Istat: pochi giovani, l’importanza di trattarli bene e aumentare i salari
- 8 Ottobre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
I rappresentanti dell’Istat hanno evidenziato un aspetto spesso trascurato riguardo alle aziende italiane, cioè la predominanza demografica delle persone attorno ai 50 anni all’interno delle organizzazioni che devono assicurare crescita e produttività. In un contesto in cui i giovani rappresentano una risorsa scarsa, è indispensabile trattare il capitale umano con grande attenzione e cura.
Secondo l’Istituto, l’Italia non può più affidarsi a un incremento massiccio della forza lavoro, bensì deve puntare su un contributo qualitativo. L’ultimo rapporto annuale ha dimostrato come l’inserimento di giovani con competenze digitali nelle aziende sia determinante per incrementare la produttività, rendendo pertanto vantaggioso assumere giovani. Il Paese necessità di un cambio di passo soprattutto per migliorare la produttività e, auspicabilmente, incrementare gli stipendi dei giovani che, essendo formati e pronti all’innovazione, possono guidare tale trasformazione.
Persistenze nel gap salariale
Per quanto concerne i salari, i tecnici dell’Istat hanno sottolineato come il recupero delle retribuzioni reali sia iniziato e continui gradualmente. Si sta manifestando un’inversione di tendenza che permette avviare un processo di recupero del potere d’acquisto.
Tuttavia, permane ancora una differenza significativa, pari al 9,1%, rispetto ai livelli di gennaio 2021. In termini reali, il gap salariale si sta riducendo con gradualità, ma la distanza rispetto a quelle retribuzioni rimane ancora elevata.
Spesa delle famiglie in equilibrio, ma un terzo limita il consumo alimentare
Nel 2024 la spesa media mensile per consumi delle famiglie italiane risulta sostanzialmente stabile, attestandosi a circa 2.755 euro in valori correnti, in leggera crescita rispetto ai 2.738 euro del 2023. Tuttavia, circa un terzo delle famiglie dichiara di aver ridotto la quantità e/o la qualità della spesa alimentare, attestandosi al 31,1% contro il 31,5% dell’anno precedente, e la spesa per bevande diminuisce per il 35,3% delle famiglie, leggermente in aumento dal 35,0% del 2023.
Esiste una notevole disparità territoriale: la differenza percentuale tra la spesa media nel Nord-est e quella nel Sud raggiunge il 37,9%, con la spesa del Nord-est più elevata di 834 euro rispetto al Sud. La spesa familiare, per il secondo anno consecutivo, supera i valori pre-pandemici: nel 2019 era di 2.561 euro.
Tra il 2019 e il 2024, la spesa per consumi delle famiglie è cresciuta del 7,6%, mentre l’inflazione, misurata dall’Indice armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca) nello stesso periodo, è stata del 18,5%. Nonostante un incremento medio dei prezzi alimentari del 2,5%, la spesa destinata ai prodotti alimentari e bevande analcoliche resta sostanzialmente stabile rispetto al 2023, così come invariata è la quota di famiglie che dichiara di aver limitato il consumo di questi beni.
I prodotti alimentari e le bevande analcoliche rappresentano il 19,3% della spesa complessiva. La spesa non alimentare, pari in media a 2.222 euro al mese, costituisce l’80,7% del totale e varia sensibilmente da una ripartizione geografica all’altra, oscillando tra i 3.032 euro nel Nord-est e i 2.199 euro nel Sud.
Tagli sui vestiari e variazioni nelle spese non alimentari
La spesa familiare mostra una sostanziale stabilità in quasi tutte le categorie non alimentari. La spesa per servizi di ristorazione e alloggio è aumentata del 4,1%, raggiungendo una media di 162 euro mensili, anche se con un tasso di crescita inferiore rispetto al 2023, quando era arrivata al 16,5%. È il Centro Italia a manifestare la crescita maggiore (+7,2%, 175 euro), mentre il Nord-est continua a registrare il livello più alto (209 euro).
Al contrario, le spese per informazione e comunicazione sono calate del 2,3% rispetto all’anno precedente. Anche nel 2024, come negli anni precedenti, la voce di spesa maggiormente ridotta dalle famiglie è quella per abbigliamento e calzature: escludendo il 4,3% di famiglie che non sostiene questa tipologia di spesa, il 47,5% ha dichiarato di averla limitata, seppure in lieve calo rispetto al 48,6% del 2023. Nel Mezzogiorno la quota sale al 57,6%.
Le regioni con le spese medie mensili più alte per abbigliamento e calzature sono il Nord-est (3.032 euro), il Centro (2.999 euro) e il Nord-ovest (2.973 euro). Le spese sono invece inferiori alla media nazionale nelle Isole (2.321 euro) e nel Sud (2.199 euro).
Nel 2024, le regioni con la spesa media mensile familiare più elevata si confermano essere il Trentino-Alto Adige con 3.584 euro e la Lombardia con 3.162 euro, mentre Calabria e Puglia persistono con livelli di spesa più bassi, pari rispettivamente a 2.075 e 2.000 euro mensili.
Infine, nel corso dello scorso anno, le famiglie composte esclusivamente da italiani hanno effettuato una spesa media mensile di 2.817 euro, superiore del 31,8% rispetto alle famiglie con almeno un componente straniero, che hanno speso in media 2.138 euro, con una differenza assoluta di circa 680 euro.