Confindustria: i dazi penalizzano l’export italiano verso gli Usa con un calo di 16,5 miliardi nel medio periodo
- 20 Ottobre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
La recente tregua tra Israele e Palestina ha contribuito a ridurre l’incertezza sul piano internazionale, mentre la diminuzione del prezzo del petrolio ha permesso un alleggerimento dei costi energetici. In Italia, emergono segnali incoraggianti per gli investimenti, tuttavia nel terzo trimestre il settore industriale mostra ancora difficoltà, e il comparto dei servizi evidenzia una crescita contenuta. Le tariffe doganali applicate dagli Stati Uniti e la svalutazione del dollaro continuano a influenzare negativamente l’export italiano, mentre la prudenza nelle scelte di spesa da parte dei consumatori limita i consumi interni. Questa è l’istantanea economica presentata dall’analisi Congiuntura Flash realizzata dal Centro Studi di Confindustria.
L’impatto dei dazi sul commercio con gli Stati Uniti
Un’attenzione particolare è riservata alle tariffe doganali: ad agosto si è registrato un crollo dell’export italiano verso gli Stati Uniti con un calo del 21,1% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, dopo un significativo incremento nei primi mesi dell’anno, dovuto all’anticipo degli acquisti. Questo fenomeno ha inciso per oltre due terzi sulla diminuzione dell’export extra-UE, che segna una flessione del 7,0% su base annua e dell’1,1% sul totale delle esportazioni verso il mondo.
Secondo le stime del Centro Studi Confindustria, nel medio-lungo termine i nuovi dazi potrebbero tradursi in una riduzione delle vendite italiane negli Stati Uniti pari a circa 16,5 miliardi di euro, corrispondenti al 2,7% delle esportazioni totali. I settori maggiormente colpiti sarebbero quelli dell’automotive, dell’alimentare, delle bevande, delle calzature, delle pelli e di altre attività manifatturiere.
Il quadro peggiora se si considerano anche gli effetti indiretti derivanti dalla riduzione delle esportazioni degli altri paesi europei verso gli Stati Uniti, che determinano una minore domanda di componenti italiani lungo le catene produttive europee. In termini complessivi, l’impatto potrebbe raggiungere una contrazione del 3,8% nell’export manifatturiero e dell’1,8% nella produzione industriale nazionale.
Nel lungo periodo è presente un forte incentivo a rilocalizzare alcune produzioni direttamente nel mercato statunitense, con il rischio per l’industria europea di perdere settori chiave del suo tessuto produttivo. Nel breve termine, la qualità dei prodotti europei funge da barriera protettiva contro i dazi, ma un processo di sostituzione produttiva si potrebbe instaurare progressivamente, soprattutto se le tariffe doganali dovessero permanere e se la produzione locale negli Stati Uniti, insieme a quella del Messico e del Canada, riuscirà a soddisfare la domanda interna.
Inoltre, la decisione della Federal Reserve di tagliare i tassi per sostenere la crescita economica tende a indebolire il dollaro rispetto all’euro, con un aumento dell’inflazione importata negli Stati Uniti che, a sua volta, limita la domanda di beni esteri.
Andamento dei prezzi dell’energia
Per quanto riguarda il settore energetico, il prezzo del gas in Europa si mantiene stabile da tre mesi, attestandosi a circa 32 euro al megawattora a ottobre, valore comunque più che doppio rispetto ai 14 euro del 2019. Parallelamente, il prezzo del petrolio è sceso a 66 dollari al barile, raggiungendo livelli analoghi a quelli precedenti la pandemia, intorno ai 64 dollari.
L’inflazione all’interno dell’Unione Europea resta contenuta, con un aumento dei prezzi al consumo del 2,2% a settembre, mentre la Banca Centrale Europea mantiene invariati i tassi di interesse, fermi al 2% dallo scorso giugno. In contrasto, la Federal Reserve ha ripreso una politica di riduzione dei tassi, portandoli al 4,25% a settembre, con ulteriori tagli attesi nei prossimi mesi.
Il dollaro rimane svalutato rispetto all’euro, che ha registrato un apprezzamento del 12,7%, riflettendo le prospettive più pessimistiche sull’economia americana legate all’impatto dei dazi commerciali.