I mercati crypto in paura estrema mentre la Cina risponde alla minaccia di dazi aggiuntivi del 100% di Trump

Il Ministero del Commercio della Cina (MOFCOM) ha dichiarato che i nuovi controlli sulle esportazioni di terre rare rappresentano misure legittime a tutela della sicurezza nazionale e non divieti totali, sottolineando che saranno rilasciate licenze per il commercio civile ammissibile. Questa precisazione è emersa da un Q&A pubblicato domenica mattina sul social network X.

Le terre rare, un gruppo di 17 elementi utilizzati in motori a magneti permanenti per veicoli elettrici (EV), turbine eoliche, apparecchiature elettroniche per la difesa e altre tecnologie avanzate, giocano un ruolo cruciale nelle catene di approvvigionamento poiché la Cina ne domina la produzione globale. Il paese asiatico controlla circa il 70% della produzione mondiale e circa il 90% della lavorazione e raffinazione; per questo, anche piccoli cambiamenti nelle licenze possono avere ripercussioni significative più a valle, anche se l’estrazione o la produzione finale avvengono altrove.

Poche ore fa, un portavoce del MOFCOM ha presentato l’intervento del 9 ottobre — realizzato con l’Amministrazione Generale delle Dogane — come parte di una strategia più ampia per “raffinare” il sistema cinese di controllo delle esportazioni in conformità con la normativa interna e gli impegni internazionali sul non-proliferazione. Il portavoce ha evidenziato la rilevanza militare delle terre rare di media e pesante densità, precisando che i partner commerciali sono stati avvertiti in anticipo attraverso meccanismi di dialogo bilaterali sui controlli all’esportazione.

Secondo il ministero, l’attuazione delle misure si baserà principalmente sul rilascio di licenze anziché su proibizioni generali. Le richieste saranno valutate secondo la legge, le licenze concesse ai soggetti che soddisfano i requisiti, e Pechino sta “considerando attivamente” possibili misure di facilitazione, tra cui licenze generali e esenzioni, per promuovere un commercio civile legittimo. Inoltre, il governo cinese ha effettuato una valutazione preventiva degli impatti, prevedendo che l’effetto complessivo sulla catena di approvvigionamento sarà “molto limitato”. Il messaggio rivolto agli operatori economici è stato chiaro: le esportazioni civili conformi “possono ottenere l’approvazione”.

Risposta agli Stati Uniti e apertura al dialogo

Il MOFCOM ha commentato le osservazioni del presidente Donald Trump del 10 ottobre pubblicate su Truth Social, riguardanti un’ulteriore tariffa del 100% sulle importazioni cinesi, in vigore dal 1° novembre 2025, e potenziali controlli statunitensi su “software critici”. Il portavoce ha definito la posizione americana come un “doppio standard”, evidenziando l’ampiezza delle liste di controllo statunitensi e le regole di soglia minima come esempi di un approccio molto stringente a Washington.

Al contempo, il ministero ha sottolineato l’importanza del dialogo, ribadendo che la Cina “non desidera” una guerra commerciale, ma “non ne teme una”, invitando a tornare ai canali di consultazione consolidati per gestire le divergenze su una base reciproca. Il rappresentante ha dichiarato che se gli Stati Uniti dovessero procedere con le misure minacciate, la Cina adotterà “misure risolute” per tutelare i propri interessi.

In un’altra nota, il MOFCOM ha criticato le tariffe portuali statunitensi, in vigore dal 14 ottobre, applicate a determinate navi legate alla Cina. Il ministero ha definito tali oneri come unilaterali e non conformi alle regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio e agli accordi bilaterali. Secondo Pechino, in risposta saranno applicate tariffe speciali sulle navi legate agli Stati Uniti in base alla legislazione interna, in un’ottica difensiva per salvaguardare i diritti delle aziende cinesi e garantire una concorrenza equa nel settore navale.

Al momento, alle ore 9:15 UTC di domenica, i dati di mercato indicano che il bitcoin viene scambiato intorno a 111.271 dollari, con una diminuzione dello 0,5% nelle ultime 24 ore e un calo del 10% rispetto al picco registrato il 9 ottobre a 123.641 dollari. L’indice Crypto Fear & Greed si attesta a 24, corrispondente a un clima di “paura estrema”, in netto contrasto con l’”avidità” registrata una settimana fa, riflettendo un sentimento di mercato piuttosto fragile.