Panetta rilancia la finanza cooperativa: le Bcc tra radici storiche e sfide future
- 11 Ottobre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
La finanza cooperativa non rappresenta un ossimoro, come chiaramente illustrato durante un convegno internazionale tenutosi a Roma l’8 ottobre, in cui il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, ha sottolineato il ruolo cruciale svolto dagli istituti di credito cooperativi non solo a livello nazionale, con le banche di credito cooperativo (BCC), ma anche globale, soprattutto nelle iniziative per la riduzione della povertà e dell’indebitamento dei Paesi meno sviluppati.
In Italia sono presenti 216 banche di credito cooperativo, che detengono una quota del mercato creditizio pari all’8%. Queste rappresentano un elemento strategico per l’intero sistema bancario, in particolare per il loro contributo nel sostenere la clientela nei periodi di crisi e per favorire una crescita economica più equilibrata e sostenibile, come evidenziato da Panetta. Mentre il settore bancario si consolida in grandi gruppi, la funzione di prossimità, tipica delle BCC, continua a costituire un complemento indispensabile all’interno del sistema finanziario nazionale.
Ciò che caratterizza principalmente queste banche è il delicato equilibrio tra la loro naturale vocazione imprenditoriale e l’obbligo di operare secondo principi di mutualità, cooperazione e solidarietà. Riuscire a coniugare queste due missioni non è semplice, ma nel complesso le BCC vi riescono. Durante la pandemia da Covid-19, la loro importanza si è rivelata particolarmente critica, soprattutto per quei segmenti di popolazione, piccole imprese, attività commerciali e artigianali maggiormente colpiti dalla crisi.
Le origini storiche e il valore costituzionale della cooperazione
Le BCC vantano una tradizione che supera il secolo di storia. Fino alla riforma del 2016, erano regolate principalmente dal Testo Unico del 1937, un insieme normativo coevo alla legge bancaria, la cui applicazione si è però protratta molto più a lungo. Il testo era oggetto di attenta verifica da parte della Vigilanza bancaria, con frequenti e intensi confronti, a volte anche discordanti, con figure di rilievo del settore come Enzo Badioli, considerato un vero e proprio maestro nel campo creditizio cooperativo.
Al di sopra di questa normativa si colloca l’articolo 45 della Costituzione italiana, che riconosce e valorizza la funzione della cooperazione nel Paese. Quando, con una legge discutibile, si decise che le grandi banche popolari non potevano mantenere una natura cooperativa e furono obbligate a trasformarsi in società per azioni, le BCC, insieme alle medie e piccole banche popolari, rimasero gli unici soggetti in grado di sostenere questo delicato equilibrio nelle economia locali.
Le criticità e le sfide legate all’innovazione
Non mancano i rischi, come ha sottolineato il governatore Panetta, soprattutto legati a una più complessa espansione del credito e alle nuove sfide imposte dall’innovazione tecnologica. È fondamentale che le BCC adottino strategie adeguate per adeguarsi al passo degli altri istituti bancari, in particolare a livello di modelli organizzativi e digitalizzazione dei servizi offerti.
Questa modernizzazione deve però preservare la specificità che distingue il settore cooperativo. Le BCC non necessitano di elogi scontati, ma di indirizzi chiari e coerenti, come quelli recenti forniti da Panetta, che riconoscono i punti di forza ma anche le debolezze da superare. Tra le criticità si evidenzia talvolta una deriva verso forme di localismo eccessivo che possono trasformare le BCC in poteri a livello locale, limitando la loro efficacia e integrità.
Un tema centrale riguarda le aggregazioni e la gestione interna delle Banche di Credito Cooperativo (Bcc), oltre alla loro funzione nel contesto europeo. Questi istituti, che si distinguono per la loro natura territoriale, devono affrontare la sfida di preservare le proprie caratteristiche distintive senza cercare di imitare le grandi banche tradizionali. In molti casi, però, un aumento delle dimensioni può risultare più efficace per raggiungere gli obiettivi previsti dai loro statuti.
La governance delle Bcc sta attraversando una fase di trasformazione, soprattutto in risposta alle innovazioni normative e di mercato. Le modalità di gestione tradizionali non sono più sufficienti: oggi è indispensabile disporre di competenze specifiche per affrontare le sfide contemporanee. Inoltre, le Bcc svolgono un ruolo significativo nell’educazione finanziaria e nella comunicazione con una clientela spesso meno esperta, rafforzando così la fiducia e la trasparenza nell’attività bancaria.
Dopo quasi un decennio dall’avvio della riforma del settore, si rende necessario un bilancio approfondito sulla relazione tra l’organizzazione dei gruppi cooperativi e la Vigilanza bancaria. I risultati di tale analisi dovrebbero guidare eventuali modifiche e adeguamenti normativi, puntando al miglioramento della stabilità e dell’efficacia del sistema creditizio cooperativo.
Sul piano europeo, le Bcc si confrontano con problematiche specifiche, in particolare con l’interpretazione che tende a classificare come “significative” queste banche semplicemente perché fanno parte di un gruppo bancario superiore. Questo approccio, adottato da diverse istituzioni dell’Unione Europea, comporta conseguenze normative e operative che possono penalizzare le Bcc, compromettendo così il loro spirito cooperativo e la capacità di adattarsi in modo proporzionato e ragionevole ai regolamenti vigenti.
L’applicazione dei principi di sussidiarietà, proporzionalità e soprattutto ragionevolezza appare dunque fondamentale per un riconoscimento equilibrato del loro ruolo. La cooperazione bancaria non può limitarsi alle sole Bcc, ma richiede un impegno condiviso a tutti i livelli istituzionali europei, affinché si valorizzino responsabilità e modalità operative coerenti con la loro specificità.