5 cose da considerare prima di acquistare questo investimento popolare secondo Fidelity
- 10 Ottobre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Borse, Mercati
I fondi indicizzati a basso costo rappresentano da oltre trent’anni una delle forme di investimento più consigliate. Questi fondi replicano l’andamento del mercato o di gruppi di società, riducendo così il rischio associato.
Tuttavia, con la diffusione capillare degli ETF (Exchange-Traded Funds), scegliere quello più adatto alle proprie esigenze è diventato più complicato. Fidelity, uno dei principali fornitori di ETF, ha recentemente pubblicato un articolo dal titolo “Come scegliere con intelligenza gli ETF”. Ecco i punti chiave secondo Fidelity e come applicarli alla propria strategia di investimento.
Importanza del rapporto spese
Il rapporto spese rappresenta la commissione annuale che un fondo preleva dal patrimonio per coprire i costi di gestione. Può essere paragonato a una “quota di abbonamento” che viene addebitata silenziosamente ogni anno. Fidelity evidenzia l’importanza di confrontare esclusivamente i fondi che replicano lo stesso indice, poiché la performance lorda prima delle commissioni dovrebbe risultare praticamente identica.
Anche piccole percentuali si sommano nel tempo: una commissione dello 0,20% invece dello 0,03% su un investimento di 25.000 dollari genera una differenza di 42,50 dollari solamente nel primo anno. Su lunghi periodi, questo divario si amplifica grazie all’effetto degli interessi composti. A tal proposito, l’associazione regolatoria FINRA mette a disposizione uno strumento chiamato Fund Analyzer, utile per confrontare i diversi fondi.
Consigli per i principianti:
Verificare che la commissione bassa non sia frutto di una temporanea “fee waiver” (esenzione dalle commissioni). In caso contrario, è bene considerare la commissione che entrerà in vigore alla sua scadenza.
Se i fondi replicano indici differenti – ad esempio l’S&P 500 rispetto a un indice di mercato totale – è importante definire prima il benchmark desiderato e quindi confrontare le commissioni solamente tra fondi basati su quell’indice.
I costi di transazione
I costi di transazione sono oneri una tantum per l’acquisto o la vendita di ETF. Oggi molti broker, inclusa Fidelity, offrono commissioni online pari a zero per gli ETF.
Quando si investe con cadenza mensile, una spesa fissa di 50 o 75 dollari per ogni operazione annullerebbe qualsiasi vantaggio dato dal risparmio sulle commissioni di gestione.
Consiglio per i principianti:
Gli ETF sono trattati come azioni, pertanto sullo schermo vengono sempre mostrati due prezzi: il prezzo “bid” (offerto dagli acquirenti) e il prezzo “ask” (richiesto dai venditori). La differenza tra questi due valori è chiamata “spread” ed è un costo reale da considerare.
Gli ETF azionari ampi e generalisti solitamente vantano spread più contenuti, mentre quelli di nicchia possono mostrare differenze più ampie. Si può utilizzare un ordine limite per stabilire il prezzo massimo che si è disposti a pagare, proteggendosi così da eventuali variazioni improvvise. Fidelity specifica che gli ordini sugli ETF seguono la stessa logica di quelli azionari.
Capire il tracking dell’ETF
Gli ETF funzionano replicando un indice, ossia una lista definita da regole che rappresentano una porzione di mercato, come l’S&P 500 per le grandi società statunitensi. Sebbene non sia possibile acquistare direttamente l’indice, l’ETF mira a imitarne il più fedelmente possibile l’andamento.
La “tracking difference” misura quanto l’ETF riesca a replicare il rendimento dell’indice di riferimento, confrontando la performance del fondo con quella che avrebbe avuto l’indice nello stesso periodo. Ad esempio, se l’indice produce un rendimento dell’8,0% e l’ETF il 7,7%, la differenza di tracking è pari a -0,3 punti percentuali.
La “tracking error” indica la variabilità di questa differenza nel tempo. Se la deviazione è piccola e stabile, significa che la tracking error è bassa; se invece varia frequentemente, l’errore di tracking è più elevato. Le cause di queste discrepanze possono essere diverse: alcuni fondi detengono tutti i titoli presenti nell’indice, mentre altri preferiscono una selezione campionata per contenere i costi, aumentando così l’oscillazione.
Altri fattori includono il ritardo nel reinvestimento dei dividendi e le imposte trattenute sui dividendi da fondi internazionali. Per questo motivo, Fidelity consiglia di valutare i risultati su più anni rispetto all’indice e di comparare l’ETF a un fondo simile, soprattutto per fondi obbligazionari e internazionali, dove una replica perfetta è più difficile da ottenere.
L’impatto fiscale sugli ETF
Ciò che conta realmente per la crescita del portafoglio è ciò che si trattiene dopo il pagamento delle imposte. In un conto tassabile, si devono pagare tasse ogni anno sul reddito distribuito dal fondo e sulle plusvalenze realizzate quando il fondo vende titoli in utile.
Gli ETF tendono a ridurre queste distribuzioni mediante lo scambio in natura di titoli con grandi partner di mercato, cedendo azioni apprezzate invece di venderle. Questo meccanismo generalmente comporta meno sorprese fiscali rispetto a un fondo comune tradizionale, anche se non sempre.
Ecco cosa osservare:
Per investimenti in piani pensionistici come il 401(k) o l’IRA, le tasse sono differite o azzerate. In questi casi è prioritario concentrarsi sugli aspetti essenziali quali le commissioni, il tracking e la liquidità, mentre le differenze fiscali tra ETF simili hanno minore rilevanza.
Per investimenti in conti soggetti a tassazione ordinaria, è importante considerare le imposte come un costo gestibile. Conviene esaminare la pagina ufficiale del fondo e analizzare lo storico delle distribuzioni di plusvalenze e il turnover. Preferire fondi con un profilo di distribuzione più pulito.
Per gli investimenti principali, è consigliabile scegliere ETF indicizzati ampi e a basso turnover, mentre i fondi con elevato turnover o con elevato reddito distribuito dovrebbero essere riservati a conti fiscalmente agevolati.