Conte: c’è l’allarme delle imprese ma il governo pensa ad altro

Registriamo un aumento della pressione fiscale ai livelli più elevati degli ultimi dieci anni, insieme a un incremento della spesa per la difesa di oltre 20 miliardi nel prossimo triennio. Tutto ciò avviene mentre l’Istat diffonde un quadro allarmante sulla produzione industriale: 31 mesi di contrazione in 34 mesi di governo. Dobbiamo riconoscere che si tratta di un esecutivo completamente contrario alle esigenze delle imprese e della crescita economica.

Alla vigilia dell’approvazione della manovra economica, il presidente del Movimento 5 Stelle ha espresso una critica severa: mentre le imprese rilanciano il loro grido d’allarme e suonano il campanello d’allarme per l’economia, il governo sembra completamente sordo alle emergenze del Paese.

Interpellato sul recente appello degli imprenditori durante il convegno dei giovani industriali di Capri, il leader del M5S ha detto di non essere sorpreso da una condanna così netta della politica economica dell’esecutivo. Ha infatti sottolineato che questa quarta manovra nasce già “morta”, poiché l’Italia rimane molto indietro rispetto alla media dell’Eurozona, dimostrando che le promesse di riduzione dell’Irpef per il ceto medio e di nuovi sostegni alle imprese rimarranno sostanzialmente sulla carta.

Per rilanciare un’economia stagnante e tornare a crescere in modo solido e durevole, è necessario mettere a disposizione risorse concrete e ideare piani pluriennali di incentivi per le imprese, che hanno bisogno di certezze per programmare il futuro. L’esperienza della Transizione 5.0, considerata un percorso ricco di ostacoli burocratici e con poco più di 2 miliardi utilizzati su oltre 6 disponibili, è emblematica. Le aziende attendono strumenti più efficaci e meno complicati.

Il governo sembra, invece, puntare tutto sulla gestione prudente della finanza pubblica, cercando di accumulare risparmi per vantarsi di qualche decimale in meno di deficit. Tuttavia, gestire i conti con attenzione è cosa diversa dall’ostacolare la crescita e bloccare il sistema economico del Paese. Non si può continuare a inseguire la riduzione del debito pubblico a scapito dell’economia reale, perché in questo modo il debito cresce proprio in virtù della mancanza di strategie industriali e investimenti adeguati.

Come ha evidenziato anche la stessa Confindustria, senza i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, gestiti dal governo, l’Italia si avvierebbe verso una recessione con un calo del -0,5% nel 2025.

Misure necessarie per rilanciare le imprese

Per sostenere concretamente le imprese, diventa urgente la reintroduzione della Transizione 4.0, che in passato si è dimostrata fondamentale per la ripresa dopo la pandemia, soprattutto grazie alla sua applicabilità semplificata, particolarmente utile per le aziende italiane, spesso soffocate da un eccesso di burocrazia e da una pressione fiscale elevata.

Per quanto riguarda la manovra economica in fase di definizione, in base alle informazioni attuali, si tratta di una manovra limitata di circa 16 miliardi con effetti praticamente nulli sulla crescita. Questa misura appare insufficiente a sostenere le famiglie italiane, di cui una su tre secondo l’Istat è costretta a ridurre i consumi alimentari, così come non offre un supporto adeguato ai lavoratori, che hanno visto una diminuzione del 9% nel loro potere d’acquisto reale rispetto al 2021.



Author: Tony
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