Putin avverte l’Europa a riarmsi meglio non provocare la Russia

La Russia osserva con molta attenzione il processo di militarizzazione in corso in Europa e lancia un chiaro avvertimento: se qualcuno intende sfidarla sul piano militare, può pure provarci, ma le contromisure non si faranno attendere. Tuttavia, è meglio evitare provocazioni, perché per chi le mette in atto «le conseguenze saranno gravose».

Da Sochi, Vladimir Putin sceglie la piattaforma del Gruppo Valdai, un forum internazionale di esperti, per rivolgere un messaggio all’Occidente, distinguendo con cura gli Stati Uniti guidati da Donald Trump. Pur definendo il rapporto con Washington come caratterizzato da «non poche divergenze», sottolinea anche la volontà di risolverle. Rispondendo all’etichetta di “tigre di carta” applicata da Trump alla Russia e alla sua economia, Putin controbatte sostenendo che la sua nazione negli ultimi anni ha tenuto testa non solo all’esercito ucraino, ma praticamente all’intera alleanza della Nato. E aggiunge che, nonostante tutto, i progressi sul fronte sono continui.

Per rafforzare la sua posizione, Putin si richiama alla storia, celebrando la grandezza e la capacità di resistenza del Paese in caso di provocazione. Ricorda figure storiche come Pietro il Grande e l’Imperatore Alessandro I – pur precisando di prendere le distanze, definendosi semplicemente un presidente eletto per un mandato limitato – e cita la letteratura con un riferimento a Pushkin e a Napoleone. Sottolinea come la Russia non abbia mai iniziato per prima una guerra.

Perciò, il messaggio ai leader europei che paventano uno scontro militare con la Russia è di tranquillità: l’ipotesi che Mosca possa attaccare un Paese membro della Nato è «incredibile a crederci».

Tra le divergenze con la Casa Bianca, su cui Putin preferisce sorvolare, figura l’eventuale via libera da parte di Trump alla fornitura da parte degli Stati Uniti di missili Tomahawk all’Ucraina, armamenti capaci di colpire obiettivi profondi nel territorio russo. Secondo alcune fonti, il presidente americano avrebbe già autorizzato la condivisione di informazioni di intelligence per facilitare le operazioni ucraine su infrastrutture energetiche russe.

Putin riconosce:

«I Tomahawk sono armi potenti, ma non cambieranno l’equilibrio delle forze sul campo. Tuttavia, gli ucraini non potranno utilizzarli senza un coinvolgimento attivo degli Stati Uniti. Questo metterà a rischio le relazioni con Washington, quelle stesse relazioni che ci avevano fatto intravedere una luce alla fine del tunnel».

Le sanzioni e la sfida europea

Un altro punto cruciale della disputa riguarda le sanzioni, con al centro la Unione Europea. Bruxelles sta valutando misure che vadano oltre il semplice congelamento delle attività sovrane russe detenute sul territorio europeo, un ammontare che si stima rappresenti la maggior parte dei 300 miliardi di dollari di riserve in oro e valute straniere della Banca Centrale Russa, investiti in Occidente al momento dell’invasione dell’Ucraina nel febbraio 2022.

I Paesi membri dell’UE intendono superare questa forma di congelamento, ipotizzando l’utilizzo degli interessi maturati su questi asset per finanziare l’Ucraina tramite prestiti. L’obiettivo è aggirare gli ostacoli legali che impedirebbero una vera e propria confisca.



Author: Tony
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