Cosa devono sapere i wealth manager sulla rinascita del mercato dei prestiti istituzionali
- 2 Ottobre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Buon giorno a tutti! Nel numero odierno della newsletter “Crypto for Advisors”, Gregory Mall, chief investment officer presso Lionsoul Global, ci illustra l’evoluzione del prestito garantito da bitcoin sia nei sistemi finanziari decentralizzati che in quelli centralizzati. Successivamente, Lynn Nguyen, CEO di Saros, risponde ad alcune domande riguardo alle azioni tokenizzate nella rubrica “Ask an Expert”. Ringraziamo il nostro sponsor di questa settimana, Grayscale, che per i consulenti finanziari nei pressi di San Francisco organizza un evento esclusivo chiamato Crypto Connect, giovedì 9 ottobre. Maggiori dettagli saranno disponibili a breve.
Il prestito garantito in criptovalute: cosa devono conoscere i gestori patrimoniali riguardo al ritorno del mercato istituzionale dei prestiti
Il prestito e il credito sono sempre stati pilastri fondamentali nei mercati finanziari, e il mondo delle criptovalute non fa eccezione. In effetti, il prestito garantito è apparso nel settore degli asset digitali ancor prima che i protocolli di Finanza Decentralizzata (DeFi) raggiungessero una posizione di rilievo. Questa pratica ha radici molto profonde: il prestito lombardo — ovvero l’utilizzo di strumenti finanziari come garanzia per ottenere finanziamenti — risale all’Europa medievale, quando i mercanti lombardi erano famosi per accordare crediti garantiti da beni mobili, metalli preziosi e, successivamente, titoli finanziari. In confronto, ci è voluto un arco di tempo relativamente breve perché questo modello secolare si affermasse nei mercati delle risorse digitali.
Una delle ragioni per cui i prestiti garantiti da criptovalute risultano particolarmente appetibili è il profilo unico di liquidità associato a questa classe di attivi: le principali monete digitali sono negoziate 24 ore su 24, 7 giorni su 7, in mercati profondi e liquidi. Inoltre, la natura speculativa del settore stimola la domanda di leva finanziaria, mentre in alcune giurisdizioni i prestiti in stile lombardo offrono vantaggi fiscali consentendo di generare liquidità senza innescare eventi fiscalmente tassabili legati a alienazioni di asset. Un altro ambito di utilizzo significativo è rappresentato dagli “bitcoin maximalist”, ovvero quegli investitori che mantengono una forte convinzione nel valore a lungo termine del bitcoin e preferiscono non vendere le proprie posizioni, ma piuttosto ricorrere a prestiti con bassi rapporti loan-to-value (LTV), confidando in un apprezzamento futuro del prezzo di bitcoin.
Le origini del mercato dei prestiti garantiti
I primi prestatori informali di bitcoin sono comparsi già nel 2013, ma è stato durante il boom delle ICO del 2016-2017 che sono emersi attori di tipo istituzionale come Genesis e BlockFi. Nonostante l’inverno delle criptovalute del 2018, il mercato della finanza centralizzata (CeFi) ha continuato ad espandersi, con l’ingresso di società rivolte al dettaglio come Celsius e Nexo.
L’ascesa della DeFi nel 2020-2021 ha ulteriormente accelerato la diffusione dei prestiti. Le piattaforme CeFi e DeFi sono proliferate e hanno intensificato la concorrenza per attrarre depositi. Tuttavia, con l’aumentare della competizione, la qualità dei bilanci si è deteriorata. Numerosi operatori CeFi hanno registrato significativi disallineamenti tra attività e passività, si sono appoggiati pesantemente sui propri token di governance per rinforzare i bilanci e hanno allentato i criteri di valutazione, soprattutto riguardo agli haircuts e ai rapporti loan-to-value.
Questa fragilità è emersa con chiarezza nel secondo trimestre del 2022, quando il crollo dello stablecoin TerraUSD (UST) e del fondo hedge Three Arrows Capital (3AC) ha provocato perdite diffuse. Prestatori CeFi di rilievo, tra cui Celsius, Voyager, Hodlnaut, Babel e BlockFi, si sono trovati nell’impossibilità di soddisfare le richieste di prelievo entrando in fallimento. Questo ha comportato la cancellazione di miliardi di dollari in asset dei clienti. Le analisi successive, sia da parte di organismi regolatori che giudiziari, hanno evidenziato problemi tipici: garanzie insufficienti, gestione del rischio inadeguata e scarsa trasparenza nelle esposizioni reciproche tra aziende. Un rapporto del 2023 sugli accadimenti di Celsius ha rilevato una strategia aziendale che, pur presentandosi come sicura e trasparente, aveva invece erogato prestiti ingenti, non garantiti o scarsamente collateralizzati, mascherando perdite e operando in modo simile a uno schema di tipo “Ponzi”.
Da allora, il settore ha subito una profonda ristrutturazione. I prestatori CeFi rimasti in attività hanno generalmente lavorato per potenziare la gestione del rischio, implementare requisiti più rigorosi per il collaterale e stringere le politiche riguardanti la riutilizzazione delle garanzie (rehypothecation) e le esposizioni tra enti. Nonostante ciò, il settore rappresenta oggi solo una frazione della sua dimensione precedente, con volumi di prestito circa al 40% del picco toccato nel 2021. Al contrario, i mercati creditizi DeFi continuano a mostrare dinamiche e tendenze connotate da una maggiore innovazione e diversificazione.
