La tokenizzazione potrebbe rivitalizzare il sistema pensionistico in difficoltà del Cile

Per oltre quarant’anni, il Cile è stato un laboratorio di riforme pensionistiche. La trasformazione degli anni ’80, basata sulla capitalizzazione individuale, ha rivoluzionato il risparmio previdenziale in tutta l’America Latina. I contributi obbligatori, gestiti privatamente dalle amministratrici di fondi pensione (AFP), hanno alimentato uno dei mercati dei capitali più sviluppati della regione, facendo di Santiago, capitale del Cile, un polo finanziario di rilievo. I titoli di Stato erano molto richiesti, le offerte pubbliche iniziali (IPO) erano frequenti, e gli investitori esteri vedevano il Cile come un modello di modernità.

Tuttavia, questo prestigio si è progressivamente affievolito. I tassi di sostituzione auto-finanziati sono rimasti bassi — con una mediana del 17% tra il 2015 e il 2022 — causando insoddisfazione tra i lavoratori. La sfiducia nelle AFP, spesso accusate di applicare commissioni elevate per rendimenti modesti, è aumentata. La pandemia ha poi aggravato la situação: il Congresso cileno ha autorizzato tre prelievi straordinari dai fondi pensione, che tra il 2020 e il 2021 hanno sottratto oltre 50 miliardi di dollari, equivalenti a più del 20% dei fondi accumulati individualmente fino al 2019 e al 16% del PIL cileno del 2022. Per molte famiglie è stato un aiuto essenziale, ma per i mercati dei capitali ha rappresentato una rottura significativa. La liquidità è diminuita, le emissioni si sono rallentate e il patrimonio di risparmio a lungo termine, un tempo considerato inviolabile, si è contratto.

Riforma pensionistica: l’introduzione dei fondi generazionali

Nel marzo 2025, il Congresso ha approvato l’attesa riforma pensionistica, sostituendo il modello “multifondo” con i fondi generazionali. I multifondi consentivano ai lavoratori di scegliere tra portafogli con diversi livelli di rischio, ma molti iscritti non erano adeguatamente informati: spesso inseguivano performance a breve termine o rimanevano bloccati in default non ottimali. I nuovi fondi generazionali adottano un approccio di “investimento in base al ciclo di vita”. I giovani risparmiatori vengono inseriti in portafogli orientati prevalentemente alle azioni, con una progressiva transizione verso obbligazioni con l’avanzare dell’età. Gli economisti sostengono che questo metodo riduca gli errori e garantisca risultati più stabili. Per i regolatori, si tratta di un approccio sensato: allineare i portafogli alle caratteristiche demografiche piuttosto che alle oscillazioni di mercato.

La riforma prevede anche l’introduzione di contributi aggiuntivi da parte dei datori di lavoro e potenzia la Pensione Universale Garantita, un beneficio statale volto a garantire un minimo pensionistico agli anziani, a prescindere dalla regolarità dei versamenti nel sistema privato. Inoltre, la competizione tra AFP viene stimolata con l’assegnazione degli iscritti, mediante asta, ai gestori con commissioni più basse ogni due anni invece che ogni quattro. Queste misure mirano a incrementare i tassi di sostituzione, a incentivare le AFP a ridurre costi e migliorare l’efficienza e a distribuire i rischi in modo più equo.

Tuttavia, la riforma mantiene un approccio prudente. I fondi generazionali rendono i portafogli più razionali ma gli iscritti più passivi. La trasparenza è limitata, il cambio di gestore è complesso e l’engagement degli utenti resta superficiale. Tale cautela potrebbe far sì che le pensioni cilene, pur aggiornate nella forma, rimangano ancorate a modelli tradizionali, incapaci di cogliere pienamente le trasformazioni globali del settore finanziario.

Innovazione digitale e tokenizzazione

Nel mondo, il panorama finanziario sta evolvendo rapidamente grazie a portafogli digitali, open banking e tokenizzazione, che stanno trasformando i metodi di raccolta e investimento del capitale. Il modello cileno, anche con i nuovi fondi generazionali, rischia di affrontare problemi del passato con strumenti non più adeguati.

