Il boom delle esportazioni cinesi non riesce a fermare il rallentamento dell’economia
- 18 Ottobre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Borse, Mercati
Una nave portacontainer di Antong Holdings Co. attraccata al porto di Nansha a Guangzhou, Cina.
La crescita economica della Cina probabilmente ha registrato il ritmo più lento degli ultimi dodici mesi nel terzo trimestre, nonostante il boom delle esportazioni, una discrepanza che il Partito Comunista potrebbe tentare di correggere nel corso di un incontro cruciale previsto per la prossima settimana.
Con il peggiorare delle tensioni commerciali con gli Stati Uniti, la debolezza negli investimenti, nella produzione industriale e nelle vendite al dettaglio sta intaccando lo slancio generato dalle vendite record all’estero. I dati in arrivo lunedì dall’Ufficio Nazionale di Statistica cinese dovrebbero indicare un aumento del prodotto interno lordo (PIL) del 4,7% su base annua nel trimestre, secondo la stima mediana di un sondaggio Bloomberg, in calo rispetto al 5,2% registrato nei tre mesi precedenti.
Le vendite al dettaglio sono previste in crescita del 3% a settembre, mentre la produzione industriale dovrebbe aumentare del 5%, segnando entrambi i risultati più deboli dell’anno finora.
Parallelamente, gli investimenti in attività fisse dovrebbero aver rallentato ulteriormente nei primi nove mesi, attestandosi invariati rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Questi investimenti sono in calo dal mese di maggio, nonostante un massiccio aumento del debito pubblico destinato a sostenere la capacità di spesa degli enti locali. Tuttavia, la spesa pubblica in infrastrutture non è stata sufficiente a compensare il calo degli investimenti nel settore immobiliare e il rallentamento degli stanziamenti per la manifattura.
Le imprese straniere hanno ridotto ulteriormente le uscite, con l’entrata di nuovi investimenti diretti esteri in calo di quasi il 13% nei primi otto mesi, prefigurando un terzo anno consecutivo di contrazione. Un fattore positivo è rappresentato dalla domanda estera, con il saldo commerciale della merce che ha raggiunto finora un record di 875 miliardi di dollari, secondo i dati più recenti.
Questa fragilità economica fa da sfondo all’imminente riunione dei dirigenti del partito nel cosiddetto quarto plenum a Pechino. L’incontro fornirà indicazioni sulle priorità per il periodo 2026-2030, in un contesto in cui governi e investitori internazionali chiedono un riequilibrio dell’economia cinese a favore del consumo interno.
Il parere degli economisti di Bloomberg
Chang Shu, capo economista per l’Asia, ha dichiarato:
“Pechino ora si trova di fronte a forti ostacoli strutturali — dalla perdita di motori di crescita al prolungato calo del settore immobiliare e a una deflazione radicata — a differenza degli shock pandemici severi ma temporanei durante l’ultimo piano quinquennale. Con gli Stati Uniti che intensificano restrizioni commerciali e tecnologiche, l’ambiente esterno è diventato nettamente sfavorevole. Questa volta, il cambiamento non è più un obiettivo lontano ma un’esigenza urgente.”
Il Fondo Monetario Internazionale (FMI), che ha mantenuto la previsione di crescita della Cina al 4,8% per il 2025, stima un rallentamento al 4,2% nel 2026, in linea con le medie delle previsioni degli economisti.
L’istituzione internazionale ha avvertito che “le prospettive della Cina restano fragili” evidenziando come “gli investimenti nel settore immobiliare continuano a diminuire mentre l’economia vacilla sull’orlo di un ciclo di debito-deflazione.”
Gli esperti dell’FMI hanno aggiunto:
“Un riequilibrio verso il consumo delle famiglie — anche attraverso misure fiscali con un maggiore focus sulla spesa sociale e sul settore immobiliare — e una riduzione delle politiche industriali ridurrebbero gli eccessi di surplus esterni e attenuerebbero le pressioni deflazionistiche interne.”
Prospettive globali e dati economici in arrivo
Oltre alla situazione cinese, questa settimana sono attesi importanti dati sull’inflazione da paesi come Giappone e Regno Unito, analogamente agli indici dei responsabili acquisti (PMI) delle principali economie. Inoltre, sarà pubblicato il primo resoconto di un incontro della banca centrale svizzera.
Negli Stati Uniti e in Canada, dopo il ritardo causato dalla chiusura temporanea del governo federale americano, il Bureau of Labor Statistics diffonderà venerdì l’indice dei prezzi al consumo (CPI) relativo a settembre. Questa informazione, originariamente prevista per il 15 ottobre, offrirà ai membri della Federal Reserve un dato chiave sull’inflazione prima della riunione di politica monetaria programmata per la settimana successiva.
