Borse Shanghai apre a +0,10% Shenzhen a +0,14% con la Cina sempre più in deflazione
- 15 Ottobre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Le borse cinesi hanno inaugurato la giornata con scambi poco movimentati, mantenendosi lievemente al di sopra della parità: l’indice Composite di Shanghai ha registrato un aumento dello 0,10%, posizionandosi a 3.869,21 punti, mentre l’indice di Shenzhen è salito dello 0,14% a 2.443,23 punti.
Anche la borsa di Hong Kong ha iniziato la sessione in territorio positivo, con l’indice HANG SENG che ha guadagnato lo 0,74%, attestandosi a 25.628,95 punti nelle prime fasi della giornata.
In Giappone, la borsa di Tokyo ha aperto le contrattazioni lievemente in rialzo, tentando una ripresa dopo la marcata flessione di ieri, nonostante la correzione registrata sui mercati azionari statunitensi. Gli investitori rimangono attenti ai prossimi dati sull’inflazione provenienti dalla Cina. L’indice NIKKEI 225 è salito dello 0,25%, raggiungendo quota 46.962,68 con un progresso di 115 punti.
Sul mercato valutario, lo yen ha mostrato una certa forza guadagnando terreno sul dollaro, attestandosi a 151,80, e sull’euro, posizionandosi a 176,10.
La Cina verso la deflazione, prezzi al consumo in calo
L’economia cinese sta sperimentando una crescente deflazione: nel mese di settembre i prezzi al consumo sono diminuiti dello 0,3% su base annua, un leggero miglioramento rispetto al -0,4% di agosto, ma peggio delle previsioni che indicavano un calo dello 0,1%. Su base mensile si è registrato un incremento dello 0,1%, la metà dello 0,2% atteso e in rallentamento rispetto al dato stabile di agosto, secondo i dati pubblicati dall’Ufficio nazionale di statistica cinese.
I prezzi alla produzione rimangono in territorio negativo da oltre tre anni consecutivi, segnando a settembre un calo del 2,3%, leggermente attenuato rispetto al -2,9% di agosto, corrispondente alle attese e rappresentando il passo più positivo da febbraio. Questo andamento è parzialmente frutto delle misure adottate da Pechino per contenere la guerra dei prezzi interna, soprattutto nel settore automobilistico.
L’economia cinese deve tuttora affrontare alcune sfide significative quali le incertezze legate alla guerra commerciale con gli Stati Uniti, la domanda interna debole, crisi nel settore immobiliare e la crescita della disoccupazione tra i giovani. In risposta a questi problemi, il governo ha avviato la cosiddetta campagna “anti-involuzione”, mirata a frenare la competizione eccessiva e disordinata che ha investito diversi settori, dall’automotive ai pannelli solari, fino alla consegna di generi alimentari e alla logistica delle merci.
Alcuni economisti ritengono però che questa iniziativa non possa protrarsi a lungo termine e che la Cina si troverà inevitabilmente a dover stimolare la domanda interna attraverso interventi mirati e a dover riequilibrare il proprio modello economico verso una crescita più sostenibile.
Recentemente, il Fondo Monetario Internazionale ha esortato Pechino a incrementare gli investimenti negli ammortizzatori sociali e a rilanciare il settore immobiliare, pur riducendo il supporto alla politica industriale. La stretta sul mercato immobiliare, avviata nel 2020 per contenere il crescente indebitamento, ha determinato un crollo del comparto, che ha condotto alcuni analisti a temere che una deflazione profonda possa riproporre uno scenario simile a quello vissuto dal Giappone all’inizio degli anni ’90, dove il crollo del settore immobiliare fu seguito da un lungo periodo di stagnazione economica.
I mercati monitoreranno con attenzione il quarto Plenum del Partito Comunista Cinese, in programma dal 20 al 23 ottobre, durante il quale si discuteranno possibili politiche volte a sostenere i consumatori e a definire le strategie di sviluppo economico previste nel prossimo piano quinquennale a partire dal 2026.