Il 7% più critico del PIL americano

Il vero motore dell’economia americana potrebbe sorprenderti. Non è la tecnologia, né l’intelligenza artificiale, la finanza o la produzione industriale. È l’energia. L’energia rappresenta solo il 7% del prodotto interno lordo (PIL) degli Stati Uniti, ma, come ha affermato l’ex presidente della Federal Energy Regulatory Commission (FERC) Mark Christie, “è quel 7% fondamentale… tutto il resto della nostra economia e stile di vita dipende da essa”. Christie, recentemente nominato direttore fondatore del nuovo Center for Energy Law & Policy presso la William & Mary Law School, ha messo in luce il ruolo spesso sottovalutato ma indispensabile che l’energia riveste nella nostra economia e sicurezza nazionale.

L’energia alimenta ogni aspetto della vita americana, dall’infrastruttura digitale e l’assistenza sanitaria alla manifattura e ai tragitti quotidiani. Dagli elettrodomestici presenti in ogni abitazione ai servizi di streaming seguiti ogni sera. L’influenza dell’energia è ovunque. Qualsiasi crescita futura, che si tratti della riorganizzazione della produzione locale, dell’espansione dell’intelligenza artificiale oppure dell’elettrificazione dei veicoli, non può prescindere da un incremento dell’offerta energetica.

L’ex presidente della FERC, Mark Christie, aprirà il nuovo evento POWER, Data Center POWER eXchange (DPX 2025), con un discorso sulla sfida degli investimenti infrastrutturali da 2 trilioni di dollari posti all’incrocio tra energia e crescita digitale. Con l’aumento della domanda di energia alimentata dall’intelligenza artificiale che mette sotto pressione le infrastrutture, Christie illustrerà le questioni legate all’affidabilità, al design dei mercati e alla ripartizione dei costi tra utility, hyperscaler e regolatori. Le iscrizioni a DPX 2025, previsto per il 28 ottobre a Denver, Colorado, sono già aperte.

Nonostante l’energia rappresenti una quota modesta del PIL, questo dato non rende giustizia al suo contributo reale. La vita contemporanea dipende da un flusso ininterrotto di energia accessibile e affidabile. Senza questa, settori come la finanza, il commercio, le comunicazioni, la sanità e il trasporto si fermerebbero immediatamente. In altre parole, il restante 93% del PIL non esisterebbe senza l’energia, che è la condizione preliminare per la società moderna.

Per decenni, gli Stati Uniti hanno esternalizzato la produzione di risorse fondamentali, dallo acciaio ai semiconduttori, dalle batterie a componenti elettrici, per contenere i costi. Oggi, gran parte della rete elettrica americana si affida a trasformatori, condensatori e altri componenti prodotti all’estero, soprattutto in Cina. Questa dipendenza dalla catena di approvvigionamento energetico globale espone a vulnerabilità significative. Quando l’offerta si riduce o si interrompe, si perde l’accesso a componenti specializzati come i grandi trasformatori, che richiedono anni per essere costruiti o sostituiti. La Cina fornisce oggi la maggior parte di questi trasformatori essenziali per la rete nazionale. La resilienza della rete americana, e conseguentemente dell’intera economia, dipende da fornitori situati all’estremo opposto di catene di fornitura globali sempre più complesse.

La American Society of Civil Engineers ha assegnato alla infrastruttura energetica degli Stati Uniti un giudizio di D+ nel suo rapporto 2025. I sistemi di rete obsoleti e la carenza di trasformatori sono tra le criticità più rilevanti, evidenziando l’urgenza di riportare la produzione di questi componenti all’interno del paese.

Questa dipendenza non rappresenta solo un rischio economico. Se la Cina decidesse di sfruttare la sua posizione dominante nella catena di approvvigionamento per limitare l’accesso a componenti cruciali della rete o, peggio, di introdurre intenzionalmente vulnerabilità in tali sistemi, gli Stati Uniti si troverebbero ad affrontare gravi interruzioni a catena. Uno scenario simile bloccherebbe le attività economiche e comprometterebbe la vita quotidiana e i servizi essenziali.

Potrebbero verificarsi blackout negli ospedali, malfunzionamenti nei sistemi di comunicazione d’emergenza, ritardi nella catena di approvvigionamento alimentare e interruzioni nei servizi idrici e di sanificazione. Anche gli impianti di riscaldamento e raffreddamento potrebbero essere messi a rischio durante ondate di caldo estremo o forti gelate. Questo è un problema di sicurezza nazionale. In reti elettriche complesse e interconnesse, un ritardo di giorni o settimane nella sostituzione di un solo trasformatore può portare all’interruzione dell’energia in ospedali, centri dati o intere città.

La rete moderna non è composta solo da hardware, ma anche da dati. Le infrastrutture “intelligenti”, ottimizzate dall’intelligenza artificiale, introducono nuovi livelli di efficienza attraverso una migliore gestione della rete, ma aprono allo stesso tempo nuove modalità di vulnerabilità.