Secondo l’indagine condotta da Galaxy Research, il segmento della finanza centralizzata (CeFi) mantiene comunque un ruolo importante accanto alla finanza decentralizzata (DeFi).
La criptovaluta si è sempre distinta per il suo spirito di trasparenza on-chain e decentralizzazione, tuttavia è improbabile che la CeFi scompaia del tutto. Dopo la crisi, il mercato è diventato più concentrato, con poche realtà come Galaxy, FalconX e Ledn che gestiscono la maggior parte dei prestiti in essere. Molti investitori istituzionali continuano a preferire operare con controparti finanziarie autorizzate e consolidate.
Per queste entità, le preoccupazioni legate al contrasto al riciclaggio di denaro (AML), al processo di identificazione del cliente (KYC), ai vincoli derivanti dall’Office of Foreign Assets Control (OFAC) e ai rischi regolatori rendono il prestito diretto da certi pool DeFi poco praticabile o addirittura vietato.
Di conseguenza, il settore dei prestiti CeFi è previsto in crescita nei prossimi anni, seppur con un ritmo più contenuto rispetto alla DeFi. I due ecosistemi dovrebbero evolvere parallelamente: DeFi offre trasparenza e modularità, mentre CeFi garantisce chiarezza normativa e sicurezza istituzionale.
Gregory Mall, Chief Investment Officer di Lionsoul Global, ha commentato questo trend.
L’integrazione delle securities tokenizzate nel sistema finanziario nazionale
È stata posta attenzione sull’integrazione delle securities tokenizzate da parte di Nasdaq all’interno del mercato nazionale esistente e sulle relative tutele per gli investitori.
L’introduzione segna una svolta significativa, soprattutto per gli investitori retail meno coinvolti nella finanza tradizionale. Le blockchain diventano sempre più scalabili, e la prospettiva di casi d’uso efficienti e componibili nella finanza decentralizzata per le securities tokenizzate è molto promettente.
Incorporare questi asset nel settore finanziario tradizionale favorirà una maggiore trasparenza rispetto ai sistemi legacy. Basti pensare che il mercato globale delle attività tokenizzate raggiungerà circa 30 miliardi di dollari quest’anno, rispetto ai soli 6 miliardi del 2022.
Questo si traduce in una distribuzione più ampia: un piccolo investitore in aree remote degli Stati Uniti potrebbe ottenere rendimenti tra il 5 e il 7% su azioni tokenizzate senza necessità di intermediari tradizionali. La transizione dalla finanza tradizionale alla DeFi dimostra come le blockchain possano ottimizzare i processi offrendo maggiore trasparenza e inclusività.
Questa evoluzione non è solo una novità tecnologica, ma rappresenta un reale potenziale per aiutare più persone a costruire patrimonio tramite strumenti digitalizzati e intelligenti che livellano le opportunità.
Di seguito, alcune domande poste a un esperto sui possibili impatti di queste innovazioni.
Q. Quali sono gli ostacoli che gli investitori potrebbero incontrare se la Securities and Exchange Commission (SEC) approvasse la proposta di Nasdaq per il trading di securities tokenizzate?
L’esperto risponde:
“Non sarà un percorso semplice. Le sfide tecniche saranno significative e impatteranno sui tempi e sull’esperienza utente. Integrare infrastrutture blockchain con sistemi legacy è complesso e influenzerà i primi adottanti e la disponibilità iniziale di liquidità.
Inoltre, gli investitori avranno bisogno di indicazioni regolamentari chiare, soprattutto riguardo ai diritti connessi ai token, come cedole e diritto di voto. L’introduzione di nuove tecnologie richiede un’attenzione rigorosa alla sicurezza, dato l’aumento del 25% degli attacchi informatici annuali e i numerosi episodi di rilievo nel mondo blockchain, aspetto che dovrebbe essere prioritario anche per Nasdaq.
Tutti questi problemi sono comunque risolvibili, quindi non considero la situazione preoccupante.”
Q. Nasdaq ha evidenziato che il trading di azioni tokenizzate in Europa suscita preoccupazioni poiché gli investitori accedono a titoli statunitensi senza possedere azioni reali. Come può la proposta di garantire “diritti e privilegi materiali identici a quelli dei titoli tradizionali della stessa categoria” tutelare gli investitori?
La risposta dell’esperto:
“In questo caso stiamo parlando del diritto ad accedere a tutte le prerogative delle securities tradizionali — diritto di voto, dividendi e partecipazione al capitale. In Europa è già possibile acquistare titoli senza godere di diritti completi, una situazione paragonabile al possesso di un NFT esclusivo ma privo dei benefici associati, come l’accesso a comunità o opportunità imprenditoriali.
Nasdaq mira a evitare che gli investitori siano svantaggiati, offrendo asset completi, non versioni limitate. Il potenziale è entusiasmante: si tratta di avere azioni a tutti gli effetti con trading 24/7, commissioni inferiori e tempi di regolamento molto più brevi.”
Lynn Nguyen, CEO di Saros, ha espresso commenti positivi in merito a queste prospettive.