Il Fed degli Stati Uniti Barr catalogo i pericoli da evitare nelle future normative sulle stablecoin
- 16 Ottobre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Il settore delle criptovalute e diversi grandi attori finanziari di Wall Street stanno accelerando per implementare l’infrastruttura delle stablecoin ben prima che le autorità di vigilanza statunitensi completino le loro normative. Michael Barr, governatore della Federal Reserve, ha colto l’occasione durante un evento della DC Fintech Week a Washington per ricordare agli esperti legali dell’industria i rischi associati a asset nominalmente sicuri.
Michael Barr ha spiegato:
“L’emissione di passività liquide riscattabili a valore nominale ma garantite da asset, anche di alta qualità, sui quali i creditori possono nutrire dubbi, rende il denaro privato vulnerabile al rischio di corsa.”
Il governatore ha sottolineato come le riserve ammesse, come i depositi non assicurati, possano rappresentare potenziali pericoli. Barr, che in passato ha ricoperto il ruolo di massimo responsabile della supervisione finanziaria presso la Fed durante l’amministrazione precedente, si era dimesso con l’arrivo dell’amministrazione del presidente Donald Trump. Durante quel periodo, il settore delle risorse digitali lo aveva percepito come parte della tendenza detta di “debanking”, ovvero l’incoraggiamento da parte dei regolatori bancari affinché le banche si allontanassero dal settore crypto.
Tuttavia, negli ultimi tempi la Federal Reserve e altri organismi regolatori americani hanno adottato un approccio meno restrittivo rispetto alle asset digitali rispetto al passato. Barr resta membro del consiglio a sette componenti della Fed e ha messo in guardia le agenzie coinvolte nella stesura delle normative sulle stablecoin, inclusa la sua, ricordando “la lunga e dolorosa storia del denaro privato creato con garanzie insufficienti”.
Ha citato come esempio l’esperienza statunitense con i fondi del mercato monetario, ricordando come il Reserve Primary Fund abbia “rotto il valore nominale” — scendendo sotto 1 dollaro per azione — durante la crisi finanziaria globale del 2008, e come la recente pandemia abbia nuovamente esercitato pressioni su questi strumenti finanziari.
Nonostante l’adozione del GENIUS Act (Guiding and Establishing National Innovation for U.S. Stablecoins), i regolatori bancari non hanno ancora definito le norme necessarie per la sua applicazione, lasciando l’industria in una zona grigia priva di una regolamentazione precisa. Nel frattempo, la stablecoin principale al mondo, la USDT di Tether, è gestita da sedi offshore e sotto un modello di riserve che non soddisfa i criteri previsti dagli standard statunitensi ancora in fase di definizione, anche se Tether pianifica una piena integrazione nel mercato americano.
Michael Barr ha aggiunto:
“Gli emittenti di stablecoin tradizionalmente trattengono i profitti derivanti dall’investimento delle riserve e sono quindi spinti a massimizzare il rendimento di questi asset estendendo al massimo il ventaglio di rischi consentiti. Spingere i limiti delle risorse ammissibili può incrementare i profitti in tempi favorevoli, ma rischia di minare la fiducia in momenti inevitabili di stress di mercato.”
Corey Then, vicepresidente e vice capo del dipartimento legale per la politica globale di Circle, emittente di USDC, la stablecoin statunitense di riferimento, ha commentato in seguito:
“Concordo sostanzialmente con quanto detto da Barr. Il processo di creazione delle regole richiede ancora molto lavoro. L’ultima cosa che vogliamo in Circle è un ambiente permissivo.”
Barr ha segnalato in particolare i depositi non assicurati come possibili riserve per gli emittenti secondo il GENIUS Act, evidenziandoli come “un fattore chiave di rischio durante la crisi bancaria dello marzo 2023”. Ha inoltre citato i cosiddetti “overnight repo” come elementi di riserva potenzialmente volatili.
Durante la crisi del 2023 che ha colpito le banche tecnologiche statunitensi, Circle aveva allocato fino all’8% delle proprie riserve nella banca in difficoltà Silicon Valley Bank, per un valore superiore a 3 miliardi di dollari: questo ha provocato un’improvvisa corsa al riscatto di USDC, che ha portato temporaneamente la moneta digitale a perdere il suo ancoraggio al dollaro. Altre stablecoin di rilievo hanno avuto problemi similari, come nel caso del crollo della stablecoin UST di Terra nel 2022.
Barr ha ipotizzato, collegandosi al GENIUS Act, che essendo il bitcoin valuta legale in El Salvador, vi potrebbe essere un argomento per considerare i repo di bitcoin come asset di riserva idonei.
Riguardo al quadro regolatorio, Barr ha detto:
“È necessario che i regolatori federali e statali elaborino un insieme completo di norme in grado di colmare le lacune critiche e garantire l’istituzione di robuste misure di tutela per gli utenti di stablecoin, mitigando al contempo i rischi sistemici più ampi.”
Ha comunque avvertito circa il rischio di arbitraggio regolatorio, ossia la possibilità che gli emittenti scelgano il regolatore meno restrittivo. Questa criticità sussiste nonostante l’intento del GENIUS Act di armonizzare le normative a livello federale e statale sotto standard sostanzialmente uniformi.
Riferendosi al crollo del 2008, Barr ha ricordato come l’area dei prodotti finanziari rischiosi del American International Group fosse sorvegliata da un ente federale meno efficace, l’Office of Thrift Supervision (successivamente dismesso), mentre le altre attività erano regolate da diversi enti a livello statale, causando lacune di supervisione che minacciarono il sistema finanziario nel suo complesso.
Lo sviluppo di un quadro normativo chiaro e coordinato sulle stablecoin è quindi una priorità per la stabilità finanziaria statunitense e per la tutela degli utenti, in un settore in rapida evoluzione e con implicazioni globali significative.