Torino la fabbrica d’Italia Orsini sulla manovra serve coraggio e guardare alla crescita
- 17 Ottobre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Un’assemblea di rilievo si è svolta a Torino, dove 800 imprenditori e manager si sono radunati nella storica sede dell’Unione Industriali. La zona torinese è particolarmente segnata dal profondo mutamento che sta investendo l’industria in generale, con un focus particolare sull’automotive. Nonostante le difficoltà, viene descritta come «la fabbrica d’Italia che non si arrende», sottolinea il presidente dell’Unione Industriali di Torino, Marco Gay. Inoltre, come anticipa il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, Torino si propone come «la prima città europea a sperimentare la guida autonoma».
Al centro della discussione, come evidenziato dal presidente Emanuele Orsini e ripreso dal presidente dell’Unione Industriali Marco Gay, c’è il tema della manovra economica e delle difficoltà che attraversa l’Europa. Orsini ha sottolineato la necessità di coraggio: «occorrerebbe coraggio, perché il coraggio è essenziale per lo sviluppo e la crescita. Tuttavia, nella prima bozza del Documento di Economia e Finanza (Def), almeno da ciò che abbiamo potuto vedere finora, questo coraggio manca».
Emanuele Orsini ha ribadito la richiesta del mondo industriale: «serve un piano industriale con una visione almeno triennale – ha ribadito – chiediamo una misura significativa e di largo respiro». In mancanza di questo si perpetua l’incertezza, mentre è importante invece predisporre un piano con «misure semplici e automatiche adeguate alle PMI, come il superammortamento, potenziando al contempo i contratti di sviluppo con una radicale riduzione dei tempi di erogazione e guardando al rilancio del Sud, continuando quanto fatto con le Zone Economiche Speciali (Zes)».
Orsini ha ricordato inoltre che negli ultimi due anni sono stati stanziati 5,6 miliardi di euro sulla Zes per attrarre investimenti pari a 28 miliardi con 35mila assunzioni generate. «Questo è un debito considerabile buono e serve grande coraggio. Purtroppo però nella prima parte del Def non troviamo menzionata la parola crescita». Sottolineando che i vecchi numeri dell’automotive difficilmente si ripeteranno, ha aggiunto: «Se Stellantis ha investito 13 miliardi negli Stati Uniti vuol dire che lì ha trovato condizioni favorevoli. Noi, invece, non riusciamo a offrire prospettive attrattive a causa della burocrazia, dei tempi e dei costi energetici. Dobbiamo diventare più competitivi». Questo resta un punto cruciale per «la nostra Europa e per il nostro Paese», soprattutto considerando la crescente pressione commerciale esercitata dalla Cina sul Vecchio Continente.
Il ruolo strategico dell’automotive
Il settore automobilistico continua a essere centrale nel dibattito. Il vicepremier Matteo Salvini ha ribadito la sua critica alla politica europea che punta esclusivamente sull’auto elettrica, richiamando anche i 23 miliardi di euro già stanziati per progetti e infrastrutture a Torino e in Piemonte. Parallelamente, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha ricordato che «la crisi dell’automotive è la crisi dell’Europa» e ha aggiornato sui negoziati in corso con Bruxelles.
Adolfo Urso ha spiegato: «Abbiamo avanzato, insieme al Governo tedesco, la richiesta di posticipare la data del 2035 fissata per la fine dei motori termici, promuovendo il principio di neutralità tecnologica. Stiamo lavorando per ottenere la maggioranza necessaria per rivedere il Green Deal europeo». A proposito di Stellantis, ha aggiunto: «La governance si sta sempre più italianizzando. In Italia stiamo resistendo senza chiudere stabilimenti né procedere a licenziamenti».
Un quadro preoccupante è stato tracciato dal presidente Marco Gay, che ha messo in evidenza come tra il 2019 e il 2024 la Cina abbia incrementato la produzione di veicoli di 6 milioni, mentre l’Europa ha subito un calo di 3,8 milioni, il Giappone di 1,2 milioni e gli Stati Uniti di 70 mila unità. Gay ha ricordato inoltre i dati elaborati dalla Camera di Commercio di Torino in collaborazione con ANFIA: «Nel 2025 la filiera automotive in Piemonte ha perso oltre 1 miliardo di euro e 1.500 posti di lavoro; per il 2026 ci aspettiamo un andamento simile».