Gli economisti intervistati da Bloomberg prevedono che l’indice dei prezzi al consumo core — che esclude gli elementi più volatili come cibo e carburante per offrire un quadro più preciso dell’inflazione sottostante — sia cresciuto dello 0,3% per il terzo mese consecutivo.
L’aumento graduale dei dazi doganali continuerà a trasferirsi sui consumatori, con un guadagno mensile previsto che manterrà l’inflazione core annua (CPI) al 3,1%. Nonostante molti dati economici ufficiali siano stati posticipati, il personale del Bureau of Labor Statistics (BLS) è stato richiamato durante la chiusura amministrativa per preparare il rapporto CPI di settembre, fondamentale per gli aggiustamenti del costo della vita dei beneficiari della Social Security nel prossimo anno. Sebbene l’inflazione rimanga superiore all’obiettivo della Federal Reserve, gli ufficiali della banca centrale sono attesi a annunciare il secondo taglio dei tassi di interesse dell’anno dopo una riunione di due giorni prevista per il 28 e 29 ottobre, a causa del mercato del lavoro ancora fragile.
Tra i dati economici del settore privato in programma, il rapporto dell’National Association of Realtors di giovedì probabilmente evidenzierà una debolezza nelle chiusure di contratti per l’acquisto di abitazioni usate a settembre. L’indice PMI dell’S&P Global in uscita venerdì dovrebbe indicare una crescita modesta nelle attività manifatturiere e nei servizi.
Focus sull’Asia
Oltre alla settimana intensa in Cina, il Giappone pubblicherà venerdì i dati CPI nazionali, che si prevede mostrino un’inflazione dei consumatori ancora ben al di sopra del target della Banca del Giappone a settembre. Nello stesso giorno, gli indici dei direttori degli acquisti potrebbero evidenziare una contrazione dell’attività manifatturiera per il quarto mese consecutivo, mentre il settore dei servizi festeggerà un anno intero di espansione.
I dati PMI di settembre dell’India sono attesi per confermare una solida attività manifatturiera. Nuova Zelanda pubblicherà i dati trimestrali sull’inflazione, mentre Malesia, Singapore e Hong Kong rilasceranno i dati CPI di settembre. Inoltre, sono previste le statistiche commerciali mensili di Nuova Zelanda, Thailandia e Giappone, con la Corea del Sud che diffonderà le statistiche commerciali relative a 20 giorni di ottobre.
Sul fronte delle politiche monetarie, la Cina dovrebbe mantenere invariati i tassi di interesse prime loan a 1 e 5 anni lunedì. La Banca di Indonesia potrebbe valutare un ulteriore taglio del tasso di riferimento mercoledì, considerata un’inflazione contenuta e la debolezza della rupia. Il giorno seguente, la Banca di Corea è prevista mantenere stabile il tasso base al 2,50%, anticipando forse un taglio a novembre mentre l’inflazione resta moderata e la crescita economica rallenta. Infine, l’Uzbekistan definirà la politica sui tassi giovedì.
Europa, Medio Oriente e Africa
Il momento più significativo della settimana potrebbe essere la prima lettura degli indici PMI di ottobre in Europa occidentale. Questi dati mostreranno come le aziende manifatturiere e di servizi in Germania, Francia e Regno Unito hanno valutato l’attività all’inizio del quarto trimestre, evidenziando eventuali dinamiche di crescita o stagnazione in un periodo in cui i dazi imposti dall’amministrazione Donald Trump stanno comprimendo le esportazioni verso gli Stati Uniti.
Tra i dati concreti, il Regno Unito potrebbe attirare maggiore attenzione. I numeri sulle finanze pubbliche in uscita martedì forniranno indicazioni per la cancelliera Rachel Reeves mentre si prepara a un bilancio complesso in novembre. L’inflazione prevista per il giorno seguente sarà cruciale sia per i piani della Reeves sia per la Banca d’Inghilterra, che procede verso ulteriori possibili tagli ai tassi monitorando con cautela le pressioni inflazionistiche ancora elevate. Si prevede un’accelerazione dell’inflazione fino al 4%, il ritmo più rapido da un anno e mezzo.
Nella zona euro, diversi rappresentati della Banca Centrale Europea si esprimeranno prima dell’inizio di un periodo di silenzio pre-decisionale che scatterà giovedì. Tra questi, i membri del Comitato Esecutivo Isabel Schnabel e Philip Lane lunedì, e la presidente Christine Lagarde mercoledì.
Nel frattempo, le difficoltà della Francia nel riuscire ad approvare il bilancio sembrano destinate a proseguire, nonostante il primo ministro Sébastien Lecornu abbia superato due voti di sfiducia nell’ultima settimana. La situazione politica instabile potrebbe comunque condurre alla caduta del governo.
