Le banche sono termometri per l’economia ecco 3 indicatori da seguire nei loro bilanci

La settimana prossima segnerà l’inizio della stagione degli utili bancari con la pubblicazione dei risultati di JPMorgan Chase, una delle principali realtà di Wall Street. Le dichiarazioni delle banche potrebbero offrire indicazioni più chiare sulla tenuta dei mutuatari e su quanto l’espansione dell’intelligenza artificiale stia effettivamente sostenendo l’economia.

Le comunicazioni trimestrali delle banche spesso si accompagnano a termini tecnici come margine di interesse netto, mercati dei capitali e qualità del credito. Tuttavia, se si riesce a distinguere l’essenziale dal superfluo, questi dati forniscono un’utile fotografia della situazione economica.

Nei giorni successivi, le principali istituzioni finanziarie degli Stati Uniti presenteranno i risultati relativi al trimestre conclusosi il 30 settembre. Oltre a JPMorgan Chase che aprirà le danze martedì, saranno protagoniste anche Wells Fargo e Citi, seguite da Bank of America mercoledì. L’interruzione nelle pubblicazioni di numerosi dati economici causata dal blocco governativo rende queste comunicazioni ancora più preziose per comprendere la salute di consumatori e imprese statunitensi, oltre a fornire elementi d’analisi sull’impatto del boom dell’intelligenza artificiale.

Nathan Stovall, responsabile della ricerca sulle istituzioni finanziarie presso S&P Global Market Intelligence, ha definito le banche come “termometri dell’economia”. La domanda che tutti si pongono, a suo avviso, è se stiamo cominciando a vedere “vere crepe nello scudo” economico.

Qualità del credito: un indicatore chiave

La qualità del credito consente di valutare se i clienti rispettano i pagamenti o se, al contrario, incontrano difficoltà a causa di vincoli finanziari. Secondo Stovall, le opinioni sono molto divise su cosa ci si potrà aspettare in questa stagione degli utili: alcuni prevedono un peggioramento, mentre altri ipotizzano una situazione ancora solida.

Lo stesso Stovall sottolinea che gli investitori ascolteranno con attenzione per capire se “la base di clientela resiste realmente”. Prevede “un leggero calo”, senza tuttavia rilevanti variazioni rispetto al trimestre precedente. Nei risultati precedenti, le banche avevano comunicato ad analisti di Wall Street che i dati suggerivano una crescita economica stabile, nonostante le preoccupazioni legate a tariffe commerciali che rallentano l’attività e aumentano i costi per i consumatori.

Jeremy Barnum, direttore finanziario di JPMorgan, aveva commentato: “La difficoltà resta trovare segnali di debolezza. Il consumatore appare sostanzialmente ben saldo”.

Crescita dei prestiti come indice di fiducia

L’espansione dei finanziamenti concessi da banche e istituti di credito indica la fiducia di consumatori e imprese nella loro capacità futura di generare reddito, elemento essenziale per investire in abitazioni, espandere le attività o avviare nuove iniziative.

Stovall spiega: “Si osserva se l’appetito al rischio dei mutuatari cresce e se aumentano i prestiti”. I dati della Federal Reserve indicano una possibile lieve flessione della domanda di nuovi prestiti nel terzo trimestre, soprattutto nei confronti delle banche commerciali.

Apparentemente, questa flessione potrebbe dipendere anche dalla maggiore competizione di finanziatori non bancari. Il settore del credito fuori dal sistema bancario tradizionale è ormai una fonte rilevante di prestiti per società come Apollo Global Management, specializzata in acquisizioni aziendali.

Complica il quadro il fatto che la crescita dei prestiti sia sempre più legata alle somme che le banche concedono a soggetti non bancari, i quali a loro volta finanziano imprese, acquisiscono partecipazioni o sostengono mutui residenziali e commerciali. Stovall aggiunge che circa il 60% della crescita annua nel settore creditizio bancario è attribuibile a finanziamenti verso istituzioni finanziarie non depositarie, come fondi di private equity e creditizi.

L’intelligenza artificiale e il ruolo delle banche

Il crescente utilizzo dell’intelligenza artificiale rappresenta oggi uno dei maggiori fattori di stimolo per l’economia e le banche occupano una posizione centrale in questo contesto. I principali istituti come JPMorgan Chase, Goldman Sachs e Morgan Stanley hanno erogato miliardi di prestiti e finanziamenti a società specializzate in AI, come CoreWeave, oltre a finanziare le infrastrutture innovative che supportano l’intelligenza artificiale.

Gli investitori guarderanno con interesse alla quota di attività bancaria che sarà legata a questo settore emergente, contraddistinto da elevato potenziale ma anche da un modello di business ancora in fase di consolidamento. Sarà importante monitorare i rischi legati alla crescente domanda di investimenti legati all’AI, inclusi quelli tramite obbligazioni.

Mike Mayo, analista di lunga data di Wells Fargo, ha commentato: “I periodi di prosperità spesso coincidono con la concessione di prestiti che in futuro potrebbero rivelarsi problematici”.

Le banche potrebbero inoltre fornire informazioni preziose sugli investimenti aziendali connessi alle tecnologie AI. Mayo ritiene che Wall Street debba necessariamente puntare con decisione su questo settore per mantenere la competitività, anche se una parte di questi investimenti non produrrà risultati.

Ha aggiunto: “Molti progetti non daranno frutti, ma questo è il prezzo da pagare per entrare nel mondo dell’intelligenza artificiale”.