Rinnovo concessioni, la Ue mette in mora l’Italia
- 11 Ottobre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Lo scorso 8 ottobre, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ricevuto una terza lettera formale da parte della Commissione Europea, in realtà destinata al ministero delle Infrastrutture. Al centro della comunicazione ci sono i contratti di concessione e le normative che regolano gli appalti pubblici e le procedure di gara degli enti che operano nei settori dell’acqua, dell’energia, dei trasporti e dei servizi postali.
Tuttavia, a differenza delle precedenti comunicazioni legate a una procedura d’infrazione iniziata nel 2019, questa volta la Commissione ha intensificato la pressione, focalizzandosi sulla nuova normativa relativa agli appalti, con particolare attenzione alla procedura di affidamento in finanza di progetto. Tale sviluppo deriva molto probabilmente da due specifiche controversie che hanno innalzato le tensioni tra l’Italia e l’Europa: da un lato il rinnovo delle concessioni delle autostrade A22 e A4, dove particolarmente contestato è stato il diritto di prelazione, osteggiato persino da Aspi stessa; dall’altro, l’ipotesi di affidamento diretto della tratta Brescia-Padova a Cav, proposta mesi fa dal ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini e sostanzialmente mai messa in discussione successivamente.
Alla luce di questi eventi, Bruxelles ha ritenuto opportuno chiarire alcuni aspetti fondamentali, dettagliati nella lettera stessa.
A dicembre 2022, le autorità italiane avevano presentato in via informale alla Commissione il nuovo testo del codice italiano dei contratti pubblici, ufficialmente adottato ad aprile 2023 tramite decreto legislativo. Nonostante una serie di rilievi critici da parte dell’Europa, alcuni dei quali recepiti e corretti con un successivo decreto, le modifiche introdotte non sono state giudicate sufficienti a risolvere tutte le criticità.
La Commissione sottolinea infatti nella lettera:
“Alcune osservazioni non sono state completamente risolte e alcune disposizioni del codice aggiornato rimangono non conformi al diritto europeo in materia di appalti pubblici.”
In particolare, il fulcro della contestazione riguarda la procedura di affidamento in finanza di progetto, che così com’è stata strutturata non garantisce adeguate tutele procedurali volte a rispettare i principi di trasparenza, parità di trattamento e non discriminazione. Al contrario, lascia troppo ampio spazio alla discrezionalità dell’amministrazione aggiudicatrice. Di conseguenza, la gara pubblica deve rimanere il metodo prevalente per l’affidamento dei contratti, mentre le eccezioni, come la finanza di progetto e le procedure in house, necessitano di essere chiaramente e dettagliatamente giustificate.
Un’attenzione particolare viene poi riservata alla previsione di un diritto di prelazione a favore del promotore o proponente del progetto. La lettera conclude che:
“Tale disposizione viola i principi di parità di trattamento e non discriminazione sanciti dagli articoli 3 e 30 della direttiva 2014/23/UE.”