ruolo centrale nelle discussioni di imprenditori e dirigenti in Italia: si tratta di incertezza. Tradizionalmente vista come il principale ostacolo per chi gestisce un’impresa, questa condizione è ormai una costante con cui le aziende si confrontano quotidianamente, richiedendo risposte e strategie specifiche per affrontarla. Marco Daviddi, managing partner di EY-Parthenon in Italia, chiarisce:

«Le imprese hanno sempre adottato strategie di risk management, perché i rischi, sebbene non eliminabili, sono prevedibili e analizzabili, consentendo una preparazione pianificata e una risposta calibrata. L’incertezza, invece, sfugge a ogni tipo di previsione e mappatura: richiede quindi capacità di adattamento rapido e flessibilità».

Questo tema è al centro dell’ultimo EY Parthenon Bulletin, che ha raccolto le opinioni di oltre 1.200 manager a livello globale, analizzando i primi nove mesi dell’anno.

L’impatto dell’incertezza sugli investimenti aziendali

L’instabilità in atto si riflette inevitabilmente nelle strategie di investimento, inclusi gli interventi di fusioni e acquisizioni (M&A). Lo studio evidenzia come, di fronte a un contesto incerto, la trasformazione tecnologica e la riorganizzazione della produzione per aggirare eventuali dazi ai mercati target diventino priorità irrinunciabili.

In Italia il 28% dei CEO intervistati ha ammesso di aver sospeso o ridotto i propri investimenti, una quota molto più alta rispetto all’8% registrato a livello globale. Questo atteggiamento riflette la volontà di adottare un approccio più prudente e analitico, per comprendere meglio le opportunità di mercato e valutare con attenzione le implicazioni delle nuove tecnologie.

Marco Daviddi osserva:

«Questo atteggiamento può essere interpretato in modo positivo: le imprese italiane sono consapevoli del momento di profonda trasformazione che stiamo attraversando e riconoscono la necessità di tempo per ritrovare un nuovo equilibrio».

La complessità riguarda sia la situazione geopolitica sia il clima commerciale globale. L’adozione di dazi da parte degli Stati Uniti – percepiti come fattori destinati a incidere a lungo termine – sta infatti spingendo molte aziende a rischierare le proprie attività produttive. Alcune stanno valutando di indirizzare investimenti verso mercati alternativi, mentre altre considerano la possibilità di trasferire almeno alcune fasi produttive (ad esempio l’assemblaggio finale) direttamente negli USA.

Fusioni e acquisizioni: stabilità e adattamento nel 2025

Nonostante il quadro incerto, il volume delle operazioni di fusioni e acquisizioni condotte da imprese italiane resta sostanzialmente stabile nei primi nove mesi dell’anno, evidenziando un recupero nel terzo trimestre che ha compensato la flessione registrata nella prima metà dell’anno. Tra gennaio e settembre sono state annunciate 958 operazioni, in leggera contrazione rispetto alle 1.068 dello stesso periodo del 2024, per un valore complessivo di circa 57 miliardi di euro, in linea con l’anno precedente.

La tenuta è stata favorita anche dalla realizzazione di significativi megadeal, ovvero transazioni con un valore superiore al miliardo di euro. La metà degli intervistati ha compreso con chiarezza che, in un contesto di incertezza, è essenziale accelerare i processi di trasformazione, soprattutto in due ambiti fondamentali: innovazione tecnologica e diversificazione geografica dei mercati.

Daviddi spiega:

«Questi cambiamenti possono avvenire internamente, attraverso investimenti nelle proprie linee di sviluppo, ma cresce anche il ricorso alle M&A per acquisire competenze strategiche o per cedere asset, generando liquidità da reinvestire nelle priorità aziendali».



Author: Tony
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