Barriere doganali triplicate in 5 anni ma l’Italia mantiene il passo
- 10 Ottobre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
I dazi doganali introdotti durante l’amministrazione Trump rappresentano solo una delle manifestazioni di un contesto commerciale globale sempre più conflittuale. A livello internazionale, le restrizioni commerciali si sono intensificate, aumentando di 3,5 volte rispetto al periodo antecedente alla pandemia: nel 2024 sono state registrate 4.370 nuove barriere, mentre nei primi dieci mesi del 2025 ne sono state implementate 2.235.
Negli Stati Uniti, le politiche tariffarie adottate durante il mandato di Trump hanno portato le aliquote medie al 17,9%, il livello più elevato dal 1934. Questo ha comportato un incremento triplicato delle entrate doganali, arrivate a quota 29,6 miliardi di dollari mensili.
La frammentazione del commercio globale
Il fenomeno della “post-globalizzazione” o frammentazione del commercio internazionale è stato al centro del dibattito nel terzo Forum del Commercio Internazionale, tenutosi a Milano e organizzato da ARcom Formazione con il contributo istituzionale della Commissione Europea, Simest, Aice e Regione Lombardia.
Sara Armella, managing partner dello Studio legale Armella & Associati e direttrice scientifica dell’evento, ha spiegato:
“I dazi non si limitano più a essere strumenti economici, ma sono diventati veri e propri mezzi geopolitici. In un contesto di questo tipo, la competenza doganale e la diversificazione dei mercati rappresentano elementi fondamentali per la sopravvivenza delle imprese italiane.”
Il viceministro delle Imprese e del Made in Italy, Valentino Valentini, ha aggiunto che:
“La frammentazione geopolitica potrebbe causare perdite fino a 3.000 miliardi di dollari nel commercio mondiale entro il 2035. Diventa quindi indispensabile una gestione strategica dell’internazionalizzazione, unita a un supporto concreto per gli investimenti esteri e per i distretti industriali.”
Performance dell’export italiano nei primi sei mesi
Nonostante le difficoltà, l’Italia continua a mostrare segnali di tenuta: nel primo semestre dell’anno in corso, le esportazioni italiane hanno raggiunto quota 322,6 miliardi di euro, registrando una crescita del 2,1% rispetto allo stesso periodo del 2023. Al contrario, Francia e Germania hanno visto un calo dello 0,9% nelle esportazioni.
Tuttavia, l’impatto dei dazi sta iniziando a manifestarsi con maggiore evidenza. Le stime indicano che le aziende italiane dovranno affrontare fino a 10,6 miliardi di euro di costi aggiuntivi, con un potenziale contraccolpo sul PIL compreso tra lo 0,2% e l’1,4%.
L’importanza di diversificare i mercati
In questo contesto complesso, la diversificazione geografica delle destinazioni commerciali si rivela una strategia indispensabile, anche se complessa da attuare. Un recente White Paper promosso da ARcom Formazione ha sottolineato come soltanto il 13% dell’export italiano si indirizzi verso mercati “nuovi”, lasciando inespresso un potenziale di oltre 85 miliardi di euro.
Attualmente, l’Unione Europea ha sottoscritto 45 accordi di libero scambio con 79 Paesi al di fuori del blocco comunitario, che rappresentano il 46% del commercio estero europeo. Tra i mercati emergenti più promettenti vi sono quello del Mercosur, dell’India e dell’area del Sud-Est asiatico.