Il quadro è peggiorato dopo la decisione non programmata di S&P Global Ratings di declassare il rating del Paese venerdì notte. Questa mossa fa perdere alla Francia la doppia A da due dei tre principali agenzie di rating in poco più di un mese, costringendo potenzialmente alcuni fondi con criteri d’investimento molto rigidi a vendere i titoli di stato francesi. Un aggiornamento da Moody’s Ratings è atteso per la fine della prossima settimana; attualmente l’agenzia conserva un outlook stabile per il paese.
Infine, anche il Belgio potrebbe essere oggetto di revisione da parte di S&P Global Ratings, che sta analizzando la situazione creditizia del Paese.
L’andamento economico globale presenta segnali complessi, con una tendenza già inclinata verso il negativo in diversi settori. In Svizzera, i dati sulle esportazioni di settembre, in arrivo martedì, offriranno un quadro significativo sulla posizione commerciale del paese al termine del trimestre, periodo segnato dall’applicazione delle tariffe di importazione statunitensi più elevate rispetto a qualsiasi altra economia avanzata. Il governo svizzero ha menzionato proprio questi dazi nel rivedere al ribasso le stime di crescita per il prossimo anno.
Un momento cruciale sarà giovedì, quando la Banca Nazionale Svizzera pubblicherà per la prima volta un riassunto delle discussioni relative alla riunione sui tassi d’interesse, un’iniziativa che punta a emulare la trasparenza adottata dalla Federal Reserve degli Stati Uniti.
Spostandoci verso sud, i dati attesi per mercoledì dall’Sudafrica potrebbero segnalare un lieve aumento dell’inflazione, dal 3,3% di agosto al 3,4% a settembre. Tale tendenza potrebbe indurre i responsabili delle politiche monetarie a mantenere invariati i tassi d’interesse per il secondo incontro consecutivo, mantenendo fermo l’obiettivo rigido di crescita dei prezzi al 3%, come sottolineato dalla South African Reserve Bank a luglio. Giovedì seguirà la pubblicazione della revisione semestrale della politica monetaria, accompagnata dalle indicazioni del governatore Lesetja Kganyago.
Decisioni Monetarie nell’Europa Orientale e in Turchia
Alcune decisioni di politica monetaria sono previste in prossimità della regione. Martedì, la Banca Nazionale d’Ungheria dovrebbe mantenere fermo il tasso al 6,5%, nonostante le pressioni del governo per un allentamento della politica monetaria.
In Turchia, giovedì è atteso un ulteriore taglio dei tassi da parte della banca centrale, con una riduzione prevista di 100 punti base al 39,5% secondo un sondaggio Bloomberg. Tuttavia, alcune previsioni indicano la possibilità di una pausa, dopo che l’inflazione ha registrato una crescita inattesa, arrivando al 33,3% su base annua a settembre.
La Banca di Russia comunicherà la sua decisione sui tassi venerdì. Dopo tre riduzioni consecutive, il tasso di riferimento si è attestato al 17%. La governatrice Elvira Nabiullina ha messo in guardia sul possibile spazio limitato per ulteriori tagli, a causa dell’aumento del deficit federale, legato alla spesa per il conflitto in Ucraina.
Situazione e Prospettive in America Latina
In una settimana caratterizzata da dati più scarsi, il Messico potrebbe registrare per agosto il secondo mese consecutivo di risultati negativi relativi al PIL, influenzati principalmente da una restrizione nella spesa pubblica e dalle politiche commerciali dell’amministrazione precedente.
Allo stesso modo, i dati di agosto provenienti dall’Argentina potrebbero confermare una prolungata fase di recessione, dovuta all’applicazione di misure economiche drastiche dopo l’avvento alla presidenza di Javier Milei, la cui terapia d’urto sta avendo un impatto importante sull’economia nazionale. Sarà inoltre pubblicato l’indice di fiducia nel governo elaborato dalla Torcuato Di Tella University, che dopo una recente caduta potrebbe aver subito un ulteriore calo in seguito alla svalutazione del peso e allo sfacelo delle attività locali.
Buone notizie giungono invece dalla Colombia, dove il rapporto sul PIL di agosto segue i dati di luglio che hanno mostrato un avvio brillante della seconda metà dell’anno, in linea con le previsioni della banca centrale.
I report sull’inflazione di metà mese a Brasile e Messico potrebbero indicare pressioni sui prezzi ancora persistenti. Nel dettaglio, la stabilità e l’elevata inflazione core sono destinate a mantenere la Banca Centrale del Brasile ferma al tasso del 15% almeno fino al 2026. Al contrario, in Messico è improbabile che la Banxico sospenda il ciclo di allentamento dopo dieci tagli consecutivi sui tassi d’interesse.