Aussie cresce grazie all’allentamento delle tensioni commerciali e a un’economia cinese resiliente

Il dollaro australiano è salito lunedì, sostenuto da segnali più positivi provenienti dalla principale partner commerciale, la Cina, dove i dati mostrano una certa resilienza dell’economia nonostante i dazi americani e una riduzione del tono aggressivo del presidente Donald Trump nella retorica commerciale.

Lo yen giapponese ha inizialmente perso terreno dopo che Sanae Takaichi, sostenitrice di stimoli fiscali e monetari, è apparsa ormai quasi certa di diventare il prossimo primo ministro del Giappone grazie a un importante sostegno politico per il ruolo.

Tuttavia, il calo della valuta nipponica è rapidamente scomparso dopo che il membro della Banca del Giappone, Hajime Takata, noto per la sua posizione più rigida, ha riaffermato la necessità di un aumento dei tassi d’interesse.

I dati ufficiali pubblicati lunedì hanno confermato che l’economia cinese è cresciuta dell’1,1% nel terzo trimestre, superando le aspettative, mentre la produzione industriale è aumentata del 6,5%. Pur segnando una crescita annuale del 4,8%, il ritmo più lento dell’ultimo anno, l’economia resta sulla buona strada per centrare l’obiettivo ufficiale di aumento del PIL intorno al 5%.

Dan Wang, direttore Cina presso Eurasia Group, ha commentato:

“Analizzando i dati dei primi tre trimestri, è chiaro che la crescita raggiungerà il traguardo, dimostrando che la Cina può resistere alle pressioni provenienti dagli Stati Uniti.”

“Pechino sta inviando un segnale forte: è determinata a raggiungere i propri obiettivi di sviluppo e resta saldamente impegnata nelle sue politiche.”

Nel frattempo, il presidente Trump ha definito il progetto di un dazio del 100% su prodotti cinesi come una misura “non sostenibile”, confermando però la volontà di incontrare il presidente cinese Xi Jinping tra due settimane.

Il dollaro australiano è cresciuto dello 0,3%, raggiungendo quota 0,6504 dollari. Il renminbi cinese è rimasto sostanzialmente stabile a 7,1235 yuan per dollaro americano nel mercato offshore.

L’euro ha marginalmente guadagnato lo 0,1% a 1,1665 dollari, mentre la sterlina è leggermente scesa dello 0,1% a 1,3431 dollari.

Kyle Rodda, analista del mercato presso Capital.com, ha osservato:

“Nel contesto delle restrizioni totali sulle esportazioni di terre rare e delle tariffe al 100%, esiste una sorta di ‘distruzione mutuamente assicurata’, dove sia gli Stati Uniti sia la Cina sembrano riconoscere implicitamente i rischi.”

“Di conseguenza, i mercati continuano a scontare una possibile de-escalation delle tensioni, anche se la volatilità potrebbe persistere fino a quando non saranno annunciati chiaramente questi ridimensionamenti.”

Gli sviluppi politici in Giappone e l’impatto sul mercato

In Giappone, gli investitori sono tornati a operare seguendo la cosiddetta “Takaichi trade”, caratterizzata da un orientamento rialzista sui titoli azionari e ribassista sullo yen, dopo che il Partito Liberal Democratico (LDP) ha firmato un’alleanza con il Partito per l’Innovazione del Giappone (JIP).

Questa intesa prepara il terreno per la conferma di Sanae Takaichi come primo ministro in un voto parlamentare previsto per martedì.

La candidatura di Takaichi a diventare la prima premier donna del Giappone era sembrata a rischio dopo la rottura improvvisa con il partner di coalizione di lunga data, il partito Komeito, avvenuta all’inizio del mese. Tuttavia, l’alleanza con il gruppo di destra JIP rappresenta un sostegno più coerente con le sue visioni politiche.

Questi sviluppi hanno rafforzato il dollaro americano, che ha raggiunto un picco del +0,4% a 151,20 yen nelle prime fasi della giornata, ma questo rialzo si è poi attenuato dopo la dichiarazione di Takata della Banca del Giappone, uno dei due membri che avevano votato per un aumento dei tassi lo scorso mese senza successo, il quale ha affermato che il Paese ha probabilmente già raggiunto l’obiettivo di inflazione del 2% della banca centrale.

Nonostante ciò, l’indice azionario Nikkei ha chiuso in rialzo di oltre il 3%, toccando un massimo storico.

La Banca del Giappone prenderà una nuova decisione di politica monetaria il 30 ottobre; secondo i dati di mercato di LSEG, la probabilità di un aumento dei tassi di un quarto di punto è stimata al 23%.