Confitarma lancia l’allarme su tasse Ue e dazi per le navi costruite in Cina
- 10 Ottobre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Confitarma ha espresso preoccupazione riguardo agli impatti delle politiche europee di decarbonizzazione sul settore marittimo e ha segnalato anche i rischi derivanti dalle imminenti decisioni del presidente Donald Trump relative ai dazi sulle navi costruite in Cina. Il numero della flotta italiana continua a diminuire e, secondo gli armatori, è necessario semplificare le normative sull’assegnazione della bandiera.
Queste criticità sono state illustrate ieri a Roma dal presidente di Confitarma, Mario Zanetti, durante l’assemblea pubblica dell’associazione. Zanetti ha evidenziato come nel 2026, a pieno regime, la tassazione europea basata sul sistema ETS (Emission Trading System) peserà per oltre 8 miliardi di euro all’anno nel continente, di cui oltre 600 milioni ricadranno sugli armatori italiani.
Ha inoltre sottolineato l’anacronismo di mantenere meccanismi antiinquinamento quali ETS e FuelEU Maritime, visto che è imminente una nuova regolamentazione a livello internazionale promossa dall’International Maritime Organization (IMO), che dovrebbe essere approvata nella riunione di Londra dal 14 al 17 ottobre.
Zanetti ha affermato:
“Tra pochi giorni si terrà la votazione sul Net-zero framework dell’IMO, che introduce un meccanismo globale di carbon pricing. Questo rappresenta un punto di svolta: la transizione energetica è una sfida globale e deve quindi basarsi su un approccio e regole globali. Per questo motivo chiediamo con forza che l’Europa prenda una posizione chiara e netta. Con l’adozione di questo quadro normativo internazionale non è più giustificato mantenere strumenti regionali come ETS e FuelEU, che comporterebbero una doppia imposizione fiscale a carico solo delle imprese europee, minando la competitività della nostra flotta.”
Zanetti ha inoltre evidenziato che misure regionali come ETS e FuelEU Maritime, applicate esclusivamente al settore marittimo in Europa, stanno già generando gravi distorsioni. Questi oneri imposti senza possibili alternative producono costi insostenibili, soprattutto sulle rotte all’interno dell’UE e in ambito nazionale, incidendo pesantemente sui bilanci delle imprese. Nel 2026, quando l’ETS opererà a pieno regime, peserà in Europa oltre 8 miliardi di euro, di cui 600 milioni sugli armatori italiani, mentre il FuelEU Maritime sarà ancora più oneroso, con costi stimati di 1,5 miliardi già nel 2025 e fino a 65 miliardi all’anno entro il 2050.
In risposta, il viceministro delle Infrastrutture, Edoardo Rixi, ha ribadito l’impegno del governo nei processi di decarbonizzazione del trasporto marittimo, sottolineando l’obiettivo di eliminare l’ETS applicato al settore marittimo europeo, a causa dei rigidi parametri stabiliti a livello globale.
Edoardo Rixi ha dichiarato:
“Tra gli obiettivi di decarbonizzazione del trasporto marittimo vi è quello di eliminare l’ETS per il settore marittimo all’interno dell’UE, poiché esistono regole stringenti e condivise a livello globale. Crediamo sia fondamentale applicare regole uniformi per tutti e la doppia tassazione europea rappresenterebbe un serio svantaggio per il comparto marittimo europeo.”
La necessità di regole uniformi e la tutela della competitività
L’intervento di Confitarma evidenzia un tema centrale per il settore marittimo nazionale ed europeo: la gestione delle politiche ambientali deve necessariamente coincidere con la definizione di regole globali ed equilibrate, per evitare penalizzazioni unilaterali che potrebbero compromettere la redditività e la sopravvivenza delle imprese.
La minaccia di dazi statunitensi sui prodotti cinesi, inclusi gli armamenti navali, rischia inoltre di aggravare ulteriormente il quadro competitivo, imponendo stimoli regolatori distorti che possono danneggiare le compagnie italiane e, più in generale, europee.
La richiesta di Zanetti per una semplificazione delle normative per l’assegnazione della bandiera italiana appare pertanto strategica per mantenere attrattiva la registrazione delle navi nel nostro Paese, contrastando il continuo decremento della flotta e salvaguardando posti di lavoro e investimenti.
In questo contesto, diventa cruciale un coordinamento tra le istituzioni nazionali, l’Europa e l’IMO, affinché le scelte regolatorie tengano conto delle specificità del settore marittimo, puntando a una transizione energetica sostenibile ma anche economicamente sostenibile.