La tokenizzazione, in particolare, rappresenta una delle innovazioni più promettenti: consiste nel rappresentare azioni o obbligazioni su registri digitali sicuri (blockchain). Questo sistema può garantire regolamenti più rapidi, costi ridotti e maggiore trasparenza, senza alterare la natura dei beni sottostanti. In Europa, è stato lanciato il regime pilota DLT (Distributed Ledger Technology), mentre in Svizzera la SIX Digital Exchange emette già obbligazioni tokenizzate.

Anche il Cile sta affrontando questa sfida. La legge sull’Innovazione in Finanza Tecnologica del 2023 ha creato un quadro regolamentare per le società di open finance e criptovalute. Nel 2020, la Borsa di Santiago (BCS), il Depositario Centrale di Titoli (DCV) e la compagnia di telecomunicazioni GTD hanno lanciato AUNA Blockchain, il primo consorzio blockchain aziendale dell’America Latina, per sperimentare bond e azioni tokenizzati.

Se gestita con prudenza, questa transizione potrebbe trasformare il Cile in un polo regionale per gli investimenti istituzionali in criptovalute e rendere più dinamiche iniziative come ScaleX Santiago Venture, CORFO e Start-Up Chile, incanalando il risparmio digitale verso le startup. La tokenizzazione non solo ridurrebbe i costi e accelererebbe il regolamento delle operazioni, ma aumenterebbe anche la trasparenza, migliorerebbe la liquidità tramite la proprietà frazionata e amplierebbe l’accesso ai mercati. Queste caratteristiche offrirebbero alle pensioni un’esposizione più sicura all’innovazione, stimolando al contempo l’infrastruttura finanziaria cilena verso un salto tecnologico indispensabile.

Cile si sta orientando verso una maggiore efficienza e integrazione globale. Uno degli aspetti più controversi riguarda l’introduzione delle criptovalute nel sistema pensionistico. Potrebbe mai accadere che i risparmi previdenziali cileni includano il Bitcoin? Teoricamente sì, ma non ancora: per farlo è necessario modificare la legge riconoscendo esplicitamente gli asset digitali come strumenti ammessi per gli investimenti pensionistici. Inoltre, la Banca Centrale del paese deve approvare queste nuove forme di investimento e le autorità di vigilanza devono imporre regole rigorose per la custodia, la valutazione e la gestione del rischio.

In ogni caso, l’esposizione diretta a criptovalute deve essere gestita con estrema prudenza, poiché investimenti diretti in monete digitali potrebbero entrare in conflitto con le normative prudenziali vigenti. Un approccio più realistico prevede che l’esposizione venga mediata da fondi regolamentati come ETF o ETN, con un riconoscimento giuridico chiaro e limiti stringenti alle percentuali investite. L’esperienza internazionale mostra quanto questa materia sia delicata: in Germania, ad esempio, alcune forme pensionistiche possono investire fino al 20% in criptovalute, mentre il sistema KiwiSaver della Nuova Zelanda ha sperimentato l’uso di ETF legati a criptovalute. Negli Stati Uniti, certi fondi pubblici hanno acquistato prodotti a base di Bitcoin, ma in Canada alcuni enti come gli Ontario Teachers’ e il CDPQ del Quebec hanno subito perdite considerevoli a causa di fallimenti di piattaforme come FTX e Celsius. La lezione che emerge è chiara: la prudenza non può essere trascurata.

Cile potrebbe adottare una strategia equilibrata su due fronti. Da un lato, obbligazioni ed azioni tokenizzate emesse su mercati regolamentati potrebbero essere trattate come equivalenti ai titoli tradizionali. Dall’altro lato, un’esposizione alle criptovalute, se autorizzata, dovrebbe avvenire esclusivamente tramite ETF o ETN, inizialmente limitata all’1% per monitorare il mercato e progressivamente estendibile fino ad almeno il 25% della quota azionaria. Elementi essenziali quali la custodia autorizzata, la segregazione degli asset e coperture assicurative dovrebbero essere obbligatori. Inoltre, dovrebbe essere garantita una trasparenza totale sui rischi di volatilità e di perdita, affinché i risparmiatori valutino consapevolmente i potenziali pericoli.

