I servizi cloud corrono trainati dalla sovranità del dato e l’AI

virtual private cloud, dovuta all’esigenza di maggiore controllo e sovranità sui dati da parte della pubblica amministrazione e delle imprese, a cui si affianca l’impulso generato dall’intelligenza artificiale. Anche per il 2026 si prevede una crescita analoga, intorno al 20%.

Nel contesto europeo, il mercato del cloud raggiungerà quest’anno un valore di 112 miliardi di euro, con un aumento del 20% rispetto al 2023. Questi dati emergono dalla quindicesima edizione dell’Osservatorio Cloud Transformation della School of Management del Politecnico di Milano, presentata durante il convegno «Cloud tra intelligenza artificiale e sovranità: strategie e politiche industriali per un nuovo ecosistema digitale».

Alessandro Piva, direttore dell’Osservatorio Cloud Transformation, ha sottolineato:

“Quasi il 90% del mercato cloud europeo è dominato dai grandi hyperscaler statunitensi e da provider extracomunitari. Questo dato riaccende il dibattito sulla sovranità digitale e sulla capacità del Vecchio Continente di mantenere competitività e resilienza in uno scenario geopolitico sempre più complesso.”

Analizzando il mercato nazionale, il segmento del cloud privato fa registrare un +23%, toccando quota 1,35 miliardi di euro, spinto dalla necessità di un maggior controllo e dalla diffusione delle soluzioni di cloud sovrano. La data center automation cresce del 12%, raggiungendo i 950 milioni, segno di un processo continuo di ammodernamento delle infrastrutture on-premise.

La pubblica amministrazione svolge un ruolo determinante, partecipando attivamente con i progetti di migrazione definiti dalla Strategia Cloud Italia e dal Polo Strategico Nazionale, confermando l’importanza della nuvola digitale per la resilienza del settore pubblico.

La componente trainante nella domanda complessiva è rappresentata dal public & hybrid cloud, con una spesa che si attesta a 5,8 miliardi di euro, con un incremento del 21%. All’interno di questo segmento si distinguono:

Infrastructure as a Service (IaaS), che raggiunge i 2,6 miliardi (+23%) e rappresenta il 45% della spesa complessiva, con una forte domanda di Virtual Machine per ambienti di sviluppo e produzione, oggi essenziali anche per applicazioni di intelligenza artificiale;

Software as a Service (SaaS), che cresce del 19% raggiungendo i 2,2 miliardi grazie all’adozione di soluzioni di sicurezza, analisi dei dati e all’integrazione di funzionalità AI nelle piattaforme aziendali;

Platform as a Service (PaaS), il cui valore supera per la prima volta il miliardo (+21%), grazie alla diffusione di API e servizi dedicati a modelli generativi.

Il Ruolo delle Piccole e Medie Imprese

Per le piccole e medie imprese italiane, l’adozione del cloud rimane stabile al 67%, ma cresce la spesa complessiva nel settore Public & Hybrid Cloud, che raggiunge i 690 milioni di euro con un aumento del 18%. Le aziende che hanno già implementato soluzioni cloud tendono a estenderne l’uso, soprattutto per servizi legati alla sicurezza e per infrastrutture applicative.

Si evidenzia una diminuzione delle aziende che adottano un approccio cloud first, passate dal 39% al 32%. Parallelamente, si rafforza l’attenzione verso la sicurezza e la conformità normativa: il 72% delle imprese ha avviato progetti di cybersecurity e gestione dei rischi informatici, mentre il 39% ha concentrato i propri sforzi sull’adeguamento alle nuove direttive europee come la direttiva NIS2, il Digital Operational Resilience Act (DORA) — un regolamento UE finalizzato a rafforzare la sicurezza informatica e la resilienza operativa di istituzioni finanziarie come banche, assicurazioni e imprese di investimento — e l’ancora più recente AI Act.

Stefano Mainetti, responsabile dell’Osservatorio, ha spiegato:

“Il 2025 rappresenta una tappa fondamentale: il cloud non è più solo uno strumento per costruire o modernizzare i sistemi informativi, bensì un asset strategico di innovazione e competitività. Tuttavia, è imprescindibile realizzarlo mantenendo pieno controllo su applicazioni e dati, dando così vita al concetto di ‘cloud sovrano’.”

L’ultimo rapporto scientifico dell’Osservatorio Cloud Transformation rileva un aumento della consapevolezza delle aziende riguardo all’adozione di soluzioni cloud, riflettendosi in un approccio più selettivo verso questa tecnologia. Attualmente, il 46% delle grandi organizzazioni ha adottato strategie cloud ibride e specifiche, valutando con attenzione quali carichi di lavoro trasferire al cloud e quali mantenere internamente, segnando un incremento di 10 punti percentuali rispetto all’anno precedente.

Le operazioni di repatriation, ovvero il ritorno di servizi precedentemente migrati al cloud verso infrastrutture interne, rimangono marginali, con una diffusione inferiore al 5%. Tuttavia, l’interesse verso queste pratiche è in crescita, coinvolgendo ormai il 35% delle grandi aziende.

Dipendenza Europea dagli Hyperscaler

L’Osservatorio sottolinea un aspetto critico: la dipendenza dell’Europa dai principali hyperscaler come Amazon Web Services (AWS), Microsoft Azure o la Google Cloud Platform (GCP). Questi fornitori erogano servizi di cloud computing su larga scala utilizzando data center hyperscale distribuiti a livello globale. Per affermarsi come un vero e proprio “continente dell’Intelligenza Artificiale”, l’Europa necessita di politiche industriali comuni, di filiere digitali integrate a livello continentale e di sinergie efficaci tra i grandi attori globali e l’ecosistema europeo, così da bilanciare la regolamentazione con la competitività del settore.

Cloud e Intelligenza Artificiale: Un Binomio Strategico

Il cloud si conferma come l’infrastruttura fondamentale per lo sviluppo e la diffusione dell’Intelligenza Artificiale (AI). Nel 2025, si prevede che il 25% delle grandi imprese utilizzerà API di AI-as-a-Service, mentre il 23% adotterà applicazioni AI già pronte all’uso, e il 16% si affiderà a piattaforme per sviluppatori dedicate all’AI.

Tuttavia, solo il 30% delle aziende affida i propri progetti di intelligenza artificiale esclusivamente al Public Cloud. La maggioranza preferisce infatti soluzioni “private” o on-premise per mantenere un maggiore controllo sui dati e garantire il rispetto delle normative di conformità.



Author: Tony
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