Quando microchip o firmware vengono acquistati all’estero, possono contenere backdoor progettate appositamente, esponendo gli Stati Uniti a rischi di sicurezza informatica legati a queste componenti critiche. Garantire la sicurezza delle forniture hardware e software diventa dunque essenziale per preservare la continuità operativa dell’intera infrastruttura energetica nazionale.

I sistemi energetici moderni sono sempre più vulnerabili a potenziali minacce, che spaziano dall’interferenza digitale al sabotaggio fisico da parte di attori ostili. La messa in sicurezza della rete contro queste minacce, sia di natura fisica che informatica, è diventata una priorità urgente nel dibattito politico, spingendo esperti di cybersecurity, sia nel settore pubblico che privato, a prepararsi al peggio.

Fino ad ora, la politica energetica degli Stati Uniti ha privilegiato soluzioni immediate e a basso costo, spesso a scapito della scala e della resilienza dell’infrastruttura. Tuttavia, il Dipartimento dell’Energia, la Casa Bianca e numerosi specialisti dell’industria energetica stanno spingendo per un cambiamento radicale: riportare la produzione sul suolo nazionale e investire in capacità interne che permettano di costruire una rete autonoma e resistente agli sconvolgimenti geopolitici.

Si tratta di un impegno a lungo termine che richiederà l’azione coordinata di governo, industria e stakeholder vari, con una revisione completa delle politiche attuali e un potenziamento delle capacità produttive nazionali. Di seguito, cinque proposte politiche che gli Stati Uniti dovrebbero prendere in considerazione.

Incentivare la Produzione Nazionale

È fondamentale introdurre crediti d’imposta e incentivi per la costruzione o l’ampliamento di impianti negli Stati Uniti dedicati alla produzione di trasformatori, componenti elettronici per la rete, batterie avanzate e apparecchiature ad alta tensione. Inoltre, si dovrebbe creare un “bonus per contenuti nazionali” volto a premiare l’utilizzo di componenti energetici avanzati interamente prodotti negli Stati Uniti.

Costituire Scorte Strategiche di Materiale per la Rete

È necessario istituire una riserva nazionale gestita a livello federale contenente componenti fondamentali come trasformatori e dispositivi di controllo elettronico. Questa riserva, sul modello della Strategic Petroleum Reserve, consentirebbe un rapido ripristino della funzionalità della rete in caso di interruzioni della fornitura, attacchi informatici o eventi naturali.

Rafforzare le Normative sulla Cybersecurity

Bisogna assicurare il rispetto rigoroso degli standard di protezione delle infrastrutture critiche (NERC CIP) da parte degli operatori della rete e dei fornitori. A questo scopo, è importante fornire fondi federali destinati all’aggiornamento dell’hardware e del software, insieme a programmi di formazione per il personale, al fine di migliorare la capacità difensiva contro le minacce digitali.

Applicare le Regole “Buy American”

È necessario far rispettare l’obbligo di utilizzo di materiali e componenti prodotti negli Stati Uniti nei progetti energetici finanziati con fondi federali e promuovere l’adozione di tali criteri anche nel settore privato. Nei casi in cui la produzione nazionale non sia sufficiente, si dovrebbero stipulare accordi di “friend-shoring” con partner commerciali affidabili per colmare le lacune evitando rischi geopolitici.

Sostenere l’Innovazione Avanzata nella Rete Energetica

È indispensabile incrementare gli investimenti in ricerca e sviluppo, oltre a promuovere bandi federali per demo tecnologiche focalizzate su trasformatori a stato solido, sensori avanzati per la rete, sistemi di accumulo energetico e gestioni basate sull’intelligenza artificiale. Questi interventi non solo miglioreranno la competitività globale, ma contribuiranno alla modernizzazione necessaria per supportare una domanda energetica crescente e complessa.

Gli Stati Uniti si trovano davanti a una scelta strategica: continuare a esternalizzare le proprie infrastrutture e aumentare così la vulnerabilità a pressioni esterne, in particolare dalla Cina, oppure rafforzare la propria sovranità riportando la rete all’interno dei confini nazionali.

È promettente osservare i primi segnali di inversione di rotta, come l’aumento degli investimenti in hardware energetico nazionale e la priorità data dai programmi federali alla sicurezza della rete e alla provenienza interna delle risorse. Le grandi utility stanno inoltre adottando strategie di “dual sourcing” e accordi di “friend-shoring” per mitigare i rischi.

Però i passi avanti devono essere più rapidi. Soddisfare il fabbisogno energetico di un’economia sempre più elettrificata e dipendente dai dati, proteggendola al contempo da interruzioni nella catena di approvvigionamento e attacchi informatici, richiederà un impegno costante e prolungato da parte sia del governo che del settore privato.

L’energia rappresenta solo il 7% nell’economia in termini teorici, ma il suo impatto è assolutamente totale. Il futuro energetico dell’America è una questione cruciale di sicurezza nazionale, sovranità e sopravvivenza.