Un percorso simile permetterebbe di introdurre innovazione nel sistema pensionistico senza compromettere la stabilità. Parallelamente, incorporare la tokenizzazione potrebbe accelerare la digitalizzazione dell’ecosistema finanziario cileno, spingendo istituti bancari, broker e compagnie assicurative ad adeguarsi a nuovi standard tecnologici.

Tuttavia, le modifiche tecniche, per quanto importanti, non bastano a ricostruire la fiducia dei cittadini. Il dibattito pensionistico in Cile riguarda tanto la legittimità quanto le caratteristiche del sistema. Per questo motivo, le riforme potrebbero essere ampliate con soluzioni innovative come legare le commissioni delle AFP (Amministradoras de Fondos de Pensiones) alla performance, premiando chi migliora concretamente i rendimenti sul lungo termine. Piattaforme “aperte” per le pensioni, ispirate al modello open banking, potrebbero consentire agli iscritti di confrontare in tempo reale costi e risultati delle gestioni.

Potrebbero inoltre essere introdotti “sandbox” normativi per testare azioni tokenizzate e contratti intelligenti (smart contracts), favorendo l’innovazione senza rischi eccessivi. Un’altra idea consiste nell’autorizzare l’impiego di una piccola porzione dei risparmi pensionistici come garanzia per mutui, in modo da conciliari le esigenze delle nuove generazioni, spesso escluse dai mercati immobiliari, con la richiesta di pensioni più alte da parte dei pensionati, evitando così tensioni intergenerazionali e garantendo la solidità del sistema nel lungo periodo.

Infine, gli iscritti potrebbero beneficiare in modo più diretto degli andamenti positivi dei loro fondi. Ad esempio, con un meccanismo di condivisione degli utili extra: quando i rendimenti superano un benchmark, l’eccedenza sarebbe accreditata sui conti individuali sotto la supervisione delle autorità. Questo modello trasformerebbe i risparmiatori in veri partner del successo, rendendo le AFP responsabili non solo per la dimensione del portafoglio, ma per i risultati concreti.

Il Cile va riconosciuto per essersi mosso con più decisione rispetto a molti suoi vicini in America Latina. Mentre Argentina oscilla tra interventi statali e controllo privato, e il sistema brasiliano è ampio ma frammentato, e le riforme messicane restano ancora in discussione, il Cile continua ad adattarsi, anche se con cautela. Tuttavia, la posta in gioco è elevata: una transizione troppo lenta potrebbe portare i mercati finanziari a stagnare per mancanza di risparmio a lungo termine, mentre una accelerazione troppo rapida metterebbe a rischio la stabilità pensionistica.

I fondi generazionali contribuiranno a rendere il sistema pensionistico cileno più moderno sulla carta, allineando gli investimenti con la demografia e limitando errori costosi. Ma senza innovazioni più profonde in termini di tecnologia, trasparenza e coinvolgimento dei cittadini, il sistema rischia di rimanere sostanzialmente tradizionale. La progettazione delle pensioni non è più solo una questione di aggiustamenti contributivi o di commissioni: è un’opportunità per integrare strumenti tecnologici, rafforzare la fiducia degli iscritti e permettere agli stessi di partecipare attivamente alla gestione del loro futuro finanziario. Se il Cile riuscirà a trovare questo equilibrio, potrà ancora una volta stabilire uno standard regionale e catalizzare la modernizzazione dell’intera infrastruttura finanziaria nazionale. Diversamente, si troverà con un sistema più appariscente nella forma, ma fragile e bisognoso di ulteriori riforme e crisi di fiducia.